Pubblicato da: max | ottobre 20, 2018

L’ultimo metrò

Le stazioni hanno sempre troppe voci,
nascondono silenzi senza crepe.
Io ne ho abbastanza degli addii,
non mi commuove più
nessun ritorno. Preferisco
le false partenze, le strette di mano,
le lettere che non arrivano.
Preferisco confonderti tra la folla,
perdere di vista il colore della tua giacca.
Preferisco non sapere l’ora e il giorno
del tuo ritorno. Perché i tuoi occhi
non sono feroci come i suoi.
Se non possono avere la sua condanna,
non mi interessa nessuna
delle tue imperdibili vie di fuga.

Carmen Gallo

In sottofondo: “Low” – Lenny Kravitz

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Pubblicato da: max | ottobre 18, 2018

Pelle a pelle

Pelle a pelle quando poi il desiderio
si quieta – appagato –
il mio capo sul suo petto
le sue braccia attorno al mio corpo
a farmi spazio quando l’uno
è perfetto nel due che siamo dopo
perché una sola carne si diventa a poco a poco
– senza sacramento.

Lucianna Argentino

In sottofondo: “Nothing Can Come Between Us” – Sade

Pubblicato da: max | ottobre 16, 2018

A scoppio ritardato

Vedi dall’alto l’uomo della porta accanto,
da una finestra al piano di sopra, e ti ricorda
il tuo ex: anche lui ha la chierica,
questo lo avevi dimenticato. Visti dal basso
non si somigliano affatto. La prossima volta che parli
con l’uomo della porta accanto, sarà un sollievo
scoprire che non sei attratta da lui.

Dopo una settimana incontri il tuo ex
a una festa, dopo più di un anno che non lo vedi.
Ti fa venire in mente (ma solo un poco)
l’uomo della porta accanto. Ha la stessa pancetta
del tuo vicino prima che facesse quella dieta.
Ti ricordi di quanto lo detesti.

Si comporta come se gli facesse piacere vederti.
Quando vai via (un po’ prima
di quanto avessi pensato, per scappare)
ti dà un tipo di bacio che non è d’uso tra vicini
e dice che ti chiamerà. E sembra deciso a farlo.
Che strano! Ma è un vero sollievo
scoprire che non sei attratta da lui.

O forse lo sei? Altrimenti perché
quel nonsoché improvviso, una volta fuori
all’aria? Perché mai le tue gambe saltellano
allegre lungo il marciapiedi?
Cosa ti sarà mai venuto in mente?
Torni a casa maledicendo la chimica.

Fleur Adcock

In sottofondo: “Love you anymore” – Michael Bublé

Pubblicato da: max | ottobre 15, 2018

Io guardo spesso il cielo

Io guardo spesso il cielo. Lo guardo di mattino nelle
ore di luce e tutto il cielo s’attacca agli occhi e viene a
bere, e io a lui mi attacco, come un vegetale
che si mangia la luce.

Mariangela Gualtieri

In sottofondo: “Ma il cielo è sempre più blu” – Rino Gaetano

Pubblicato da: max | ottobre 13, 2018

Vorrei attardarmi in te

Vorrei attardarmi in te ancora un poco
capire la distanza tra il battito e il respiro
dominare, per condurre a metro
l’aritmia tua tra vena e fiato.
La forza misurata, compassata
di chi lacerando ama.

Carmen Gallo

In sottofondo: “Girls Like You” – Maroon 5

Pubblicato da: max | ottobre 12, 2018

L’equlibrista dell’oblio

Amami, ti dico amami
nel notturno abbraccio del silenzio,

amami
e taci come fa l’amore,

tu che sei quello, anche quando taci.

Sfiorami, ti dico sfiorami,
che dolce brusio sei
nell’aprire di petali e non
sfiorarmi di ali,
di miele sfiorami;

il palmo sfiorami,

nascere come il seme
che sfiorando posi.

Guardami, ti dico guardami
spaurito guardami

che piano
nuda
schiudo

anche l’anima.

Coprimi, ti dico coprimi
lentamente coprimi

e sudami,

di sale e ventre sudami
di pace e smania sudami
di torso, bronzo, penombra
sudami

coprimi, stenditi e
coprimi.

Pensami, ti dico pensami
nel chiarore pensami

linea che sfugge e non,
che ieri ancora,

pensami, domani pensami.

Zingonia Zingone

In sottofondo: “Saturday in the park” – Chicago

Pubblicato da: max | ottobre 10, 2018

La memoria delle mani

Oggi le mani sono la memoria.
L’anima non ricorda, è addolorata
da tanto ricordare. Ma nelle mani resta
il ricordo di quello che hanno stretto.

Ricordo di una pietra
che era lì accanto ad un ruscello
e che distratti abbiamo preso
senza renderci conto della nostra fortuna.
Il suo aspro peso però
ci fa sentire che infine cogliemmo
il frutto più incantevole dei tempi.
Sa di tempo
il peso di una pietra tra le mani.
In una pietra c’è
la pazienza del mondo, maturata piano piano.
La somma incalcolabile
di giorni e di notti, sole e acqua
che costò questa forma grezza e dura
che non sa accarezzare e che accompagna
soltanto col suo peso, oscuramente.
E’ sempre stata quieta,
senza cercare, chiusa
in una volontà densa e costante
di non volare come la farfalla,
di non essere bella come il giglio,
preservando da invidie la purezza.
Quanti gigli slanciati, quante gracili
libellule sono morte, lì, al suo fianco,
in tante corse per la primavera.
Lei seppe invece attendere senza chiedere nulla
oltre all’eternità del suo essere puro.
Avendo rinunciato al petalo e al volo
è viva e mi dimostra che un amore
deve starsene forse quieto, starsene quieto,
mollare le ali false della fretta
e così debellare la sua morte.

Ricordano anche, le mie mani,
la testa amata che hanno avuto tra le loro palme.
Nulla è più misterioso in questo mondo.
Le dita riconoscono i capelli
lentamente, uno ad uno, come foglie
del calendario: sono ricordi
di altrettanti, ugualmente innumerevoli
giorni felici, docili
all’amore che li rivive.
Ma palpando la forma inesorabile
che al di là della carne ci resiste,
le palme restano del tutto cieche.
Non sono carezze, no, ciò che ripetono
passando e ripassando sopra l’osso:
sono domande senza fine, infinite
angosce divenute un toccarsi focoso.
E non hanno risposta: un sospetto
che tutto si dilegui e che ci sfugga
quando noi lo stringiamo tra le mani
ci sale dal calore di quella fronte.
La testa ci si affida. È l’assoluto affidarsi?
Lo insinua il peso sulle nostre mani,
le dita questo credono,
e vogliono convincersi, e palpano, palpano.
Però una voce oscura oltre la fronte
– la nostra o la sua fronte? –
ci dice che il mistero più lontano,
essendo lì vicino, non si tocca
con la carne mortale, con cui lì
cerchiamo, sulla punta delle dita,
la presenza visibile.
Tenendo la testa in quel modo
non si sa nulla, nulla se non
che il futuro sta decidendo
o per la nostra vita o per la nostra morte,
dietro le povere mani ingannate
dalla bellezza di ciò che sorreggono.
Tra delle mani cieche
che non possono sapere. La cui unica fede
sta nell’essere buone, in far carezze
senza stancarsi e vedere se ottengono,
quando la testa amata torni a vivere
di nuovo sulle proprie spalle,
ed appaia che nulla gli resti tra le palme
la gloria di non essere mai vuote.

Pedro Salinas

In sottofondo: “Mane e mane” – Enzo Avitabile

Pubblicato da: max | ottobre 9, 2018

Non ti perderò per sempre

Non ti perderò per sempre,
avrò per te, lo sai, un dolore calmo,
un abbraccio inconsueto, un sogno
mai concluso.

Non ti cercherò tra le ombre,
mi stupirò, semmai, del tuo
silenzio, quando un’eco smarrita
di memoria riporterà quel tuo
gioco di labbra.

Io resto. Sulle colline il grano già
matura, ruba la luce al tramonto,
chino il capo, alle mie spalle gocciola
un respiro.

Mi volto, quasi a cercare la tua assenza,
vedo quel vento smuovere le spighe,
spingo avanti il mio passo e dentro il petto
tintinna il suono
della tua cavigliera.

Umberto Crocetti

In sottofondo: “Per uno come me” – Negramaro



Per uno come me
c’è un’altra come te
che sogna ancora le montagne
che parla piano ad un gigante
che abbassa gli occhi e dice
io rimango in superficie
che vado a fondo in un istante
sono di piombo le mie gambe a volte sai
basterebbe poi dirsi
che va bene anche così
senza incontrarsi
l’importante è che tu sappia
che almeno noi in questa galassia
siamo due punti sì lontani
ma equidistanti
come due stronzi

amami anche se non mi conosci
ti prego amami anche se siamo nascosti
amami senza dovermi cercare
senza sapere da che parte stare
resta nel mondo in cui tu vuoi invecchiare
io verrò a prenderti

per una come te
lo sai c’è un altro come me
che pensa solo e sempre al mare
come la fuga più ideale
che crede sia speciale
basta sapere improvvisare
per non doversi poi aspettare
come previsto quel finale
e allora sai
che ne dici se adesso
ci sfioriamo lo stesso
senza toccarci
tu chiudi gli occhi

amami anche se non mi conosci
ti prego amami anche se siamo nascosti
amami senza dovermi cercare
senza sapere da che parte stare
resta nel mondo in cui tu vuoi invecchiare
Io verró a prenderti

Amami anche se non mi conosci
ti prego amami anche se siamo nascosti
amami senza paura del mare
senza respiri più da trattenere
amami e basta senza più sapere se verrò a prenderti lì
e io verrò a prenderti lì

amami, anche se non mi conosci
ti prego amami
anche se siamo nascosti

amami senza paura del mare
senza respiri più da trattenere
amami e basta senza più sapere se verrò a prenderti lì

Pubblicato da: max | ottobre 7, 2018

Attracca nel porto largo

Attracca nel porto largo
delle mie cosce lui – nave ammiraglia
sbarca nella voglia che dalle sue mani
supplica la mia pelle,
lui che abbracciandomi
abbraccia la mia vita e la mia morte.
È l’elemento assorbente
– lo zero gravido d’infinito –
poi mi penetra e apre radure
tra il mio corpo e la mia anima,
crea un luogo che non è dell’uno
né dell’altra.

Lucianna Argentino

In sottofondo: “She’s On My Mind” – JP Cooper

Pubblicato da: max | ottobre 3, 2018

La lontananza

Questo aroma di te
sale?
Scende?
Viene da te?
Da me?
In che altro mi dovrei trasformare?
Che altro di me
dovrei essere
per sapere
vedere
i frammenti di mondo che in silenzio unisci?
Così bruci distanze?
Mi restituisci al mio animale?
Così mi dai grandezza
o corpo che invadi con la tua assenza?
Con il tuo sguardo che non tornerà al tuo occhio
già febbre senz’altro padrone che il cammino?
Sei qui
è come dire
tutto è qui
il vuoto e l’unione
e tu
e la disordinata solitudine.

Juan Gelman

In sottofondo: “Noi casomai” – Tiromancino



Sei tutto quello che non mi aspettavo
sei quella che aspettavo io da tempo
riempi la distanza da chi non sarò mai
tra le disfatte e tutti i miei vorrei
e spero solo che non finirà
sei la destinazione che mi corre in contro

Chissà, chissà
se noi casomai ci riconosceremo
anche più in là
chissà, chissà
come sarà
trovarsi non è mai per caso
per questo amore
non ti farò andar via

Ripenso a quando ero rimasto solo
per un motivo che io non ho mai capito
sentivo di essere inciampato nel destino
poi sei arrivata tu e mi hai sorriso
ad occhi chiusi andiamo verso il mondo
vivendoci la gioia del momento

Chissà, chissà
se noi casomai
ci riconosceremo
anche più in là
chissà, chissà
come sarà
trovarsi non è mai per caso
per questo amore
non ti farò andar via

Io credo che il segreto
è respirare mentre tutto va come deve andare
troppe parole non servono a niente
ma un’esplosione nel cuore cura la mente
perchè un abbraccio è come guardarsi dentro
perchè pelle su pelle io mi perdo
e andare via da noi vuol dire strapparsi
guardare i nostri pezzi sparsi tra i passi

Chissà, chissà
se noi casomai
ci riconosceremo
anche più in là
chissà, chissà
come sarà
trovarsi non è mai per caso
per questo amore
non ti farò andar via

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