Pubblicato da: max | aprile 19, 2019

Considera chi siamo e cosa no

Considera chi siamo e cosa no.
Cosa non più, diresti tu
correggendomi sottovoce
e cosa volevamo diventare.
Speculari, pronosticavi.

Adesso però considera lo strano
e notevole ruolo della mano
nel discorso. Sei sempre solo tu
a mimare cronofasi e ferite
nella nostra cronologia.

Antonio Riccardi

In sottofondo: “Quelli che restano” – Elisa e Francesco De Gregori



È che mi chiedevo se la più grande fatica è riuscire a non far niente
A lasciare tutto com’è fare quello che ti viene
E non andare dietro la gente
È che mi perdevo dietro a chissà quale magia
Quale grande canzone in un cumulo di pietre
Sassi più o meno preziosi
E qualche ricordo importante che si sente sempre
È che mi lasciavo trascinare in giro dalla tristezza
Quella che ti frega e ti prende le gambe
Che ti punta i piedi in quella direzione opposta
Così lontana dal presente
Ma noi siamo quelli che restano
In piedi e barcollano su tacchi che ballano
E gli occhiali li tolgono e con l’acceleratore fino in fondo
Le vite che sfrecciano
E vai e vai che presto i giorni si allungano
e avremo sogni come fari
Avremo gli occhi vigili e attenti
E selvatici degli animali
È che mi voltavo a guardare indietro e
indietro ormai per me non c’era niente
Avevo capito le regole del gioco
E ne volevo un altro
Uno da prendere più seriamente
È che mi perdevo dietro chissà quale follia
Quale grande intuizione tra piatti sporchi e faccende
Tra occhi più o meno distanti
E qualche ricordo importante che si sente sempre
Ma noi siamo quelli che restano
In piedi e barcollano su tacchi che ballano
E gli occhiali li tolgono e con l’acceleratore
Fino in fondo le vite che sfrecciano
E vai e vai che presto i giorni si allungano e avremo sogni come fari
Avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici degli animali
E più di una volta e più di un pensiero
È stato così brutto da non dirlo a nessuno
Più di una volta sei andato avanti dritto
Dritto sparato contro un muro
Ma ti sei fatto ancora più male aspettando qualcuno
Ma ti sei fatto ancora più male aspettando qualcuno
Siamo quelli che restano in piedi e barcollano su tacchi che ballano
E gli occhiali li perdono e sulle autostrade
Così belle le vite che sfrecciano
E vai e vai che presto i giorni si allungano e avremo sogni come fari
Avremo gli occhi vigili e attenti
E selvatici e selvatici selvatici
Siamo quelli che guardano una precisa stella in mezzo a milioni
Quelli che di notte luci spente e finestre chiuse
Non se ne vanno da sotto i portoni
Quelli che anche voi chissà quante volte
Ci avete preso per dei coglioni
Ma quando siete stanchi e senza neanche una voglia
Siamo noi quei pazzi che venite a cercare
Quei pazzi che venite a cercare
Quei pazzi che venite a cercare
Quei pazzi che venite a cercare

Pubblicato da: @riel | marzo 8, 2019

Ma lei

Lei non vive che per la sua forma
Lei ha la forma di uno scoglio
Lei ha la forma del mare
Lei ha i muscoli di un rematore
Tutte le spiagge la plasmano

Le sue mani si aprono su una stella
I suoi occhi nascondono il sole
Un’acqua lavata il fuoco bruciato
Calma profonda calma creata
Che incarna l’alba e il tramonto

Per averne conosciuto il fondo
Io servo la forma dell’amore
Non è mai la stessa
Servo dei ventri e delle fronti
Che si cancellano e si trasformano

Fresca stagione calda promessa
Lei è alla misura dei fiori
E delle ore e dei colori
Livello di forza e di debolezza
Lei è la mia perdita di coscienza

Ma io rifiuto il suo inverno.

Paul Éluard

In sottofondo: “L’ultimo ostacolo” – Paola Turci

Pubblicato da: max | marzo 7, 2019

A volte ci si protegge dall’amore

A volte ci si protegge dall’amore
con un altro amore, dalle onde
stando con la testa sotto l’acqua.

Dal dolore si passa facendosi sottili
come una luce d’alba che subito finisce.

Stefano Raimondi

In sottofondo: “Energy flow” – Ryuichi Sakamoto

Pubblicato da: max | marzo 5, 2019

Gli specchi

Coscienze a mano le chiamò Stevenson.
La sua luce è d’acqua e argento, ed è oscura:
sorella della luna malinconica.
Li hanno le ragazze
come laghi di neve nelle loro camere
e a volte prigionieri nelle borsette.
Dicono che il tempo passa e sono ingrati
dopo quelle notti che valgono una vita.
Odorano di marmo lugubre
e sono resti di un mondo che abbiamo perduto,
di un mondo distrutto che ci guarda.

Felipe Benìtez Reyes

In sottofondo: “Song for the ladies” – Najee

Pubblicato da: max | marzo 4, 2019

Ti recai lo stupore d’un ritorno

Ti recai lo stupore d’un ritorno
tardivo, nel quale non credevi:
troppo lunga l’attesa. Da un paese
straniero recavo, straniero
io stesso, temesti,
nuove menzogne e lacrime.

Ma no, cara, sognavo
la quieta forma delle braccia
tue, la bianca tua mano… Se tessevo
anch’io tele d’inganni, se provavo
gli altri e me stesso al gioco multiforme
della vita non era per capriccio.
Qui, amore, il rondone,
volando addormentato sopra cumuli gonfi
di nuova pioggia, qui tornava, al nido
di primavera.

Poi la tua, la nostra
stagione ci vinse. Spendemmo
senza risparmio tutti i nostri giorni,
lieti di farlo e fu dolce la notte
scivolare nel sonno come ladri
dopo il furto d’amore. Quanto tempo
ci fu negato (e forse ci negammo)?
Di quanto ci restò non fummo avari.

Così l’amore, il nuovo, il ritrovato
nostro amore quietò le vecchie smanie
mie d’avventura. L’ordine,
la preziosa abitudine fu il vanto
della nostra vecchiaia, fu la gloria
che ancora posso offrirti, oggi, domani.

Camillo Fonte

In sottofondo: “E così sia” – Negramaro

Pubblicato da: max | marzo 3, 2019

Con la morbida lingua

Il mio uomo sta nudo
mentre legge sul letto.
Sessanta anni
più sei
ha quest’uomo.
Eppure
è cariatide seduta
che il tempio sfiora
come sfiora la pietra
e che
nel mio sguardo
gli lecca
la pelle.

Marina Colasanti

In sottofondo: “Cosmic girl” – Jamiroquai

Pubblicato da: max | marzo 2, 2019

Partenza

C’è una sera che scende,
a nessun’altra uguale,
sui campi avanza, e lumi non accende.

Di seta sembra da lontano, pure
quando t’avvolge le ginocchia e il petto,
non è per confortare.

L’albero che saldava terra e cielo
dov’è fuggito? Qui sotto le dita
cosa c’è, che non posso percepire?

Qual è il peso che grava le mani?

Philip Larkin – Traduzione di Silvio Raffo

In sottofondo: “Twilight” – Joe McBride

Pubblicato da: max | febbraio 26, 2019

It´s My Life

Se potessi comprare la mia ragione, pagherei per perderla.

Pubblicato da: max | febbraio 25, 2019

Bellezza nascosta

E sta appassendo la cassa delle rose;
non c’è chi le rubi e le porti al sentiero.
Una nube di profumo ci si spezza in mano
mentre qualcosa muore e nasce nel contempo.

Si annullò l’incontro con quella fragranza
così pura, invisibile, quel ramo di brezza
che non odora di niente
e che accumula in sé tutto l’amore del mondo.

Ci sono cose inesistenti, che però esistono
allegria, nostalgia, fronda mai piantata,
bellezza nascosta che fu solo un palpito.

Ernestina De Champourcin

In sottofondo: “Don’t speak” – No Doubt

Pubblicato da: max | febbraio 21, 2019

Arrivo là dove sono straniero

Niente è così precario come il vivere
Niente è come l’essere passeggero
È un po’ come per il ghiaccio fondere
E per il vento esser leggero
Arrivo e sono in terra straniera
Un giorno stai passando la frontiera
Da dove vieni e dove andare speri
Che importa domani e che importa ieri
Il cuore cambia come il cardo muta
Niente è scontato la rima è perduta
Sulla tua tempia col dito passa
Con i tuoi occhi l’infanzia sfiora
Meglio se lasci la lampada bassa
Meglio la luna più a lungo ancora
Il giorno pieno si fa vecchio ora
D’autunno gli alberi sono stupendi
Ma il fanciullo com’è diventato
Ti stai osservando e ti sorprendi
Di questo viaggiatore ignoto
Del suo viso e del suo piede nudo
Poco a poco tu diventi silente
E tuttavia non abbastanza rapido
Per non sentire che sei differente
E sul te stesso dei giorni andati
Sentir la polvere del tempo caduta
È lungo invecchiare a conti fatti
La sabbia che ci sfugge fra le dita
È come un’acqua gelida montante
È come una vergogna ingigantita
La pelle che si sta conciando urlante
È lungo essere un uomo una cosa
È lungo rinunciare a tutto quanto
E le trasformazioni non le senti
Che dentro a noi si creano intanto
I ginocchi che si piegano lenti
O mare amaro o profondo mare
Qual è l’ora dei tuoi flussi e riflussi
Quanti anni-secondi devono bastare
Agli uomini per abiurare se stessi
Perché perché tutte queste smorfie
Niente è così precario come il vivere
Niente è come l’essere passeggero
È un po’ come per il ghiaccio fondere
E per il vento essere leggero
Arrivo là dove sono straniero

Louis Aragon – Traduzione di Nino Muzzi

In sottofondo: “Ordinary world – Duran Duran

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