Pubblicato da: max | maggio 4, 2016

Il mio altrove

Elsewhere

Il suo sorriso era un atto di pace
con le brutture della vita,
un tagliente dolore che
annebbiava la mia intelligenza,
colorando il mio sangue fino a farne
inchiostro per le partiture stonate
che scandirono il ritmo dissonante
della mia esistenza.
Il sapore di quei suoi baci
non mi abbandonò per molti giorni
e riempì di fantasmi disperati le mie notti,
una ferita sulla pelle,
una bruciatura,
un marchio a fuoco
E chiudendo gli occhi
ricordavo le mie mani sul suo viso
e le punte delle sue dita
mentre sfioravano le mie labbra
in una danza scandita dal ritmo tribale
del mio cuore intorpidito.
SI! Vivrò in eterno,
in quella parte di cuore
che ti ho donato per sempre

Giovanni Scafoglio

In sottofondo: “Elsewhere” – Sarah Mclachlan



… Io credo che ci sia una distanza
in cui ho vagato
per sfiorare gli anni…
lo so, l’amore è un periodo fuggevole
che scorre come se fosse liquido
Sono ubriaca del mio desiderio…
ma adoro il modo in cui mi sorridi
adoro il modo in cui le tue mani mi raggiungono
e mi tengono stretta …

Pubblicato da: max | maggio 3, 2016

Volo infinibile

Sonnenuntergang in der Drauschleife ©echtkühnblog photo

Vorrei che queste non fossero parole
ma un piccolo testamento del volere.
Non però assimilabile a un lasciarsi andare,
quanto piuttosto una più piena coscienza.
Come la rondine che sigilla il lascito
in un volo infinibile.

**************

Tutto passa, in questa vita. Si avvicendano
anche in noi – sentimenti, abitudini
che credevamo insormontabili, e invece…
tutto trascorre inesorabilmente
ed è bene così. Siamo frecce
puntate verso l’azzurrità. Ce ne andiamo
di viaggio in viaggio, di vecchiaia in vecchiaia
verso una giovinezza che non termina.
Oh certo, nell’andare di volta in volta rimaniamo
un po’ di noi avvinghiati agli affetti
e questo è un doloroso fastidio
ma pure qualcosa di noi deve restare
come traccia del vissuto su questa terra.
Tu non dolertene oltre misura.

Filippo Davoli

In sottofondo: “In volo” – Ludovico Einaudi

Pubblicato da: max | maggio 2, 2016

Diotima

diotima

Ho veduto una sola volta l’unica, colei che la mia anima cercava, e la perfezione che noi collochiamo al di sopra delle stelle, che noi allontaniamo sino alla fine del tempo, questa perfezione l’ho sentita presente. Era là, questo essere supremo, là nella sfera dell’umana natura e delle cose esistenti. Non vi domando più dove essa è: è esistita nel mondo e può tornarvi; vi è soltanto nascosta. Non domando più che cosa sia, l’ho veduta, l’ho conosciuta. O voi, che cercate quanto vi è di più alto e di più perfetto, nella profondità della sapienza, nel tumulto dell’azione, nel buio del passato, nel labirinto del futuro, nelle tombe e al di sopra delle stelle! Conoscete il suo nome? Il nome di ciò che è uno e tutto? Il suo nome è bellezza.

Friedrich Hölderlin

In sottofondo: “La bellezza” – Roberto Vecchioni

Pubblicato da: @riel | aprile 29, 2016

Un sentimento vero

sentimentovero

Un sentimento vero lo cogli soprattutto nell’assenza.
Lo comprendi attraverso la mancanza.
Se sa riempirti comunque la vita, è un legame tra due anime,
superiore al tempo e allo spazio.

Maurizio Diliberto

In sottofondo: ” Almeno un pò” – Francesco Renga

…Voglio stringerti tra le mie braccia
Finché basta e
Finché possa
Farti cancellare almeno un po’ di amarezza…

Pubblicato da: @riel | aprile 21, 2016

L’ultimo bacio

Ultimobacio

Quando tu ritornerai da me
avrò soltanto il tempo
di ridarti indietro il resto
e poi dal resto io non chiedo altro
che aspettarmi da te
l’ultimo bacio
E se tu vorrai riaverlo come per finire
questa nostra storia che sembrava non avesse fine
ed invece è già qui
l’ultimo bacio
sulle tue labbra
E adesso solo adesso sulla fine
proprio adesso come adesso puoi capire
tutto quello che cercavi ora è questo che ti fa fuggire
non ero forse io quello che non sapeva amare
non ero forse io
sempre a sbagliare
Prima o poi si sa la fine è sempre quella ad arrivare
e parlarne credo no, non faccia altro che allontanare
il per sempre che c’è
nell’ultimo bacio
sulle tue labbra
E adesso solo adesso sulla fine
proprio adesso come adesso tu puoi capire
tutto quello che cercavi ora è questo che ti fa fuggire
da me, da te, da noi
E adesso e solo adesso sulla fine
proprio adesso come adesso io so capire
tutto quello che cercavi ora è questo che mi fa fuggire
non credo fossi io quello che non sapeva amare
no, non credo fossi io sempre a sbagliare
Baciami e fino a perderti
baciami
che di fiato ce n’è
per l’ultimo bacio
quest’addio sulla tua bocca non ha poi il sapore
di una storia come tante che sia andata a male
sa di eterno tra noi
l’ultimo bacio

Negramaro

Pubblicato da: max | aprile 21, 2016

I ricordi

ricordi1

I ricordi, un inutile infinito,
ma soli e uniti contro il mare, intatto
in mezzo a rantoli infiniti…

Il mare,
voce d’una grandezza libera,
ma innocenza nemica nei ricordi,
rapido a cancellare le orme dolci
d’un pensiero fedele…

Il mare, le sue blandizie accidiose
quanto feroci e quanto, quanto attese,
e nella loro agonia,
presente sempre, rinnovata sempre,
nel vigile pensiero l’agonia…

I ricordi,
il riversarsi vano
di sabbia che si muove
senza pesare sulla sabbia,
echi brevi protratti,
senza voci echi degli addii
a minuti che parvero felici…

Giuseppe Ungaretti

In sottofondo: “Chi tene ‘o mare” – Pino Daniele ft. Gato Barbieri

Pubblicato da: max | aprile 20, 2016

La sposa di Pigmalione

lasposadipigmalione

Frigida ero, come la neve, l’avorio.
Pensai non mi toccherà,
lo fece.

Mi baciò le labbra di pietra.
Stavo immobile
come morta.
Persistè.
Passò col pollice sui miei occhi di marmo.

Pronunciò
rozze parole dolci, disse cosa avrebbe fatto e come.
Parole terribili
Le mie orecchie erano sculture.
Sorde come pietre, come conchiglie.
Sentivo il mare.
Lo feci annegare.
Lo sentii gridare.

Mi portò regali, sassolini levigati,
campanelline.
Non battei ciglio,
Non aprii bocca.
Mi portò perle, collane e anelli
li chiamava gingilli da bimba.
Mi brancicò con mani appiccicose.
Non mi ritrassi.
Bella statuina, muta!

Mi ficcò le dita nella carne,
strizzò, pigiò.
Non mi ammaccò.
Cercava i segni,
cuoricini viola,
stelle d’inchiostro, livide spie.
Le unghie erano artigli.
Non un frego, un graffio, uno sfregio.
Mi puntellò coi cuscini,
e mi redarguì tutta la notte.
Era ghiaccio il mio cuore, era vetro.
Era ghiaia la sua voce, strideva.
Diceva nero poi bianco.

Così cambiai tattica,
mi riscaldai come cera di candela,
ricambiai i baci,
fui morbida, malleabile,
cominciai a mugolare,
mi feci calda, sfrenata,
mi dimenai, spasimai, smaniai,
implorai un figlio suo,
e nell’orgasmo
urlai come invasata –
tutta scena.

Da allora non l’ho più visto.
Semplice, no?

Carol Ann Duffy

In sottofondo: “True Love” – Jessy J

Pubblicato da: max | aprile 19, 2016

Luoghi comuni

luoghicomuni

Quando l’uomo che avrei sposato
Venne la prima volta a casa mia,
stavo uscendo dal bagno, devastata
da angelismo e carenza. E tuttavia
lui mi guardò con occhi meravigliati
e strinse la mia mano più a lungo
di quanto facciano le persone
che si sono appena conosciute.
Non menzionò mai quel fatto.
Tuttora mi ama con amore
Fatto di lentezza, arrivi improvvisi.
Quando so che verrà,
chiudo la porta perché sia una sorpresa.
L’aprirò come fanno le spose
e le amanti. Il suo nome è:
Salvatore del mio corpo.

Adélia Prado

In sottofondo: “Come as you are” – Chieli Minucci

Pubblicato da: max | aprile 18, 2016

Comunque sia, questo mondo è per te

questomondoeperte

Comunque sia, questo mondo è per te.
Mi sono domandato molte volte
a che serviva, e non serviva a niente,
ma adesso grazie a te ritorna utile.
Fa il conto della merce abbandonata
da Dio e prendila, l’hanno fatta per te
millenni di uomini che non ti conoscevano
ma che cercavano di prefigurare
in templi e tombe di roccia e biblioteche
uno stupore come quello che effondi
quando sorridi e fai fermare il tempo
e tutti ammutoliscono rapiti
e ti alzi e dici, «io me ne vado a letto».
Dormi, al risveglio sarà lì il tuo retaggio:
una città che fu famosa assai,
un fiume sporco cantato dai poeti,
il cinema dove hanno ucciso Giulio Cesare;
e intorno valli, montagne, mari, oceani,
e capitali, e continenti e selve,
e piramidi, e versi, e adoratori
della tua forma esterna o quella interna
e in alto il cielo e il sole e le stelle e la luna
e sulla terra le bestie ubbidienti
a te che infine vieni a giustificare
la loro straordinaria varietà.
È tutto tuo e non finisce mai.

Juan Rodolfo Wilcock

In sottofondo: “Just A Kiss” – Kool & Klean

Pubblicato da: max | aprile 17, 2016

Lettera a un amore finito

letteraaunamorefinito

Un amore finisce com’è cominciato, con una domanda alla quale non si sa dare una risposta:
all’inizio è “Mi sono innamorato di te?” e alla fine è “Ti amo ancora?”
La risposta alla prima domanda è “Sì”, se ci domandiamo se siamo innamorati di una persona conosciuta da poco significa che lo siamo almeno un poco, ma se dopo un anno o venti cominciamo a domandarci “L’amo ancora?” la risposta è quasi certamente “No”.
Perchè quando si ama non si fanno domande, si vive. Le domande presuppongono un dubbio e il dubbio mal s’accorda con l’amore. L’amore per essere tale è incondizionato, perdona tutto all’amato, fino alla follia. L’amore condizionato è il tipico rapporto a due di oggi in quel confine fra affetto ed interessi, è quasi sempre promiscuo, incerto e facilmente espugnabile da un terzo… ossia l’amato.

Lo so, lo so, vi state domandando per chi sto facendo l’Alberoni della situazione, per una donna fratelli, ovviamente… e non ne farò più il nome. Una donna che mi ha scritto a voce alta domandandosi se mi amava ancora:
No tesoro, No amore, tu stai amando sempre di più te stessa e sempre meno quest’uomo che muore. Ti capisco, nulla allontana di più che la sofferenza altrui, niente crea un vuoto altrettanto vasto che l’isolamento, la sconfitta o la malattia intorno a chi come il sottoscritto sta subendo un conto alla rovescia sulla propria testa. Ma chiamandoti per l’ultima volta AMORE, anch’io che ti sono stato così fedele mi distacco da te con tutta l’energia rimasta, poca, quella appena sufficiente a dare un colpo di coda.

Lo so cara, avresti voluto che ti trattenessi, che ti gridassi aiuto, che ti invitassi a non lasciarmi proprio ora, ora che mancano meno di cinque mesi alla mia esecuzione. No, io non amo chi non mi ama, perchè ho capito che è un esercizio sterile e inutile e così come ho passato questi quattro anni di reclusione a ricordarti, così trascorrerò gli ultimi quattro mesi a dimenticarti e farò in modo che il mio vuoto sia il più vertiginoso e violento possibile, affinchè un nuovo pieno, magari in extremis, fosse solo l’istante prima di salire sulla sedia elettrica, mi assista con un colpo di grazia, quello di un nuovo amore.

Grazie comunque piccola, per avermi tolto anche quest’ultima illusione, quella di essere amato da te…

Jack!

Diego Cugia alias Jack Folla dalla trasmissione radiofonica “Alcatraz – Jack Folla un DJ nel braccio della morte”

In sottofondo: “Dimentica” – Raf

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