Pubblicato da: max | gennaio 19, 2015

All’amato me stesso

amatomestesso

Quattro. Pesanti come un colpo.

“A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”.

Ma uno come me dove potrà ficcarsi?

Dove mi si è apprestata una tana?

S’io fossi piccolo come il grande oceano,
mi leverei sulla punta dei piedi delle onde con l’alta marea,
accarezzando la luna.

Dove trovare un’amata uguale a me?
Angusto sarebbe il cielo per contenerla!

O s’io fossi povero come un miliardario.. Che cos’è il denaro per l’anima?
Un ladro insaziabile s’annida in essa:
all’orda sfrenata di tutti i miei desideri
non basta l’oro di tutte le Californie!

S’io fossi balbuziente come Dante o Petrarca…
Accendere l’anima per una sola, ordinarle coi versi…
Struggersi in cenere.
E le parole e il mio amore sarebbero un arco di trionfo:
pomposamente senza lasciar traccia vi passerebbero sotto
le amanti di tutti i secoli.

O s’io fossi silenzioso, umil tuono… Gemerei stringendo
con un brivido l’intrepido eremo della terra…
Seguiterò a squarciagola con la mia voce immensa.

Le comete torceranno le braccia fiammeggianti,
gettandosi a capofitto dalla malinconia.

Coi raggi degli occhi rosicchierei le notti
s’io fossi appannato come il sole…

Che bisogno ho io d’abbeverare col mio splendore
il grembo dimagrato della terra?

Passerò trascinando il mio enorme amore
in quale notte delirante e malaticcia?

Da quali Golia fui concepito
così grande,
e così inutile?

Vladimir Majakovskij

In sottofondo: “A me stesso” – Nesli

Pubblicato da: max | gennaio 18, 2015

Avvolgi i tuoi crucci in melagrana

dovevaicosafai

La luna nello specchio del comò
sembra guardare a mille miglia
(e forse con orgoglio a se stessa
ma senza mai sorridere)
Lontano lontanissimo oltre il sonno,
e forse scambia la notte per il giorno.

Abbandonata dall’Universo,
lo manderebbe volentieri al diavolo,
per poi trovarsi un corpo d’acqua,
o uno specchio, su cui posare.
Perciò avvolgi i tuoi crucci in melagrana
e gettali nel pozzo

in quel momento invertito dove
la sinistra è sempre la destra,
dove in realtà le ombre fanno corpo,
dove restiamo svegli tutta notte,
dove i cieli son tanto bassi quanto
il mare ora è profondo, e tu mi ami.

Elizabeth Bishop da “Miracolo a colazione” – Adelphi ed.

In sottofondo: “Com’è profondo il mare” – Lucio Dalla

Pubblicato da: max | gennaio 17, 2015

Quel che ho dimenticato di dirvi

quelchehodimenticato

Quel che ho dimenticato di dirvi in quell’ultima poesia
se avete prestato un minimo di attenzione
è che l’amavo davvero allora.
La luce marittima negli ultimi versi
poteva sembrare artefatta…
e lo stesso si poteva dire
delle molte lune immaginarie
che ho detto ruotavano sul nostro letto mentre dormivamo,
del cosmo racchiuso dalle pareti della stanza.
Ma la verità è che ci piaceva
fare lunghe passeggiate sulle spiagge ventose,
non le spiagge fra il mare di lei
e la terra simbolica di me,
ma le vere spiagge di conchiglie vuote,
mentre il sole sorge e l’acqua viene avanti e ritorna.

Billy Collins

In sottofondo: “Power Flower” – Stevie Wonder

Pubblicato da: max | gennaio 16, 2015

Sorrisi

G20Australia

Il mondo vuol vedere la speranza sul viso.
Per gli statisti diventa l’obbligo il sorriso.
Sorridere vuol dire non darsi allo sconforto.
Anche se il gioco è complesso, l’esito incerto,
gli interessi contrastanti – è sempre consolante
che la dentatura sia bianca e ben smagliante.

Devono mostrare una fronte rasserenata
sulla pista e nella sala delle conferenze.
Un’andatura svelta, un’espressione distesa.
Quello dà il benvenuto, quest’altro si accomiata.
È quanto mai necessario un volto sorridente
Per gli obiettivi e tutta la gente lì in attesa.

La stomatologia in forza alla diplomazia
garantisce sempre un risultato impressionante.
Canini di buona volontà e incisivi lieti
non possono mancare quando l’aria è pesante.
I nostri tempi non sono ancora così allegri
perché sui visi traspaia la malinconia.

Un’umanità fraterna, dicono i sognatori,
trasformerà la terra nel paese del sorriso.
Ho qualche dubbio. Gli statisti, se fosse vero,
non dovrebbero sorridere il giorno intero.
Solo a volte: perché è primavera, tanti i fiori,
non c’è fretta alcuna, né tensione in viso.
Gli esseri umani sono tristi per natura.
È quanto mi aspetto, e non è poi così dura.

Wisława Szymborska

In sottofondo: “The boxer” – Simon e Garfunkel

Pubblicato da: max | gennaio 15, 2015

Non mi si vuol credere

nonmisivuolcredere

Non mi si vuol credere Non basta
Che io lo scriva con il mio sangue i miei violini le mie
rime]
E siccome non si sa più parlare nella notte il linguaggio
antico dei remi]
Sulle acque sospese
Parlare il dialetto oscuro dell’uomo e della donna
Parlare come l’una all’altra due mani prese
Come lo sgomento della felicità
Come la bocca che ha smarrito ogni parola dissimile dal
bacio]
Come il gemito di non crederci
Come il rifiuto di essere appagato
Oh parola perfetta al di là delle parole
Altitudine del canto tessitura del grido
Arriva un momento in cui la nota tocca le regioni
inaudite]
L’orecchio non sente più la musica così alta
Non mi si vuol credere non si vuole Ho un bel
Dirlo con la primavera e con gli organi
Dirlo con tutte le sillabe del cielo
Con l’orchestra singolare delle cose ordinarie
E la banalità dei sordi alessandrini
Ho un bel dirlo con barbari strumenti
Ho un bel dirlo con un pugno nelle pareti
Ho un bel dirlo come si mette fuoco alle foreste
demaniali]
Ho un bel dirlo come una guerra dichiarata
Come l’inferno che scaturisce da un mangiatore di fuoco
Non mi si vuol credere Si sono fatti
Un’immagine di me a loro immagine forse
Mi vestono del loro superfluo
Mi portano a spasso con loro e arrivano a citare i miei
versi]
In modo da potersene servire
O farli diventare per loro deliziose canzoni
Faccio un po’ parte delle loro relazioni
Nell’attesa di diventare una via
Sono nei dizionari
E nei libri di scuola
Lo scandalo mi è proibito
Ho un bel gridare che ti adoro
E non sono altro che il tuo amante.

Louis Aragon

In sottofondo: “We’re in this Love together” – Al Jarreau

Pubblicato da: max | gennaio 14, 2015

Dov’è che vai e che cosa fai

dovevai

Nella prossima tua dovresti dirmi
dov’è che vai e che cosa fai;
come sono gli spettacoli
e a quali altri piaceri tu ti dai…

…Il tumulto del cuore
insiste a fare domande.
Poi smette e si accinge a rispondere
Nello stesso tono di voce.
Nessuno coglierà la differenza …

Elizabeth Bishop da “Miracolo a colazione” – Adelphi ed.

In sottofondo: “Just the two of us” – Grover Washington Jr

Pubblicato da: max | gennaio 13, 2015

Felice è lo storpio

clochard

Felice è lo storpio, lo zoppo, il matto, il cieco –
Tutti coloro che, emarginati da nascita
Mutilata, con l’umanità debiti più non hanno
Nè si distinguono nella sua scala di valori!
Ma io, che il Fato, non la Natura, mutilò,
E da nessuna esterna vacuità sono esente,
Devo sostenere sguardi d’accusa quando fallisco,
Fissato nella generale orbita dello sprezzo.
Fato, meno di Natura prodigo nel far difetto,
Dando dolore, si mostra non come esterna causa
Mutando la nostra volontà nel fondo dello specchio
Che mostra come in se stesso le azioni del Fato;
Gli uomini, come bimbi, vedendovi l’immagine,
Credono lo specchio la causa e il Fato arbitrio.

Fernando Pessoa

In sottofondo: “Anime salve” – Fabrizio De Andrè

Pubblicato da: max | gennaio 12, 2015

Postille

postille

Il poeta… C. Z.,
stanco della vita mondana,
non sognò più che una mèta:
la vita tranquilla.
E si ritirò
in una sua bellissima villa
in Toscana.
Solo, colla sua servitù,
si rinserrò là dentro
per non uscirne più.

I suoi servitori
vestivano, a festa di dentro,
a lutto di fuori.

A lato del cancello,
al posto del solito cartello
e del solito nome col solito campanello,
vi fece murare, come coi morti s’usa fare,
una lapide bianca, di marmo,
su cui era scritto così:
Qui vive
sepolto
un poeta.
E vi si seppellì.

Ma il giorno seguente
due camerieri
accorron dal loro signore
affannati e stravolti.
– Che c’è?
– Signore!
– Signore!
– Sapete?
– Sapete?
– Che cosa?
– Là fuori, al cancello…
sul marmo ov’è scritto: qui vive,
sapete? Accanto alla parola: poeta…
C’è scritto…
– C’è scritto?
– Una brutta parola signore.
– Sentiamo.
– C’è scritto… imbecille.
– Oh!… Dio…
(Sarà forse passato
un mio compagno antico,
qualche collega, qualche vecchio amico)
Restate tranquilli,
non son che… postille…
– E sotto, piccino, piccino,
c’è scritto: cretino.
– (Ormai giunto alla mèta
non voglion risparmiare
neppure l’ultimo verso
al povero poeta)
Restate tranquilli,
non son che postille,
lo scrivon più o meno a tutti i cancelli
di tutte le ville.
– Signore!
– Signore!
– Avanti, sentiamo.
– In grande su in cima,
vicino a: qui vive, c’è scritto: un pazzo,
e dopo la parola: poeta, c’è scritto: del cazzo.
– Postille! Postille!
– E dopo: coglione,
c’hanno scritto col carbone.
Vivo o morto è lo stesso,
caro poeta,
sarai sempre un fesso.
– (E’ l’eco del mondo dove più non vivo,
Sono i vari pareri sul libro che non scrivo).
Restate tranquilli v’ho detto.
– Nell’angolo in lapis violetto:
Quale insperata mèta!
un manicomio sì grande,
per sì piccolo poeta!
– (Postille al frontespizio
del libro che non scrissi,
dell’ultimo poema
che solamente vissi)
– Buffone!
– Ruffiano!
– Maiale!
– Dopo la parola poeta.
– Benone!
(Mi giungono le voci quassù
come se leggessi il giornale
che non leggo più)
– Stupisci o passeggero!
Per un pazzo solo
Un manicomio intero!
– Questa è la tomba
del poeta bomba.
– E in lapis copiativo…
– E in lapis copiativo?
– Pederasta passivo.
– Ma bene, benone!
– Dovranno lavare col sangue
gl’insulti, i signori passanti!
– Sapremo appostarci e col nostro pugnale
ficcargliela in gola,
ad ognuno,
la propria parola.
– Pianino, pianino ragazzi,
pianino col sangue!
Tenete la chiave dell’armadio grande,
prendete il bacile d’argento
a putti e ghirlande,
(serviva a nettare le labbra e le dita
dei convitati alla fine dei pranzi
quando il poeta era in vita)
dell’acqua, una spugna,
ed ogni mattina,
nella vostra opera di pulizia
il primo lavoro sia quello:
lavare bene bene la lapide al cancello,
senza sgarrare,
non c’è altro da fare.
– Col sangue
dovranno lavarla i passanti!
– Col sangue!
– Mi sembra che l’acqua
sia un lavacro più spiccio,
col sangue, miei cari,
finireste per fare
un curioso pasticcio.
– Vigliacchi! Sfregiare una tomba!
– Insultare un sepolto!
– Lo sanno lo sanno
che sotto quel marmo c’è un morto che ode,
non spunterebbero il lapis con tanto affanno,
o avrebbero lode;
i morti, di solito, li lodano molto
o li lasciano in pace;
prima della parola: sepolto,
là fuori, c’è scritto: qui vive, non giace.

Già i morti di fronte,
giganteschi santi
dai manti turchini
che gli scendono giù ampi
in morbidi inginocchiamenti,
s’apprestano a cingere l’aureola abituale,
e immobili nei loro inchini
aspettano il passaggio del sole.
Tremulano nell’aria
Gli ultimi gorgheggi degli usignoli.
I rami sporgenti dai muricciuoli
scuotono rosei fiori
sulla via bianca polverosa
della campagna silenziosa.
Due servitori in livrea di strettissimo lutto
aprono un grande cancello.
E con spugna e bacile
lavano bene bene un cartello di marmo
dappertutto.
Guardan dipoi su e giù per il viale
a dritta e a manca
prima di rientrare:
“la lapide è bianca,
signori passanti,
la vostra parola ci manca,
avanti! avanti!”

Aldo Palazzeschi

In sottofondo: “Temple of sound” – Roberto Cacciapaglia

Pubblicato da: max | gennaio 11, 2015

Il ritratto di Monica

ilritrattodimonica

Monica è una persona talmente straordinaria che riesce allo stesso tempo a: essere buona madre di famiglia, essere molto elegante, essere dirigente della “Lega Internazionale delle donne inutili”, aiutare il marito negli affari, andare in palestra tutte le mattine, essere puntuale, avere tantissimi amici, organizzare molte cene, andare a molte cene, non fumare, non invecchiare, voler bene a tutti, voler bene a sé stessa, dire bene di tutti, far sì che tutti dicano bene di lei, collezionare cucchiai del XVII secolo, giocare a golf, addormentarsi tardi, svegliarsi presto, mangiare yogurt, fare yoga, amare la pittura astratta, essere socia di tutte le società musicali, essere sempre divertente, essere un bell’esempio di virtù, avere molto successo ed essere molto seria.
Ho conosciuto nella vita molte persone simili a Monica. Ma non sono altro che la sua caricatura. Si scordano sempre o dello yoga o della pittura astratta .
Dietro tutto questo c’è un lavoro duro e senza tregua e una disciplina rigorosa e costante. Si può dire che Monica lavori da sole a sole.
Infatti, per conquistare tutto il successo e tutti i beni grandiosi che possiede, Monica ha dovuto rinunciare a tre cose: la poesia, l’amore e la santità.
La poesia è offerta a ogni persona solo una volta e l’effetto della negazione è irreversibile. L’amore è offerto raramente e, colui che lo nega alcune volte, non l’incontrerà mai. Invece la santità è offerta a ogni persona ogni giorno e per questo coloro che rinunciano alla santità sono obbligati a ripetere la negazione tutti i giorni.
È questo che obbliga Monica ad osservare una disciplina severa. Come si dice al circo: “ogni distrazione può causare la morte dell’artista”. Monica non ha mai avuto distrazioni. Tutti i suoi vestiti sono ben scelti e tutti i suoi amici sono utili. Come uno strumento di precisione, misura il grado di utilità di tutte le situazioni e di tutte le persone. E come un cavallo ben addestrato, salta senza toccare gli ostacoli e supera tutti i percorsi. Per questo le va tutto bene, persino i dispiaceri.
Anche le cene di Monica vanno sempre molto bene. Qualsiasi posto a tavola diventa un impiego di capitale. Il mangiare è ottimo e nelle conversazioni tutti sono sempre d’accordo, perché Monica non invita mai delle persone che possano avere opinioni inopportune. Pone la sua intelligenza al servizio della stupidità. O, più esattamente: la sua intelligenza è possibile grazie alla stupidità degli altri. Questa è la forma d’intelligenza che garantisce il dominio. Per questo il regno di Monica è solido e grande.
È intima di persone influenti e di banchieri ed è anche intima di manicure, cassieri e parrucchieri. Quando arriva dal parrucchiere o in un negozio, parla sempre con la voce in un tono maggiore, per far sì che tutti capiscano che è arrivata. E manicure e cassieri si precipitano. L’arrivo di Monica è, in tutto e per tutto, sempre un successo. Quando si trova al mare, è il Sole stesso che s’innervosisce.
Il marito di Monica è un povero diavolo che Monica ha trasformato in un uomo importantissimo. Da questo marito noioso, Monica ha estratto il massimo rendimento. Lo aiuta, lo consiglia, lo governa. Quando lui viene nominato amministratore di qualcos’altro, è Monica che viene nominata. Non sono l’uomo e la donna. Non sono una coppia di sposi. Sono, prima di tutto, due soci che lavorano per il trionfo della stessa ditta. Il contratto che li unisce è indissolubile, perché il divorzio rovina le situazioni mondane. Il mondo degli affari è benpensante.
È per questo che Monica, avendo rinunciato alla santità , si dedica con grande dinamismo alle opere di carità. Fa giacche lavorate a maglia per quei bambini che i suoi amici condannano alla fame. A volte, quando le giacche sono pronte, i bambini sono già morti di fame. Ma la vita continua. E anche il successo di Monica. Sembra ogni anno sempre più giovane. La miseria, l’umiliazione, la rovina non sfiorano neanche l’orlo dei suoi abiti. Fra lei e gli umiliati e gli offesi non c’è proprio niente in comune.
E per questo Monica è nelle migliori relazioni con il Principe di questo Mondo. È la sua seguace fedele, che canta le sue virtù, che ammira i suoi silenzi e i suoi discorsi. Ammira la sua opera, è al suo servizio, ammira il suo spirito, di cui è servitrice.
Si può dire che in ogni edificio costruito in questo tempo c’è sempre stata una pietra portata da Monica.
È da molti mesi che non vedo Monica. Ultimamente mi hanno raccontato che in una certa festa stava tanto tempo a conversare con il Principe di questo Mondo. I due parlavano con molta intimità. In questo non c’è naturalmente niente di male. Tutti sanno che Monica è molto seria, tutti sanno che il Principe di questo mondo è un uomo austero e casto.
Non è il desiderio d’amore che li unisce. Ciò che li unisce è giustamente una volontà senza amore.
Ed è naturale che egli mostri pubblicamente la sua gratitudine nei confronti di Monica. Tutti sappiamo che lei è il suo maggior appoggio; la base più ferma del suo potere.

Sophia de Mello Breyner Andresen traduzione di Martina Pierini

In sottofondo: “Non me lo posso permettere” – Caparezza

Pubblicato da: max | gennaio 10, 2015

Notizie a Giuseppina dopo tanti anni

notizieagiuseppina

Che speri, che ti riprometti, amica,
se torni per così cupo viaggio
fin qua dove nel sole le burrasche
hanno una voce altissima abbrunata,
di gelsomino odorano e di frane?

Mi trovo qui a questa età che sai,
né giovane né vecchio, attendo, guardo
questa vicissitudine sospesa;
non so più quel che volli o mi fu imposto,
entri nei miei pensieri e n’esci illesa.

Tutto l’altro che deve essere è ancora,
il fiume scorre, la campagna varia,
grandina, spiove, qualche cane latra,
esce la luna, niente si riscuote,
niente dal lungo sonno avventuroso.

Mario Luzi

In sottofondo: “Squeeze Me” – Cindy Bradley

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