Pubblicato da: max | luglio 26, 2016

In tempo di bilanci

intempodibilanci

ci sono anche da prendere in considerazione quegli attimi
in cui tutto sembra

non

accadere

il paesaggio oltre il davanzale si svuota le nuvole
lasciano il campo ai colori
sai quando certi dettagli ti appaiono amplificati
le proporzioni tutte rovesciate

ad esempio quelle tra i capelli e il gesto dello stupro
ci sono triangoli di nuda pelle estratti a forza dal loro
divieto

eppure nulla sta accadendo
non so nemmeno se stiamo parlando esattamente della stessa cosa
(non è mai esattamente
la stessa cosa)

ma sempre sempre ci riproviamo con questa benedetta persona plurale
ho voluto amarle le tue mani ogni volta che ho potuto
tornavi a farmi domande da bambina domande stupide e fondamentali
io pensavo a quando tutto finalmente
avrebbe toccato il fondo

niente avrebbe più avuto tutto questo bisogno di nascere
hai presenti no quegli intermezzi
l’Op. 26 n. 12 secondo tempo (Scherzo: Allegro molto)

ecco la stessa docilità alle vibrazioni proprio
così come vengono la meccanica degli arpeggi

(trovare l’ultimo verso è persino un sollievo non senti
che fatica
anche solo respirare?

ecco la stessa docilità alle vibrazioni proprio
così come vengono la meccanica degli arpeggi
(trovare l’ultimo verso è persino un sollievo
non senti che fatica
anche solo respirare?).

Sergio Pasquandrea

In sottofondo: “Beethoven sonata no.12 op.26 (II) – Scherzo (Allegro molto) – Claudio Arrau

Pubblicato da: max | luglio 25, 2016

Un’altra sosta

unaltrasosta

Appoggiami la testa sulla spalla:
ch’io ti accarezzi con un gesto lento,
come se la mia mano accompagnasse
una lunga invisibile gugliata.
Non sul tuo capo solo: su ogni fronte
che dolga di tormento e di stanchezza
scendono queste mie carezze cieche,
come foglie ingiallite d’autunno
in una pozza che riflette il cielo.

Antonia Pozzi

In sottofondo: “Manteca” – Dizzy Gillespie

Pubblicato da: max | luglio 24, 2016

Esempio

esempio

Vivo senza cercarti
all’altezza precisa
della vita; all’altezza
di un volo di colomba
nella verde campagna,
ti trovo. Che fatica
colmare le domande,
le risposte del sangue!

Vivo senza cercarti
alla luce delle ali
nascono verdi isole.
Io sono! Questo esempio
creato dalla fede
in ciò che il petto vuole.

Leopoldo Panero

In sottofondo: “1959” – Patti Smith

Pubblicato da: max | luglio 23, 2016

Quella donna che straccia la notte

quelladonnache

Quella donna che straccia la notte
con il suo canto d’attesa
non canta
apre la bocca
e libera gli uccelli
che le popolano la gola

Paula Tavares

In sottofondo: “Penny Lane” – The Beatles

poesiadiliberta

Con la libertà
è come con l’amore

Se quella che chiamiamo la felicità
dopo anni mi strappasse dal chiuso armadio

e mi dicesse: “Ecco ora lo puoi di nuovo!
Mostra quel che sai fare!”

Respirerò allora a fondo e allargherò le braccia,
mi sentirò giovane, pieno di ardore per la vita

oppure manderò solo odore di canfora
e le mie ossa scricchioleranno al ritmo di un estraneo
battito cardiaco?

Con la libertà è
come con l’amore

e con l’amore è
come con la libertà

Erich Fried – traduzione di Gio Batta Bucciol

In sottofondo: “Se ti tagliassero a pezzetti” – Fabrizio de Andrè

Pubblicato da: max | luglio 21, 2016

Non ci sono parole

noncisonoparole

Invitami a trascorrere la notte nella tua bocca
raccontami della giovinezza dei fiumi
premi la mia lingua contro il tuo occhio di vetro
lasciami fare il nido nella tua gamba
e poi dormiamo – fratello mio –
perché i nostri baci muoiono più in fretta della notte.

C’è del sangue nel giallo dell’uovo
c’è dell’acqua sulla piaga della luna
c’è dello sperma sul pistillo della rosa
c’è un dio in chiesa
che canta e sbadiglia.

Non ci sono parole
soltanto dei peli
sull’aridità del mondo
dove i miei seni sono re
e non ci sono gesti
soltanto la mia pelle
e le formiche che brulicano fra le mie gambe oleose
indossano le maschere del silenzio mentre lavorano.

Viene poi la notte e la sua estasi
e il mio corpo profondo, questo polipo spensierato,
ingoia il tuo sesso agitato
mentre gli ridà la vita.

Un nido di viscere
sull’albero secco del tuo sesso.
Un nero cipresso piantato nell’eternità
fa la veglia ai morti che nutrono le sue radici.

Due ladri crocifissi su costole d’agnello
se la ridono del terzo che, a missione compiuta,
divora la sua croce di carne arrostita.

Il nero mi circonda
salvatemi
gli occhi aperti sulla vuota disperazione degli orizzonti marittimi
mi scoppiano nella testa.

Salvatemi
i pipistrelli dai corpi ammuffiti
che vivono nei cervelli seviziati dei monaci
s’attaccano alla mia lingua molle
la mia lingua gialla di donna accorta.

Salvatemi, voi che capite
e i vostri giorni saranno moltiplicati.
Malgrado i peccati che non vi saranno perdonati.
Malgrado lo spessore della notte nelle vostre bocche.
Malgrado i vostri bambini iniziati al male.
Malgrado i vostri letti.

Joyce Mansour

In sottofondo: “A parte te” – Ermal Meta

Pubblicato da: max | luglio 20, 2016

Ospite

ospite

Maschio: impeto, pressione.
Prima senza resistenza
mi concedo alla tua linfa,
poi ti ricordo: il pube
sotto la polpa cela l’osso,
e tu non padrone sei, ma ospite.

Vera Pavlova

In sottofondo: “And I Love Her” – Till Bronner

Pubblicato da: max | luglio 19, 2016

L’altra faccia

duetramonti

Sotto questa poesia d’amore
si nascondono le macerie dell’odio.
Sebbene questa poesia si smentisca
presumendo essere un’apologia alla vita
con la sua flora esposta all’ospite
la sua piccola testa ornata di ghirlande,
il suo volto dalle mille facce, illuminata.
Dietro l’altra sua faccia
il fuoco, la lingua delirante
che ride come un angelo apocalittico.
Il male mi occupa lo spazio e il tempo
quando cerco inutilmente l’ossigeno
della sua parola
la sua mano dolente
la sua sacra occupazione.
I componenti dell’odio
vanno liberi e invadono tutti i fronti
di questa poesia che annega.
È che qualcuno decide in questa ora
le nostre morti.
Decide come e quando
prenderemo la pozione di veleno.
Qualcuno impazzito
che si leva dietro le ombre
di questa poesia
prendendo il nome a dio.
Mentre dio batte i tappeti dalla polvere
nel suo tempio.
E non ascolta, sordo, la bomba ad orologeria
che scoppia nelle vicinanze.
Questa poesia è caduta nelle mani
dell’odio delirante e si dibatte fra la vita e la morte.
Nella sua stessa casa oltraggiata.
Difendo
il parlare d’amore
sebbene non sia il momento adatto
e sembri assurdo.
Altro sogno, una specie di zagara
che riempie d’acqua tutti i distributori
e che l’acqua segue il suo legittimo corso.

Carmen Yanez

In sottofondo: “Due tramonti” – Ludovico Einaudi

Pubblicato da: max | luglio 18, 2016

Bella

tuseibella

Bella,
come nella pietra fresca
della sorgente, l’acqua
apre un ampio arco di spuma,
cosí è il sorriso sul tuo volto,
bella.

Bella,
di fini mani e di piccoli piedi
come un cavallino d’argento,
che corre, fiore del mondo,
così ti vedo,
bella.

Bella,
con un nido di rame intrecciato
sulla testa, un nido color
di miele e di ombra
dove il mio cuore riposa e brucia,
bella.

Bella,
gli occhi non li contiene il tuo volto,
non li contiene la terra.
Ci sono paesi, fiumi
nei tuoi occhi,
c’è la mia patria nei tuoi occhi,
io vi cammino,
essi danno luce al mondo
dove io cammino,
bella.

Bella,
i tuoi seni sono come due pani
fatti di terra, grano e luna d’oro,
bella.

Bella,
la tua vita
l’ha scolpita il mio braccio come un fiume
che sia passato mille anni per il tuo dolce corpo,
bella.

Bella,
non esiste nulla come i tuoi fianchi;
forse la terra possiede
in qualche luogo nascosto
la forma ed il profumo del tuo corpo,
forse, in qualche luogo,
bella.

Bella, mia bella,
la tua voce, la tua pelle, le tue unghie,
bella, mia bella,
la tua essenza, la tua luce, la tua ombra,
bella,
tutto questo è mio, bella,
tutto questo è mio, mia,
quando cammini o riposi,
quando canti o dormi,
quando soffri o sogni,
sempre,
quando sei vicina o lontana,
sempre,
sei mia, mia bella,
sempre.

Pablo Neruda

In sottofondo: “Tu sei Bella” – Biagio Antonacci

Pubblicato da: max | luglio 17, 2016

Quel mattino

quelmattino

Quel mattino
ero il primo uomo
che ti annunciava il sorgere del sole
guardando i tuoi occhi accendersene

il primo a dirti
che sei dolce
che dirlo
è troppo poco

che eri la fortuna della giornata
che preparavo in cucina

Era lunga per noi

Andava fino al fiume
fino al bosco
fino all’albero e alle radici

Il primo a dirti che la vita è bella
qualunque cosa siamo

Quel mattino
era nato dalla sua notte
e noi eravamo i primi
a cui sorrideva

Yvon Le Men

In sottofondo: “There is A Light That Never Goes out” – The Smiths

Older Posts »

Categorie

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 426 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: