Pubblicato da: max | giugno 24, 2019

Questo può darsi

Tu sai che anche questo può darsi:
il desiderio di andare a ritroso
lungo il pendio di certe visioni
giovanili, ora dissepolte,
martoriate dal vento che sposta
le scarne melodie da questo angolo
e le trasforma in cantilene, risorte
di recente, in un’esaltazione
che distingue l’aria dalla gente.

Silvio Ramat

In sottofondo: “Steppers D Lite” – Pieces Of A Dream

Pubblicato da: max | giugno 22, 2019

Le piccole cose che amo di te

Le piccole cose che amo di te
quel tuo sorriso un po’ lontano
il gesto lento della mano
con cui mi carezzi i capelli
e dici: vorrei averli anch’io così belli
e io dico: caro sei un po’ matto
e a letto
svegliarsi col tuo respiro vicino
e sul comodino
il giornale della sera
la tua caffettiera
che canta, in cucina
l’odore di pipa che fumi la mattina
il tuo profumo un po’ blasé
il tuo buffo gilet
le piccole cose che amo di te
Quel tuo sorriso strano
il gesto continuo della mano
con cui mi tocchi i capelli
e ripeti: vorrei averli anch’io così belli
e io dico: caro me l’hai già detto
e a letto
stare sveglia sentendo il tuo respiro
un po’ affannato
e sul comodino il bicarbonato
la tua caffettiera che sibila in cucina
l’odore di pipa anche la mattina
il tuo profumo un po’ demodé
le piccole cose che amo di te
Quel tuo sorriso beota
la mania idiota
di tirarmi i capelli
e dici: vorrei averli anchío così belli
e ti dico: cretino,
comprati un parrucchino!
e a letto stare sveglia a sentirti russare
e sul comodino
un tuo calzino
e la tua caffettiera che è esplosa finalmente, in cucina!
la pipa che impesta fin dalla mattina
il tuo profumo di scimpanzé
quell’orrendo gilet
le piccole cose che amo di te.

Stefano Benni

In sottofondo: “Il diario degli errori” – Michele Bravi

Pubblicato da: @riel | giugno 20, 2019

Lettera da sotto il mare

Se sei mio amico aiutami
a fuggire da te
Se sei il mio amore
liberami da questa situazione

Se avessi saputo che l’amore è così pericoloso
non mi sarei innamorata
Se avessi saputo che il mare è così profondo
non sarei mai andata a nuotare

Se avessi immaginato la fine
non avrei mai iniziato

Ho nostalgia di te
Insegnami a non averla

Insegnami come estirpare le radici di questo amore profondo

Insegnami come muore la lacrima sul viso
Insegnami come muore il cuore e a uccidere il desiderio di vederti

Se sei un profeta
liberami da questo incantesimo

Nizar Qabbani

In sottofondo: “The night fantastic” – Grover Washington jr.

Pubblicato da: max | giugno 19, 2019

Senza anni

Non invecchiare, non morire
resta così come in quella foto sospesa d’estate
nel maggio delle azalee
col fiore all’occhiello e l’alito di gioventù
senza ferite senza morte senza anni.

Giovanna Sicari

In sottofondo: “I giovani” – Jovanotti

Pubblicato da: max | giugno 18, 2019

Segreteria schizofonica

Sono Stefano Benni
sono momentaneamente assente
dalla mia mente
vi prego di lasciare
il vostro nome e cognome
e un numero o come
cazzo rintracciarvi
non appena avrò ripreso
il controllo dei nervi
sarà mia premura
richiamarvi. Vi prego
di non fare pernacchie
nè rutti o parolacce
nè fare i brillanti per dire
qualcosa di speciale
che mi consoli. Sto male
Parlate
subito dopo il segnale

Stefano Benni da “Prima o poi l’amore arriva” – Feltrinelli ed.

In sottofondo: “Never, Never Gonna Give You Up” – Lisa Stansfield

Pubblicato da: max | giugno 17, 2019

La poesia è te

Questa poesia si occupa del linguaggio ad un livello alquanto piano.
Guardala che ti parla. Guardi da una finestra
o affetti irrequietezza. La sai ma non la sai.
Ti manca, la manchi, le manchi, ti manca. Vi mancate a vicenda.
La poesia è triste perché vorrebbe essere tua, e non può.
Cos’è un livello piano? È quella cosa e altre,
e ne mette in gioco un sistema. Gioco?
Beh, di fatto sì, ma io ritengo che il gioco sia
una più profonda cosa esterna, un modello di luogo sognato,
come nella ripartizione della grazia queste lunghe giornate agostane
senza dimostrazione. A finale aperto. E prima che te ne accorga
si perde nel vapore e nel cicaleccio della macchina da scrivere.
È stata giocata un’altra volta. Penso tu esista solo
per tormentarmi a farlo, al tuo livello, e poi tu non ci sei
o hai adottato un atteggiamento diverso. E la poesia
mi ha deposto dolcemente accanto a te. La poesia è te.

John Ashbery

In sottofondo: “Extraordinary” – Clean Bandit & Sharna Bass

Pubblicato da: max | giugno 16, 2019

Scoperta della donna

Ora la donna mi apparve senza più veli,
in un pudore naturale.
Da quel tempo i suoi gesti, liberi,
sorgenti in una solennità
feconda, mi consacrano all’unica dolcezza reale.
In tale confidenza passo senza stanchezza.
In quest’ora può farsi notte, la chiarezza lunare
avrà le ombre più nude.

Giuseppe Ungaretti

In sottofondo: “I gotta go for love” – Gabin

Pubblicato da: @riel | giugno 15, 2019

La nostalgia

La nostalgia è una sofferenza fragile e gentile, essenzialmente diversa, più intima, più umana delle altre pene che avevamo sostenuto fino a quel tempo: percosse, freddo, fame, terrore, destituzione, malattia. E’ un dolore limpido e pulito, ma urgente: pervade tutti i minuti della giornata, non concede altri pensieri, e spinge alle evasioni. […]

Primo Levi da “La tregua” – Einaudi ed.

In sottofondo: “Deeper” Pete Belasco

Pubblicato da: @riel | giugno 14, 2019

Intervista

Un medico ha intervistato l’organo femminile.
L’ organo femminile ammette come non sia facile parlare di lei. “Sono io, la più condannata e perseguitata”.

Contrariamente alle aspettative, non è stato difficile contattare la clitoride per questa intervista. Ci sono voluti solo una telefonata e un invito a sedersi sulla panchina degli organi perché accettasse.
«E’ perché -dice l’organo squisitamente femminile- non sono abituata che i giornalisti mi cerchino… Inoltre, ho anche l’impressione che mi evitino”
Dice di vivere sorpresa dalla animosità che in molti genera la semplice menzione del suo nome e dice senza esitazione: “Io sono l’organo più condannato e perseguitato della storia, specialmente in certe culture, forse perché sono stata creata per soddisfare una sola funzione: fornire piacere”.

Perché questo nome?

Il mio nome deriva dal kleitoris, parola greca che significa “piccola collina”. E mi lasci dire che anche se mi chiamo così da sempre, per dieci secoli la mia esistenza è stata tenuta nascosta…

E perché?

Pensi che durante il Medioevo, e anche ben oltre l’epoca moderna, parlare di me era considerato peccato.
Capirà bene che io abito in una parte del corpo femminile che ancora oggi genera rossore.

E qual è la ragione?

Comincio col dire che sono l’unico organo umano il cui unico scopo è di fornire piacere. Se a questo aggiungiamo che il piacere è legato al sesso e alla figura femminile, sminuita e oppressa per tanto tempo, si può ben immaginare cosa accada quando il mio nome viene fuori…

Con il pene accade la stessa cosa…

No … Non c’è paragone. Del fallo, che non è un organo esclusivo del piacere (ma ha anche scopi riproduttivi e fisiologici) si sono sollevati persino monumenti, la sua figura non è estranea a nessuno. Se qualcuno ti invita a immaginare la raffigurazione di entrambi gli organi genitali, il pene viene in mente subito… Per molti io non ho nemmeno una forma definita.

Visto che siamo in argomento…come sei fatta?

Molti pensano che io sia un piccolo pene, e sebbene io ricordi il suddetto organo, si sbagliano. Io sono come una Y invertita di tessuti erettili (corpi cavernosi che si riempiono di sangue quando stimolati). La mia dimensione varia, ma la parte visibile è una specie di glande che misura, a riposo, mezzo centimetro più o meno. In erezione posso arrivare a triplicare la mia dimensione.

Erezione in che senso?

Sìssignore, non si faccia prendere dal panico. In quel mezzo centimetro ho ottomila terminazioni nervose molto sensibili, più del doppio rispetto a quelle del pene; la stimolazione fa sì che questi corpi cavernosi si riempiano di sangue, aumentino la mia dimensione e moltiplichino la mia sensibilità… Non da meno: sono collegata a più di 15 mila terminazioni nervose nella regione pelvica. Detto meglio, sono la chiave principale di un complesso, ma meraviglioso, meccanismo di piacere… e scusate se è poco!

Vediamo: ricordi un pene, il tuo nome è (anche) al maschile, ma sei al cento per cento di sesso femminile. Tutto ciò non ti causa problemi di identità?

(Ride) Al contrario. Sono la quintessenza dell’identità femminile in tutte le femmine di mammiferi. Forse questo è il motivo per cui sono stata così condannata.

Ti senti perseguitata?

Oggi non tanto, ma credo sia il caso di rivedere i libri di anatomia da vent’anni a questa parte.
Pensavano che non fossi che parte esterna, ciò che si vede, quando in realtà sono dieci volte più grande di quanto appare nelle riviste mediche e alcune pubblicazioni.

Che cosa hai a che vedere con l’orgasmo?

Ribadisco che io sono un organo di piacere e non sto esagerando quando dico che sono responsabile di almeno otto orgasmi su dieci. I restanti coinvolgono altre parti del corpo, ma questo non è di mia competenza.

Ho una curiosità: E’ vero che gli uomini hanno orgasmi più veloci perché siete troppo esigenti e richiedete troppo tempo?

Vedo, dal rossore, che non solo parla per esperienza propria ma anche che non mi conosce.
Mi permetta di darle qualche cifra: se sono trattata come si deve, posso rispondere in un lasso di tempo da uno a quattro minuti. Mi sembra un pò scomodo, magari chieda qualcos’altro…

E’ vero che soffri di impotenza e che ti deteriori col passare del tempo?

Più che di imbarazzo, muoia di invidia: cresco nel tempo e in menopausa posso moltiplicare la mia dimensione. E per questo motivo che sono responsabile di quel che le signore usano chiamare, nonostante l’età, “un sesso glorioso” che tante volte lascia gli uomini senza parole.

Una donna può vivere senza di te…

Questo non è vero. Che alcuni selvaggi pensino che siccome la mia funzione è di dare piacere, io debba essere estirpata, per controllare, sottomettere e limitare il diritto delle donne a sentire, non cambia l’essenza di quello che questo è: una mutilazione criminale che le fa soffrire profondamente.
Ma le dico una cosa: questi che mi condannano, neanche mi conoscono e non riescono ad estirparmi del tutto. E’ sufficiente solo una piccola parte di me perché io possa compiere il mio ruolo, che è quello di dare piacere. In quello mi impegno tanto, e lo dico con orgoglio.

Vuoi dire qualcos’altro?

Sì: mi annoia che si parli di me senza che mi si conosca, con questa intervista non cerco di uscire allo scoperto, ma che si inizi a parlare di una parte vitale del corpo umano senza tabù ed imbarazzi. E che si urli ai quattro venti il mio nome: CLI-TO-RI-DE!

Liberamente tradotto dal sito lavr.it dalla pagina

In sottofondo: “Idioteque” – Radiohead

Pubblicato da: max | giugno 13, 2019

Qual’è stato il mio tempo?

La mia lingua è inattuale?
Io piaccio
a giovanissimi ignoti che mi scrivono
su facebook. Quale faccia,
se ogni giorno la cambiano.
E perché piaccio? Perché parlo semplice?
Sentono in me a distanza
il cucciolo pezzato
che fa salti e che abbaia
perché, lui così crede,
la poesia emana dalla vita?

Poi sparsi non datati ho dei seguaci
seri nerobarbuti
che ancora guardano alla montagna sacra
dove senza di noi,
dissennata, da sé,
la lingua compie ancora dei prodigi.

Poi vedo che mi apprezzano
i fermi
i senza fede,
sono onesti e di solida cultura
e credono all’io interno, solitario.

E poi ci sono i vecchi,
voglio dire i nati nei Cinquanta
o nei Sessanta, che in molti già si sentono
nel vento della morte. Così presto, perché?
Sono loro i compagni che vorrei
ma quel che in me gli manca è la bravura
di far misteri fra parola e cosa.

Qual è stato il mio tempo? Io non lo so.

Anna Maria Carpi

In sottofondo: “Johnny Cash” – Lenny Kravitz

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