Pubblicato da: max | ottobre 18, 2020

Scordare è più crudele di dimenticare

Scordare è più crudele di dimenticare: chi è dimenticato viene tolto dalla mente, chi è scordato viene tolto dal cuore. E se io abito nel tuo cuore e tu mi cacci, io non avrò altro posto dove stare. Dimenticami, ma non scordarmi.

Giulia Carcasi

In sottofondo: “Non ti scordar di me” – Mina

Pubblicato da: max | settembre 23, 2020

Amunì! Forza!


“A piedi ho scoperto la vera Sicilia” di Giuseppe Marinaro da la Repubblica del 19/9/2020

La Magna Via Francigena nel cuore dell’isola in otto giorni. Duecento chilometri di caldissima e selvaggia bellezza.

Amunì! Forza! E’ una delle parole di questa avventura e del movimento diffuso di energie, passioni e persone che ci sta dietro. Si è trattato davvero di un battesimo di fuoco. Il mio primo cammino ha conosciuto la violenza dei criminali incendiari tra i boschi di Altofonte. La decisione l’avevo presa poche settimane prima: percorrere a piedi in solitaria la Magna Via Francigena, da Palermo ad Agrigento, da mare a mare, in otto giorni. Duecento chilometri di caldissima e selvaggia bellezza, tra monti, fiumi, mulattiere e trazzere bollenti, attraverso Santa Cristina Gela, Corleone, Prizzi, Castronovo, Cammarata, San Giovanni Gemini, Santa Stefano Quisquina, Sutera, Racalmuto, Grotte e Joppolo. Il cuore di una Sicilia inedita: se non l’avessi percorsa a piedi non l’avrei mai conosciuta.
Avevo tutto questo davanti e nessuna intenzione di tornare indietro, quando, partito all’alba di una domenica dalla cattedrale di Palermo, a Monreale ero stato raggiunto dalla notizia del devastante rogo. Tappa chiusa, aveva decretato il comitato della Magna Via, ma volevo proseguire, finché si poteva. E alle soglie di Altofonte sono stati Sonia e Gioacchino, giovani agricoltori del posto, a intimarmi l’alt: “Pellegrino fermati, da qui non passi!”. La loro era stata una notte insonne e paurosa, ma di me volevano occuparsi. Avevo ormai percorso più della metà della prima tappa verso Santa Cristina Gela ed è stato un attimo: hanno deciso di raccattare questo viandante, di fargli superare in auto un paio di chilometri insidiosi, per poi depositarlo in un luogo sicuro per riprendere il cammino. Anzi continuare: perché questo aiuto inaspettato è parte del cammino.
Un amico me l’aveva fatta la profezia: parti solo, ma la tua via sarà piena di gente. Gioacchino e Sonia sono stati un bel messaggio in quella drammatica giornata: prendersi cura è un atteggiamento e una scelta. E i camminatori che battono palmo a palmo il territorio possono essere sentinelle, a loro modo custodi della bellezza. Insomma, sono arrivato a destinazione, accolto nella casa in cui avevo prenotato l’alloggio, tassello del vivace puzzle di una economia sana, di buone pratiche per la tracciatura, la segnaletica, l’ospitalità. Una casa vera con una famiglia vera, con tanto di cani, Dark e Schizzo.
Un altro nome è Nicola. Superato l’impressionante “muro” – una parete con una pendenza del 30% oltre il quale si estende Corleone – il giorno dopo si procede verso Prizzi. A metà strada c’è la sua casa rurale: disseta i pellegrini trovatisi per caso come se li aspettasse da tempo. L’ho incontrato anche la mattina successiva, mentre come un gps impazzito tentavo di fare rotta su Castronovo. E’ la dimostrazione che anche quando sei bravo a perderti, prima o poi arriva qualcuno che ti aiuta a rimetterti in pista. Quanti “Nicola” hanno popolato la mia strada, come segni bianchi e rossi sulla via di questa storia, prova vivente che non tutto – e nessuno – è perduto. E che magari persino il perdersi un po’, è condizione per ritrovarsi con maggiore verità, condividere passi, continuare il cammino. Ciascuno il suo. Amunì, allora! Verso San Giovanni Gemini e oltre.
E oltre qui significa varianti, attraverso le quali si esce momentaneamente dal percorso per raggiungere l’Eremo di Santa Rosalia. Da Castronovo a Santo Stefano Quisquina e il giorno dopo da Santo Stefano a Sutera. Quasi 80 chilometri in due giorni. Ma avevo solo una settimana di tempo. E un regalo da prendermi: questa straordinaria esperienza, fatta di tempi dilatati, persone visionarie, spazi pazzeschi come quello tra Acquaviva Platani e Sutera, uno strapiombo sulla bellezza assoluta, dove l’azzurro del cielo e l’oro dei campi colorano il cuore, la testa è rapita da una vertigine mentre attraversi una striscia di terra come appeso a un filo.
Uno scrigno di tesori da condividere con i compagni di strada. Un piemontese, un campano, un calabrese e un siciliano. Dario l’ho incontrato a Corleone, Fernando e Pasquale li ho trovati sulla strada per Prizzi. Insieme siamo arrivati ad Agrigento. Uno dei regali più belli della Magna Via, come gli amici che ci hanno accolti, vere sentinelle dell’accoglienza. “Tu sei il camminatore? Ti attendono”, mi ha detto un giovane sbucato dall’Eremo di Santa Rosalia, e poi, più avanti, un altro venuto fuori dal Teatro Andromeda. Una sorta di gps umano: emissari del tuo “hospitalero” del giorno, colui che in genere conosce le fatiche del cammino e ti apre la porta. E ci sono quelli che incroci, altri camminatori, pastori, che ti guardano con simpatia, ironia, voglia di capire. Difficile dare una risposta esaustiva, anche a se stessi. La risposta è nel cammino, nella vita in quel momento; è prima del cammino, in ciò che ti ha portato a sceglierlo (o a esserne scelto?); è dopo il cammino, in ciò che ti si rivelerà.
È vero quello che dice Davide Comunale nella sua guida: ognuno, strada facendo, ‘scrive’ il proprio percorso. Del quale anche il sostare è parte. A volte non ce la fai ad andare avanti, a volte trovi un muro. Bisogna allora fermarsi, guardarsi intorno, diventare parte del paesaggio, incrociare lo sguardo di un compagno, di un viandante, di chi ti accoglie… che sono come te. E continuare il viaggio. Il cuore e le gambe: se non ce la fa il primo, spingono le altre. Con una strada davanti, nuove scoperte, nuovi incontri.

In sottofondo: “Karma Shabda” – No Noise

Pubblicato da: max | settembre 18, 2020

Necessaria a vedersi

La Sicilia è il paese delle arance, del suolo fiorito la cui aria, in primavera, è tutto un profumo…
Ma quel che ne fa una terra necessaria a vedersi e unica al mondo, è il fatto che da un’estremità all’altra, essa si può definire uno strano e divino museo di architettura.

Guy de Maupassant

In sottofondo: “On sunset” – Paul Weller

Pubblicato da: max | settembre 10, 2020

Cielo e mare

Cielo e mare sono come due specchi che di giorno si riflettono, di notte si ascoltano.

Romano Battaglia da “Il mare in discesa” – Rizzoli ed.

In sottofondo: “Fra il cielo e il mare” – Stadio

Pubblicato da: max | agosto 19, 2020

Il mare

Il mare ha questa capacità; restituisce tutto dopo un po’ di tempo, specialmente i ricordi.

Carlos Ruiz Zafón da “Le luci di settembre” – Mondadori ed.

In sottofondo: “Ventura Highway” – America

Pubblicato da: max | agosto 15, 2020

Non ci sono assoluti

Non ci sono assoluti: non c’è un bene o un male assoluto; non c’è un modo di vivere immutabile. Non c’è una verità assoluta. Tutte le verità sono mediate e moderate dalla vita. L’essere vivi condiziona ogni cosa.

Ben Okri

In sottofondo: “No Words” – Dotan

Pubblicato da: max | luglio 15, 2020

Dovremmo avere tutti una vita vista mare.

“Vinimmu da Sicilia a purtari ‘u scrusciu d’u mari.”

In sottofondo: “Questi posti davanti al mare” – Ivano Fossati – Fabrizio De Andre’ – Francesco De Gregori

Pubblicato da: max | luglio 10, 2020

È l’istante che è eterno

È l’istante che è eterno: non ha fine
che fuori di sé; esplode nel suo interno
il segno, il sogno, di ciò che non è
il tempo, la cui aureola già si attenua.
Il vento che s’è fatto impetuoso
mescola fuoco e cenere, intriga
nel suo più ingeneroso antiattimo
il suo ormai impossibile riposo.
Sono qui, tu gli gridi, sono qui,
i nidi sono pieni degli implumi
che attendono le ali tra i barlumi
della tempesta. E’ ciò che di me resta
degli istanti fatali di una festa
racchiuso nei suoi numeri immortali.
Il piede già non calpesta le orme
della sua ultima mutazione.
Tutto dorme, anche la felicità
in questo tramutarsi delle forme
nella loro forse ultima realtà.

Piero Bigongiari

In sottofondo: “Crossroads” – Rick Braun

Pubblicato da: max | luglio 9, 2020

Mettiamo un mattino

Mettiamo un mattino come un altro,
fischiettando tra i marciapiedi della tua città
– fosse fine primavera –
tra gli smilzi fili d’aria
che la mia bocca lascerebbe cadere
abbandonassi anche qualche lacrima,
tu cosa raccogliesti?

Mettiamo in un mattino come un altro
volessimo incontrarci in un bar per il caffè
– fosse fine primavera –
e io mi fossi un po’ attardato.
Una volta terminato il caffè,
mi chiederesti, con aria immatura,
di restituire quel tempo insieme che ti ho sottratto?

Mettiamo, dicevo, un mattino come un altro,
chiudessi i tuoi occhi e con le mani le tue orecchie su di me
– fosse fine primavera –
evaporassi assieme a tutto il mondo.
Supporresti che la vita procede ancora,
che oltre la tua morte nient’altro morirebbe?
Sapresti, con certezza celeste, di avermi davanti?

Vorrei sapere se un mattino come un altro,
ravvisando la luce sensuale del sole
– fosse fine primavera –
cominceresti a pensare al caldo che si attenua
in un mattino di fine estate
e alla vigna dove potremmo spogliarci e baciarci,
tra l’uva matura?

In conclusione, mi piacerebbe capire
semplicemente se posso chiamarti amore.

Fabrizio Sani

In sottofondo: “Let It Go” – James Bay

Pubblicato da: max | luglio 8, 2020

Il prossimo incontro

Ci son voluti 8 anni prima di rendere pubblico questo post. E’ il tuo ricordo di quel 8 luglio che mi hai lasciato in un mail del 2012 prima che sparissi per sempre senza più lasciare traccia di te.

8 luglio 2010

Il pulman che mi porta da te è puntuale. Dopo qualche minuto ti vedo arrivare con il tuo incedere trasandato come camminassi per aria e sento il cuore a mille. Un misto di ansia agitazione ed eccitazione. Un bacio accennato, tenero, casto, che nasconde il fuoco e la passione che da li a poco ci travolgerà e brucerà. Il tragitto che ci porta in hotel sembra interminabile. Tu mi tieni la mano ed io non riesco a trattenere qualche lacrima che scende dal viso per il lungo periodo di assenza da te. Entro nella stanza e poggio la borsa sulla sedia, ti avvicini e mi baci sul collo, le gambe cominciano a tremare, eccitazione a mille, la vagina si bagna e le tue mani mi accarezzano la schiena, il collo, il sedere… mi alzi il vestito e mi stringi le natiche… io ti tocco, ti slaccio la cintura e infilo la mano nei pantaloni.

Davanti allo specchio incrociamo gli sguardi continuando a toccarci e baciarci in un turbine di trasporto e passione. Poi ci avviciniamo al letto. Ti siedi e comincio a sbottonarti la camicia, la allargo e ti bacio il petto e i capezzoli spingendoti sul materasso. Ti sfilo camicia e pantaloni e avvicino la bocca al rilievo del boxer, ne sento la consistenza con le labbra poi lo tiro fuori e lo prendo in bocca. Ha un buon sapore … mi piace sentirti godere e mi eccita ancora di più. E’ duro e teso pronto per penetrarmi, alzo il vestito, sposto lo slip e ti salgo sopra. Sublime sensazione sentirlo entrare dentro di me lentamente per tutta la lunghezza. Il leggero fastido iniziale viene coperto dal piacere immenso che provo per le pareti della vagina sfregate con delicatezza dal tuo membro dandomi un piacere immenso. Comincio a muovermi ritmicamente, sono bagnata come se dentro di me ci fosse un fiume in piena e tu ti muovi spingendo le anche con passione … vorrei non finisse mai … ti faccio uscire lentamente e mi giro con la schiena verso di te, cavalcandoti e offrendoti la vista del mio culo. Mi fai morire di piacere. Con te mi piace tutto, ho voglia di sentirti in ogni poro del mio corpo … mi penetri e spingi, prima dolcemente, poi sempre più forte. Sono travolta dalla passione. Il tuo corpo compacia e si adatta perfettamente al mio. Una sensazione che mi fa perdere la testa.

Il tempo non esiste più. Un breve intervallo tra coccole e tante parole dolci per riprendere fiato. Mi tocchi, mi masturbi, mi penetri, mi baci, mi accarezzi, mi lecchi come solo tu sai fare. Sensazioni meravigliose.

Ti sento mio nella tua interezza. Non ho mai provato simili sensazioni e ciò mi preoccupa. Non riesco più a fare a meno delle tua attenzioni, del tuo modo dolce e deciso di prendermi, della tua virilità maschia. Starti lontana è deprimente, sei il mio unico pensiero di notte e di giorno e aspetto con impazienza il prossimo incontro.

In sottofondo: “Per fare l’amore” – Le Vibrazioni

Older Posts »

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: