Pubblicato da: max | febbraio 21, 2018

Telefonami possibilmente a primavera

Telefonami possibilmente a primavera
quando i cisti preparano i boccioli
e le viole si svegliano
ai salti delle rondini
chiamami verso sera
quando avrò espulso il vuoto che mi copre
e potrai riconoscere la voce
che altrimenti sembrerebbe l’avamposto
di una città perduta
un temporale
un transito di sogni senza storia
ma non farmi aspettare più di un anno
che non saprei distinguere tra i giorni
di un’attesa stentata
ma se vorrai non farlo non chiamarmi
e farò finta di telefonarmi
quando viene l’estate
e i cisti hanno riposto lo splendore
e la sera le viole.

Giovanni Baldaccini

In sottofondo: “Dreaming My Dreams” – The Cranberries

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Pubblicato da: max | febbraio 20, 2018

Non ho smesso di pensarti

Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco.

Charles Bukowski

In sottofondo: “Per non pensarti” – Giorgia

Pubblicato da: @riel | febbraio 19, 2018

Il fondamento della mancanza

[…] Tutti noi che abbiamo la fortuna di innamorarci prendiamo realmente coscienza della metamorfosi che si è prodotta quando usciamo da questa esperienza, ma tuttavia riusciamo a intuirla anche mentre la attraversiamo. Va detto però che ci vuole un po’ di coraggio, perché una promessa di completezza implica sempre anche il rischio di un fallimento. Può darsi che in quel particolare momento qualcosa ostacoli la mia metamorfosi e allora l’altro, dopo aver incarnato la “promessa vivente” della mia possibilità di divenire, può rappresentare la testimonianza vivente della mia impossibilità di trasformarmi. Questo è l’aspetto più inquietante, perché l’aver sentito anche per un attimo che potevamo essere diversi, l’esserci illusi che qualcosa poteva cambiare ci lascia un retaggio doloroso. E allora dobbiamo imparare a sopportare la privazione. Io penso che l’accettazione della mancanza sia un altro tratto strutturale della nostra esistenza. Tutta la nostra vita è una lotta per afferrare quel qualcosa che ci sfugge, e per poter lottare dobbiamo imparare a sentire sulle nostre spalle il peso dell’assenza dell’altro. Io credo che nessuna terapia, nessuna esperienza consenta di eliminare questo senso di vuoto che l’amore, illudendoci, ci promette di riempire. Quando crediamo che questo vuoto sia stato abolito, è probabile che stiamo ingannando noi stessi. Infatti, per quanto l’altro possa corrispondere al nostro desiderio inconscio, il bisogno di totalità è talmente smisurato che nessuna esperienza lo potrà colmare. Il destino strutturale della nostra vita è imparare a sopportare la privazione e anche la delusione della persona che ci è accanto: quale che essa sia, qualunque cosa possa rappresentare o aver rappresentato per me, esprime comunque un’assenza. […]

Aldo Carotenuto da Eros e pathos. Margini dell’amore e della sofferenza – Bompiani ed.

In sottofondo: “Missing you” – Boney James

Pubblicato da: max | febbraio 18, 2018

Se ci fosse un mondo parallelo

Se ci fosse un mondo parallelo
un’ altra terra
una vita simile
ed esistesse un altro io
orbiteremmo in uno stesso tempo
o ce la farei ad avvisarlo
degli errori e dei conflitti
che oggi causarono in me questo sguardo
e questi lividi sul viso.

Forse anche là mi mangerei le unghie
e tutte le notti mi sveglierei di soprassalto
e ogni ieri porterebbe le sue nostalgie
tante nuvole stanche di piovermi sugli occhi.

Se esistesse quel mondo parallelo
e quella vita somigliante
suggerirei soltanto all’ altro mio io
di non fare tanti scarabocchi e gesti alla finestra
di non essere così triste e così piagnucoloso
e di ripetere l’ amore
sotto gli stessi segni e presagi.

Federico Díaz- Granados

In sottofondo: “Why can’t we live together” – Sade & Santana

Pubblicato da: max | febbraio 17, 2018

Quando sarai ben vecchia

Quando sarai ben vecchia, la sera, accanto al fuoco,
dipanando e filando seduta a un lume fioco,
ripetendo i miei versi dirai, meravigliata:
“Nel tempo che ero bella Ronsard mi ha celebrata”.

Sentendo le parole tu non avrai fantesca,
già mezzo sonnacchiosa dopo la sua fatica,
che al nome di Ronsard non si scuota, ormai desta,
e con eterna lode il tuo nome benedica.

Io sarò sottoterra, fantasma disossato,
e tra le ombre e i mirti troverò la mia quiete.
Tu presso il focolare, vegliarda rattrappita,

rimpiangerai l’amore che fiera hai disdegnato.
Non credere al domani e vivi ore liete;
e fin d’ora raccogli le rose della vita.

Pierre de Ronsard – traduzione di Maria Luisa Spaziani

In sottofondo: “Adesso” – Diodato, Roy Paci

Pubblicato da: max | febbraio 16, 2018

Mediterraneo

I

Allo sguardo vuoto delle finestre, il mattino
Con tutti i suoi denti che ha azzurri e brillanti,
Gialli, verdi e rossi, ai balconi si cullano le tende.
Giovani donne con le braccia nude stendono i panni.
Un uomo, a una finestra, col binoculo in mano.

Mattino chiaro dagli smalti marini
Perla latina dai bagliori liliali:
Mediterraneo.

II

Mezzogiorno sul mare immobile e caloroso:
Mi accetta senza grida: un silenzio e un sorriso.
Spirito latino, Antichità, un velo di pudore sul grido torturato!
Vita latina che conosce i suoi limiti,
Rassicurante passato, oh! Mediterraneo!
Sulle tue rive trionfano ancora voci ormai taciute,
Che dicono di sì perché ti hanno negato!

Enorme e leggero,
Assicuri e soddisfi e mormori l’eternità dei tuoi minuti,
Oh! Mediterraneo! e il miracolo della tua storia,
Lo racchiudi tutto quanto
Nell’esplosione del tuo sorriso.
Inalienabile vergine, a ogni ora la sua natura si concepisce
in nature già formate.
La sua vita rinasce sui nostri dolori.
Prende il volo! e da quali ceneri – luminosa fenice!

Mediterraneo! il tuo mondo è a misura nostra,
L’uomo all’albero si unisce e in due l’Universo si recita la commedia
In costume del Numero d’Oro
Dall’immensa semplicità senza scosse sgorga la pienezza,
Oh! natura che non fai salti!
Dall’olivo al Mantovano, dalla pecora al pastore,
solo l’innominabile comunione dell’immobilità.
Virgilio cinge l’albero, Melibeo va al pascolo.
Mediterraneo!
Biondo pergolato azzurro dove dondola la certezza,
Così vicina, oh! così vicina alle nostre mani,
Che i nostri occhi l’hanno accarezzata e le dita l’hanno lasciata.

III

Nella sera incombente con la giacca sulle spalle, tiene la porta aperta –
Lambito dai riflessi della fiamma, l’uomo entra nella sua felicità
si dissolve nell’ombra.
Così questi uomini rientreranno in questa terra, certi di avere una proroga,
Più sfiniti che sazi della felicità di aver saputo.
Nei cimiteri marini c’è solo eternità.
Lì, l’infinito si stanca ai funebri fusi.
La terra latina non trema. E come il tizzone detonante volteggia nella maschera immobile
di un cerchio,
Indifferente, appare l’inaccessibile ebbrezza della luce.
Ma ai suoi figli questa terra apre le braccia e fa carne della loro carne,
E questi – sazi, si riempiono del segreto sapore di questa
trasformazione – lentamente la assaporano a mano a mano che la scoprono.

IV

E presto, ancora e poi, i denti, i denti azzurri e brillanti
Luce! Luce! l’uomo si completa in lei.

Polvere di sole, scintillio d’armi,
Principio essenziale dei corpi e dello spirito,
In te i mondi si bruniscono e si umanizzano,
In te ci rendiamo e i nostri dolori si sublimano –

Insistente antichità
Mediterraneo, oh! mare Mediterraneo!
Soli, nudi, senza segreti, i tuoi figli attendono la morte.
La morte te li renderà, puri, finalmente puri.

Albert Camus

In sottofondo: “Mediterraneo” – Giancarlo Bigazzi, Marco Falagiani

Pubblicato da: max | febbraio 15, 2018

Scrivere è transitivo

Scrivere è transitivo, si comporta
da verbo. Reclama un complemento di
cosa – una cosa qualunque, ad esempio
un verso. Vivere è diverso, è duale
e ognuno vive la vita come può,
raramente come vuole. A noi invece
smuove la radice una desinenza
uguale che ne sovrappone senso,
sale di sostanza, e fonde scrivere
vivere in pasta di pane. La poesia
è questa rima amara, irregolare
e necessaria con il fare: verbo
delle mani, prima coniugazione.
Sola e buona ragione in questo stare.

Silvia Secco

In sottofondo: “Senza appartenere” – Nina Zilli

Pubblicato da: max | febbraio 14, 2018

I miei occhi

I miei occhi ricevono
la tranquillità del cielo,
ed ecco che sento passare
in me ciò che sente
un albero le cui foglie,
semiaperte come coppe,
straripano di luce.

Un pensiero torna
frequentemente
nel mio cuore,
come questa bruma
che sfiora i prati,
mescolandosi al mormorare dell’acqua,

agli stanchi sospiri
della brezza.

Immagino d’avere già
vissuto nell’infinito
delle cose di questo mondo
e che, a questo infinito,
ho dato i miei amori
e i miei dolori.

Rabindranath Tagore

In sottofondo: “Dune mosse” – Zucchero & Miles Davis

Pubblicato da: max | febbraio 13, 2018

Se un giorno non mi vedessi più

Se un giorno non mi vedessi più
varcare la soglia della porta
– come sono solita fare – alza gli occhi
al cielo turchese di un nuovo giorno
e cercami fra le stelle
che accendono la luce della volta celeste,
fra le odorose ginestre gialle
che incorniciano le nostre colline.

Cercami negli occhi di chi ami.
Cercami nel silenzio del tuo cuore.

Stephanie Sorrel

In sottofondo: “E … ” – Vasco Rossi

Pubblicato da: max | febbraio 12, 2018

E penso a te

Non ti trovo e allora ti scrivo un attimo, solo un attimo prima di ripiombare in questo squallore di numeri e cartaccia.
Forse conta il tempo per noi, forse contano le distanze tra noi, forse conta avere  quello che normalmente è l’oggetto del desiderio per sentire vivo il proprio corpo… non so se tutto questo conta. So che basta un pensiero per esserti vicina, basta sapere di essere in sintonia con la tua anima per averla accanto e basta l’immaginario per accendere il trasporto dei sensi. 

“Il tempo non conta per il cuore.
Si può amare anche stando lontani e quell’amore,
se è vero e puro,
non morirà mai neanche fra mille anni”.

Romano Battaglia

In sottofondo: “Let Her Down Easy” – Terence Trent D’Arby

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