Pubblicato da: max | marzo 28, 2017

Nel mio golfo di donna

Entri dalla mia vita
giorni come fossero linfa di betulla
e lì ti distrai
nel mio golfo di donna
come fossi un giorno di festa.

Cantano nell’aia
le lunghe giornate di primavera
da sempre e per sempre
la fine dei campi
sulla viottola dell’eterno ritorno.

Abito il tuo abbraccio
nel ricordo di futura memoria
con poco più di niente, indosso.

C’è un sole che raccoglie ogni sera
carezze e promesse
fino all’inizio di me,

rosseggiando un antico pudore
disperdendo al vento la femmina e
riesumando dalla polvere
la donna.

Beatrice Niccolai

In sottofondo: “Cloud 9” – Jamiroquai

Pubblicato da: max | marzo 27, 2017

Noi uomini

Vengo a cercarti, fratello, perché porto la poesia,
che è come portare il mondo sulle spalle.
Sono come un cane che ruggisce solo, latra
alle belve dell’odio e dell’angustia,
manda all’aria la vita nella metà della notte.

Porto sogni, tristezza, allegria, mansuetudini,
democrazie rotte come anfore,
religioni ammuffite fino all’anima,
ribellioni in germe che gettano lingue di fumo,
alberi che non hanno
sufficienti resine amorose.

Siamo senza amore, fratello mio,
ed è come essere ciechi in metà della terra.

Porto morti per impaurire tutti
coloro che giocano con le morti.
Vite per rallegrare i mansueti e i teneri,
speranze e uve per i dolenti.

Ma prima di tutto porto
un violento desiderio di abbracciare,
assordante e infinito
come una tormenta oceanica.

Voglio fare con le braccia
un solo lungo braccio
che circondi la terra.

E desidero che tutto, che la vita sia nostra
come l’acqua e il vento.
Che nessuno abbia altra patria che il vicino.
Che nessuno dica più la terra mia, la barca mia,
bensì la terra nostra, di Noi Uomini.

Jorge Debravo

In sottofondo: “Today” – Brad Paisley

Pubblicato da: max | marzo 26, 2017

Consigli ad un amante abbandonato

Prova a pensarci: se trovassi un uccello morto,
non solo morto, non solo caduto,
ma pieno di vermi, proveresti
più pena o più disgusto?
La pena è per il momento della morte,
e per quelli successivi. Si trasforma
con la decomposizione, col fetore insinuante
e i vermi saprofaghi che ingrassano e si dimenano.
Se torni più tardi, invece, troverai
una figurina d’ossa linde, alcune penne,
simbolo inoffensivo di ciò
che un tempo visse. Niente di raccapricciante.
Ti è chiaro adesso? Ma forse trovi
che l’analogia che ho scelto
per la nostra storia finita sia piuttosto macabra –
un paragone spiacevole.
L’ho scelta apposta. In te
vedo i bachi vicino alla superficie;
sei divorato dal vittimismo
e strisci sgradevole e patetico.
Se ti toccassi, sentirei sotto le dita
pelle di verme grassa e umidiccia.
Non chiedermi pietà, adesso:
stai lontano finché le tue ossa non saranno pulite.

Fleur Adcock

In sottofondo: “Midnight Mood” – Matt Otten

Pubblicato da: max | marzo 25, 2017

Ciò che io sono è nulla

Ciò che io sono è nulla; questo mi procura la soddisfazione di conservare la mia esistenza al punto zero, tra il freddo e il caldo, tra il bene e il male, tra la saggezza e la stupidaggine, tra qualche cosa e un semplice forse. La condizione umana è paradossale: esistere significa poter scegliere, anzi, essere possibilità, ma ciò non costituisce la ricchezza, bensì la miseria dell’uomo.
La sua libertà di scelta non rappresenta la sua grandezza, ma il suo permanente dramma. Infatti egli si trova sempre di fronte all’alternativa di una “possibilità che sì” e di una “possibilità che no”, senza possedere alcun criterio di scelta. E brancola nel buio, in una posizione instabile, nella permanente indecisione, senza riuscire ad orientare la propria vita, intenzionalmente, in un senso o nell’altro.

Søren Kierkegaard

In sottofondo: “Dancing On My Own” – Calum Scott

Pubblicato da: max | marzo 24, 2017

Gli annodati

Attraverso guanciali, lenzuola, vesti attorcigliate,
navigano; nuotano sudati, a bracciate enormi, come
naufraghi pazzi.
Non sanno dove vanno, però navigano; ruotano verso
qualunque isola nel mezzo della notte.
Un falò azzurrato li chiama come un faro: verso
di esso si lanciano bevendo a grandi sorsi il succo della
vita a cui vanno incontro come se rimanesse loro
un’ora sola e non oltre sulla terra.
E a volte non navigano: d’improvviso sognano, credono
d’essere terra matura e si arano. Uno all’altro si arano
come sinceri aratri lussuriosi. Si irrigano con
sudore come se fossero acqua fertilizzante e buona.
Fanno girare le mani come turbine; tremano,
diventano quasi liquidi e si seminano tormentate
sementi di speranza.
E si addormentano sfiniti, sognando d’essere alberi
tutti rappresi di mele mature e che il vento
li culla e si porta il loro grande odore, carnale. Il loro grande
odore di frutta e raccolto.

Jorge Debravo

In sottofondo: “Come nelle favole” – Vasco Rossi

Pubblicato da: max | marzo 23, 2017

Mestiere di navigare

Sopra questo letto d’acque
così esteso profondo inaspettato
tutto ciò che è incerto naufraga
fino a diventare rifiuto
in una spiaggia aperta all’esilio.
Il mare ha un genio malevolo
soffre di furie
e i suoi capricci gridano pericolo
prendimi sul serio
sono signore padrone di ribellioni
convulsioni e guerre mondiali
posso il meglio e il peggio.
Io sopravvissuta di tante cose
di altre innumerevoli faccende di coscienza
confido nel mare e al mare mi consegno
vado al mare nel mare
perchè vivendo pienamente
mi attrae con intensità la morte.
Non navigo in verità
vado alla ventura
senza timone né vele
innamorata di pesci luminosi
di conchiglie e stelle marine
persa completamente in grotte
dense di sale iodio e alghe
in questo mondo che conoscono solo gli affogati.

Carmen Naranjo

In sottofondo: “Santa Monica” – Giovanni Bomoll

Pubblicato da: max | marzo 22, 2017

Elegia

Quando due che si sono amati si separano
– per sempre –
qualcosa si spezza nell’ordine interno
della notte.
Una mano chiama il guanto ormai perduto
e un alito
si posa teneramente nell’eredità
dell’albero.
Quando due si dicono addio davanti allo specchio
– senza toccarsi –
appoggiando le dita nelle ombre
la forma trattiene il tempo,
e nell’acqua
la luce acquista immagine di finestra.
Può essere che quella luce
in forma abbagliante si faccia ampia
come il mondo
e un uccello multicolore cada crollato,
ferito dalla sete
che trascorre nell’istante
di quei due che un tempo si amarono per sempre.
Quando due che si amano ancora
– si separano –
qualcosa li copre soavemente
e un linguaggio tacito nasce
nel luogo in cui quei due lasciarono
la reciproca tortura di dimenticarsi.
Qualcosa invecchia per sempre nell’aria.
Probabilmente si suicida un angelo di tristezza
nel vedere questi due sparire
– separati da passi e da baci –
inventando storie e cantando,
bagnati e oscuri di una pioggia
che riflette il rumore delle loro parole.
Quando due che si amarono si separano,
l’estate sale sulle ali della notte
e una foglia, sopra l’azzurro del cielo,
apre gli occhi e occulta il suo stupore
con uno scongiuro.
Quando due che si amano si separano
– senza rancori e spade –
un fantasma incantato riscuote la vita
e s’inclina a raccogliere
quelle due labbra,
nude per sempre di linguaggi.

Alfonso Chase

In sottofondo: “Un-Break My Heart” – Toni Braxton

Pubblicato da: max | marzo 21, 2017

L’inventato

Ogni mattina, puntualmente,
con la morosa esattezza
di un’ossessione di pendoli
sul bordo del sogno,
lì dove i desideri e le paure
penzolano, si separano, gocciolano
come lente lacrime impure,
appari.

Sei l’inventato,
l’immagine senza specchio,
il doloroso oggetto dei miei sogni
e approfitti del mio sopore
per colarti, clandestino,
fino a dove non ti permetto nelle mie veglie.

Sei l’inventato,
la mia creatura tenace,
quella che andai armando lentamente
durante tanti anni,
rammendando, amorosa,
ad ogni colpo della realtà.

Julieta Dobles

In sottofondo: “Run to you” – Whitney Houston

Pubblicato da: max | marzo 20, 2017

Si vive di sottrazioni

Bisogna sempre prendere ciò che la vita ti dà, perchè se te la lasci sfuggire, ci vorrà molto tempo prima che un’altra occasione simile si ripresenti.
… dico questo perchè ho imparato che si vive di sottrazioni. Si vive sommando le occasioni perdute, gli incontri mancati, gli amori finiti, le ore e i giorni e le notti consumate nell’attesa.
E alla fine, ciò che resta è una montagna di cose che non ci sono state.

Manlio Damiani da “Memorie di in viaggiatore distratto” – Ebook

In sottofondo: “E’ venerdì, non mi rompete i coglioni” – Ligabue

Pubblicato da: max | marzo 19, 2017

Nel mondo a venire

Dato che quegli istanti erano stati resi possibili da un futuro che non era mai arrivato, era impossibile ricordarli da questo futuro che, nel presente e come presente, aveva prevalso: erano svaniti dalla fotografia.

Ben Lerner da “Nel mondo a venire” – Sellerio ed.

In sottofondo: “For Emily, Whenever I May Find Her” – Simon & Garfunkel

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