Pubblicato da: max | aprile 28, 2017

Marito e moglie nel bosco in un campo nudista, N.J. 1963

Su di una fotografia di Diane Arbus

Mi piace guardare i difetti di lei:
le spalle cadenti, i seni storti,
e sulla pancia, le curve
di una cicatrice che si ferma proprio sul nido

dei peli pubici. Ma soprattutto, i fianchi larghi
sono il magnete su cui torna il mio sguardo,
in parte per via della testa e dei piedi nelle infra-
dito che sembrano così piccoli. Un vaso malfatto.

Una trottola. Perfino lo sguardo è sbilenco.
Lui, d’altra parte, è l’immagine
della simmetria: gli occhi guardano fisso
nei miei attraverso lo stretto obiettivo;

il naso, l’ombelico, il pene formano un asse y
sul grafico cartesiano del suo corpo.
Potrei facilmente calcolare le coordinate dei
capezzoli, malgrado la mia scarsa abilità

matematica. Mi chiedo se lei li fa rizzare
con la bocca, o se è così pudica come
sembra? Forse lui le mostra la strada
da seguire. Forse lei succhia come

farebbe un poppante. Lui, è chiaro, è la sua guida.
La loro nudità mi fa di pensare proprio
alla loro vita sessuale: non hanno posti per nascondersi,
non ci sono foglie di fico lì intorno (lui tiene in mano

le chiavi della macchina, ma sono troppo piccole,
troppo fredde). Inoltre, son venuti qui
per essere liberi, per ricatturare lo spirito
edenico. Dio. Come sembra diversa da me.

Lei potrebbe essere un’Eva perfetta, quella giusta,
Che avrebbe rifiutato, a bocca secca, pura, di spegnere
la sete con quel frutto. Per quanto rosso fosse.
Che avrebbe, ne son certa, ignorato il serpente.

Io so solo questo: sarei stata a guardare, tutt’occhi,
senza la forza o la voglia di trattenermi.
Quel muscolo sodo che si snoda sui rami,
tra l’erba. Verde ipnotico di pelle cangiante

e scaglie. Occhi d’ambra con fenditure d’onice.
Lingua biforcuta che sibila suadenti suoni in s.
Tutto per me. Così bello, il serpente, eppure,
così cattivo. Come resistere, come ignorare

il corteggiamento, la gola riarsa? La tensione,
come carne dolce, tra venerazione e ripugnanza?

Jennifer White

In sottofondo: “A Man and A Woman” – U2

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Responses

  1. La prima parte di questa poesia è bella. La seconda parte è deludente, perché diventa un commento biblico, l’ennesima variazione sul tema di Adamo ed Eva; non riesce a guardare questa foto se non attraverso la mediazione di un mito (in questo caso un mito religioso). E’ una poesia molto interessante, perché dimostra quanto sia potente l’ipoteca delle storie del passato. Finalmente saremmo liberi di guardare la nudità ordinaria per quello che è, l’umanità esposta; guardarla senza scandalo, senza troppi turbamenti, senza clandestinità e sotterfugi e voyeurismi: prendere in considerazione come siamo; e invece, niente da fare, l’incrostazione – tra l’altro un po’ scolastica, per non dire banale – del tema “Adamo ed Eva”, addirittura l’ “Eden” e il “serpente” (i due apici di banalità della seconda parte), dicevo, questa incrostazione cattura e vela lo sguardo, perfino questo sguardo così attento (attento nello scovare il dettaglio delle chiavi dell’auto, per esempio), e lo asserve, lo fa smettere di guardare che cosa questa immagine gli dice, sovrappone a questa immagine la pesante ipoteca di un mito che ha il bollino di garanzia della tradizione, e che quindi garantisce al discorso solennità e importanza.
    Lo svolgimento di questa poesia racconta, involontariamente e sottotraccia, una specie di storia: all’inizio c’era un’occasione di libertà, sfruttata dall’autrice (nella prima metà della poesia), libertà di sguardo che poi è finita nel gorgo del conformismo, si è allineata a un tema certificato dalla “Cultura” (Adamo ed Eva).
    Grazie di averla pubblicata, dà da pensare.

    • Devo dirti che sono d’accordo con la tua analisi. Comunque non va dimenticato certo conservatorismo e bigottismo americano. La cultura americana contrappone sacralità e indifferenza, immoralità e pudicizia, “venerazione e ripugnanza”. …. e poi bisognerebbe chiedere a Diana Arbus quali pensieri le passassero nel fare quello scatto …
      Grazie a te. Ciao


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