Pubblicato da: @riel | aprile 24, 2017

Leggere un libro con te

Sai cosa mi sarebbe piaciuto? Leggere un libro con te. Andarlo a scegliere insieme in libreria. Entrando insieme, per mano. Poi liberarci come cani sciolti, a fiutare emozioni. Darci un tempo, senza tempo. Tutto il tempo necessario per tornare all’appuntamento. Lì, accanto alla cassa, con l’espressione di vita stampata sul volto. Noi e l’amore in mondovisione.
Sorriderci con gli occhi sapendo già quale musica mettere in auto nel viaggio verso casa. Annusare il nuovo con la consapevolezza di tutto il già letto che ci aspetta, ansioso di farci aggiungere nuovi capitoli allo spazio di un destino comune.
Cosa hai preso? – sussurrare senza parole.
E tu lì a mostrarmi la tua scelta, poggiandola sulle mie mani, sopra il libro scelto da me per te.
Avrebbe potuto addirittura essere lo stesso. Quasi sicuramente non lo sarebbe stato. Ma avremmo potuto prenderli tutti e due e decidere quale iniziare per primo subito dopo un caffè.
E invece l’amore ci rende strani nemici.
Non c’è più spazio per leggere insieme e allora prendo un pastello e coloro le figure, quelle belle e quelle brutte, quelle che passano, si fermano, quelle che restano ombre, quelle che si dissolvono asciugate dalle differenze.
Ti disegnerei i bordi come un cartone animato, entrerei nel libro dopo averti disegnata, ma non a modo mio, non per cambiarti, ti disegnerei così come sei.
Tu mi diresti che non sei così, non ci rassegniamo mai con facilità ai piccoli difetti dell’anima.
La crediamo perfetta ma non lo è perché è nostra e noi non lo siamo.
E mentre agosto si fa settembre troppo in fretta mi accorgo che stranamente quest’anno non mi dispiace poi tanto.
Questo svela la sottile insoddisfazione, le impalpabili malinconie, il desiderio di sovvertire il “beltempo” dell’inadeguatezza verso un autunno sereno.
Guardandoti ho pensato che son nato per perderti.
Ho lasciato i miei sogni nel sogno.
Cambio rigo ma ancora ti scorgo.
Mi piacerebbe scordare chi eravamo per rincontrarci come siamo.
E tu cercami in trentaquattro anni di cassetti, in mezzo ai cambiamenti, per accorgerti che mi hanno reso uguale.
E poi richiudimi che forse non è più tempo per le favole.

Massimo Bisotti da “La luna blu”

In sottofondo: “More Than Words Can Say” – Andre Delano

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