Pubblicato da: max | aprile 10, 2017

In compagnia delle parole

La verità della poesia è impersonale (modernismo), anche se è collegata con le persone: con la prima, la seconda e la terza persona singolare o plurale e in sloveno anche con il duale. Questa apparente impersonalità salvaguarda il poeta dal disagio o imbarazzo sentimentale che prova in compagnia delle parole, talvolta anche dall’imbarazzo della poesia che si realizza come spirito del tempo ed è contrassegnata da questo spirito, non importa se l’autore se ne renda conto o meno. La polifonia che sto affermando quando scrivo, in questo universo impersonale, per me si trasforma in un appiglio. Le cose che mi succedono e mi toccano, essendone partecipe, sfiorano attraverso la lingua anche gli altri.
Comunque la questione con la lingua non è semplice. La lingua è sempre un’altra cosa ed è sempre altrove. L’ascolto dei linguaggi, la rielaborazione delle frasi, la conversione o il capovolgimento delle massime, la peculiarità della corrente colloquiale della lingua, la musicalità, i periodi, le pause, i punti o passi vuoti… contraddistinguono ciò che scrivo sulle cose che mi capitano nella vita.
La poesia sta ai margini e non può cambiare molto, eppure può tentare e sperimentare parecchio. Aggiungere molto e significare altrettanto. Diventare, insomma, una cosa straordinariamente personale.

Primož Čučnik – Traduzione dallo sloveno di Jolka Milič

In sottofondo: “Home” – Joe Goddard

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