Pubblicato da: max | novembre 15, 2016

Banconota viva

banconotaviva

1.
Mancavano sei giorni alla fine del mese, quindici alla nascita del bambino, dodici rate per tornare in attivo e dieci minuti alla chiusura della banca. Corre tra la folla, inciampa, si rialza. Entra ansimante nella banca. Il direttore ci mette venti minuti per riceverlo e due per negargli il prestito: doveva prima estinguere il debito. Torna a casa a testa bassa ed evita lo sguardo della moglie. Nella camera del bambino, l’imbianchino lo aspetta. Sudato, stanco, un cerotto sul pollice. Il lavoro è finito, dice, con gli occhi bassi. Costava centocinque ma ne riceve solo cinquanta.

2.
L’imbianchino prende il primo autobus. Per fortuna non era pieno. Si siede accanto a una signora e tira fuori dalla tasca la banconota. Il cerotto si stacca, sporca la banconota con un po’ di sangue. Nota per la prima volta quella figura femminile che gli sorride ed è come se tutta la sua giornata gli passasse davanti in un secondo: svegliarsi, baciare la moglie, lavarsi il viso, i denti, prendere un caffè freddo, arrivare in ditta, controllare se ci sono chiamate, lamentarsi della mancanza di lavoro, giocare a biliardo, rispondere al cellulare, correre a comprare la vernice, imbiancare la stanza del bambino, tagliarsi il pollice spostando la culla, dipingere la culla, l’armadio, ricevere cinquanta reali. Sarà tanto o poco? Sente delle grida, l’autobus inchioda: è una rapina.

3.
Ottocentodieci. Ottocentoquindici, uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, ottocentoventidue, conta il rapinatore a bassa voce. Mette i portafogli e i documenti tutti in un sacco nero e lo brucia. Divide le banconote per colore, poi fa un mucchietto e le mette nella tasca della giacca. Lungo la strada di casa, gli viene voglia di bere, un vino speciale per lui e la moglie in quella serata calda. Prende una banconota da cinquanta, entra in un supermercato vuoto. La cassiera segue con ansia i suoi movimenti. Chiama la guardia, che si mette in piedi accanto a lei. Il rapinatore sceglie il vino più caro e va verso la cassa. La cassiera e la guardia lo osservano sospettose. Lui vuole fare il simpatico, chiede perché non ha mai visto una ragazza così bella in giro. La ragazza non risponde, prende la banconota schifata, la controlla con attenzione. Trova una piccola macchia di sangue. Osserva il sorriso nervoso dell’altro, le mani sempre in tasca. Avverte la guardia e dice che la banconota è falsa. Il rapinatore avrebbe potuto tirare fuori la pistola e scaricare la rabbia e le pallottole proprio lì. Preferì la tristezza. Buttò la banconota in terra e ci sputò sopra.

4.
All’alba la banconota era quasi nella stesso punto dove il rapinatore l’aveva tirata. Lo sputo era stato assorbito, ma la macchia di sangue resisteva ancora nel suo angolino. Lì vicino, madre e figlio uscivano per mano per andare a scuola. Lei, a passo svelto, non avrebbe notato la banconota se il bambino non avesse cominciato a strillare. Tornarono indietro e raccolsero il denaro. Il bambino disse che avrebbero dovuto cercare il proprietario, ma lei gli rispose che se la banconota si trovava lì era perché non aveva un proprietario. Il bambino non era convinto, insisté, quindi lei comprò il suo consenso promettendogli un regalo. I suoi occhi brillarono. Non andarono nemmeno a scuola: lui scelse un modellino di Ferrari a carica e lei sorrise quando la cassiera gli diede trenta reali di resto. Corrompere il figlio le era costato venti reali.

5.
La ragazza non sognava di diventare cassiera di negozi quando aveva l’età del bambino. Le tornò in mente quando lo vide allontanarsi, la Ferrari incollata alle mani. Avrebbe voluto fare l’attrice di televisione la maestra, ma era diventata troppo alta e grassa per fare l’attrice. Maestra i suoi genitori non l’hanno fatta diventare. Rimase incastrata tra la fine delle superiori e il non riuscire ad entrare all’università. La sua gioia più grande era fare la cassiera in un negozio di giocattoli. Odiava aver lavorato in banca, arrivava a casa con le mani indolenzite e le dita sporche per aver contato tutte quelle maledette banconote. Il bambino era già lontano e lei aveva ancora in mano i cinquanta reali, quegli sporchi e macchiati reali, e pensava al giorno in cui avrebbe avuto un figlio e una banconota come quella per comprargli un regalo.

6.
Una bicicletta. Un uomo comprava una bicicletta. La ragazza che voleva essere attrice e non poté perché ingrassò molto e voleva essere professoressa ma non poté perché i genitori non glielo hanno permesso sorrise all’uomo che comprava una bici. Lui chiese se accettavano carte di credito. Lei sorrise nuovamente ma rispose che purtroppo il negozio non accettava quel tipo di carta. Lui ironizzò e prese dalla borsa un portafoglio di cuoio scuro. Mise quattrocento reali in pezzi da cento davanti alla ragazza. Lei, persa nei ricordi del tempo in cui per l’ultima volta andò in bici, ci mise troppo tempo a prendere le banconote. Impaziente, l’uomo chiese: mai viste, vero? La ragazza, imbarazzata, fece lo scontrino e gli diede il resto: cinquantatre. Lui uscì senza ringraziare.

7.
Il cellulare suona con un ritmo frenetico. Il ragazzo risponde urlando, riempie la casa con la sua parlata. Bello, ok, arrivo. Sale gli scalini due a due e trova il padre che si fa la barba. Mi servono soldi, dice. L’uomo fa attenzione al rasoio, finisce il movimento e chiede che cosa il figlio ha fatto con quelli della settimana. Dai, babbo, fai il duro con me? Al bimbetto gli compri la biciclettina… Batte il rasoio nel lavandino, ascolta il figlio e gli dice di aprire il portafoglio e prendere quello che c’è. Il ragazzo va e torna lamentandosi: boia, babbo, c’hai solo questo? Cinquantatre carte? Il padre non risponde, impegnato in un altro movimento della lametta. Il ragazzo insiste: dai, allora mi dai la macchina.

8.
Non c’è un incrocio in cui non rallenti per guardare le ragazze, suonare il clacson. Continuava a pensare a cosa avrebbe fatto se una di loro fosse entrata nella macchina, non aveva i soldi né per un buon ristorante né per un motel. Maledice il padre, non si è mai visto andare in giro con cinquanta reali nel portafoglio. Si ferma al semaforo e ne approfitta per dare un’altra occhiata. Prende la banconota leggermente macchiata di sangue, spiegazzata, appiccicosa. Pensa, pensa, e come se avesse trovato la soluzione, sorride alla figura femminile. Quando diventa verde parte sgommando. Ingrana la seconda, la terza, la quarta, la quinta. Apre i finestrini, aumenta il volume della radio, accelera. Suona a un gruppo di prostitute. Schiva un autobus, cambia corsia, passa con il giallo. La banconota viva è la prima cosa a volare via dalla macchina quando si cappotta davanti ad una banca.

Marcelo Spalding

In sottofondo: “I Need A Dollar” – Aloe Blacc

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