Pubblicato da: max | marzo 2, 2016

Per due o tre bioccoli di pube biondo

perdueotre

per due o tre bioccoli di pube biondo
avrei dato la vita erano tempi
allegri gli anni di piombo non c’erano
molti indirizzi nel mio repertorio
e non c’erano nomi cancellati
la solita giornata appesa al chiodo
dei desideri senza oggetto aveva
traversato il decennio e sviluppato
un tremito sicuro la speranza
di vederne la fine era ingiallita
nel muro come una stagione cronica
mancava sempre un giorno all’altro mondo
poi come bruma è nata la tua nuca
si è stampato il tuo passo sul vetrone
dei frigidi piaceri cerebrali
tutt’a un tratto eri lì nell’aria cruda
avevi sciolto tra le gambe nude
i nodi dell’inverno
mandandomi in frantumi un arabesco
e adesso? è neve o pioggia
ma questo è solo l’antefatto il resto
non è ancora accaduto o è storia vecchia
per due o tre bioccoli di pube biondo
mi sono perso in fondo alla tua nube
tu hai messo cento giorni in un diario
hai fatto le valigie mi hai lasciato
l’aurora di un biglietto colorato
sulla porta (non sono la sibilla
non c’è sole)
e qualche bell’effetto personale
una scatola vuota una foto sfocata
e la cosa migliore
una calza di seta un po’ smagliata
dov’era la caviglia e un suono nero
o un profumo di terra appena smossa
nel punto in cui la sera prima aveva
palpitato lo stelo della coscia

Dario Villa da “Venere strapazzata dai lunatici” – Aiou ed.

In sottofondo: “Some Needs” – Rover

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