Pubblicato da: max | giugno 26, 2013

Vergognose nostalgie

nostalgie

Che si stesse meglio quando si stava peggio è un luogo comune. Non sono nostalgico e amo il futuro. Ma se ci fossimo lasciati un po’ di futuro dietro le spalle? Non sarà che con meno tecnologia saremmo stati più felici? Prevengo le solite obiezioni: sì, mi sono tanto rincoglionito; sì, sono tanto invecchiato; no, Jack Folla non l’avrebbe mai detto. (E una volta al mese mi dimentico le chiavi in casa e devo chiamare i pompieri). Tutto ciò premesso, lo confesso, ma io ho nostalgia di quando…
…Quando in Italia c’erano solo il primo e il secondo canale della Rai e se eri un po’ bempensante ti guardavi Pippo Baudo a Domenica In e se ti sentivi un po’ trasgressivo ti guardavi l’Altra Domenica di Arbore o Blitz di Gianni Minà; e non facevi zapping per notti intere senza trovare nulla da vedere;
Quando per telefonare, se stavi fuori casa, dovevi comprarti un gettone, e ogni anno facevi centomila telefonate di meno, poiché non ne sentivi alcun bisogno, e se non volevi essere scocciato nessuno ti poteva rintracciare, neanche il Padre Eterno;
Quando le lettere si scrivevano a mano, ed erano sentite e importanti perché comportavano concentrazione, fatica, un francobollo e uscire di casa per imbucarle;
Quando un viaggio era un viaggio, perché per andare da Roma a Firenze in macchina sulla Cassia ci impiegavi cinque ore e mezza e la traversata per la Sardegna durava quanto oggi un volo Milano-La Habana di Cuba, e due giorni in giro coi boy-scout era una specie di viaggio dalla Terra alla Luna di Verne;
Quando i nonni e i genitori ci raccontavano le favole, invece di youtube;
Quando drogarsi era una roba da artisti tipo Verlaine e Rimbaud e il massimo del vizio collettivo erano le Gitanes o una Nazionale senza filtro;
Quando se non avevi i soldi per l’avvocato gli portavi un paio di polli;
Quando Equitalia non c’era; quando, oddio!, arrivava “l’omino delle tasse”;
Quando si ballava guancia a guancia;
Quando si attendeva impazienti l’uscita del nuovo romanzo di Moravia o di Camus;
Quando si andava al cinema;
Quando per diventare famosi bisognava essere i più bravi di tutti; e quando, se eri il migliore, venivi assunto; se eri raccomandato, pure, ma facevi schifo e ti mettevano nell’ultima stanza;
Quando ci si vestiva bene;
Quando era proibito fare l’amore prima del matrimonio e trasgredire era rivoluzionario;
Quando intravedere le caviglie di una donna era conturbante e il corpo nudo un mistero;
Quando onestà voleva dire onestà e la parola data era data; quando tutto non era il contrario di tutto;
Quando la cosa più veloce era il telegramma e aprire un telegramma era da infarto;
Quando gli uomini mandavano le rose; quando le ragazze arrossivano; quando i vecchi erano ascoltati e rispettati;
Quando non avremmo mai cliccato come scimmie 22.558.573 volte in un giorno l’ultimo video di Psy, un demente sudcoreano che sta alla musica come il puré alla marmellata, ma l’avremmo tutti, indistintamente, mandato a cagare. (Ecc. Ecc.)

Jack Folla – Diego Cugia

In sottofondo: “Best time” – Chris Botti

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