Pubblicato da: max | febbraio 28, 2013

Col sesso sulle labbra

colsessosullelabbra

Giura che mi terrai nuda e legata
per una notte intera, a luci spente;
che se mento sarò martirizzata
a mezzogiorno, irrevocabilmente.

Baciami; dammi cento baci, e mille:
cento per ogni bacio che si estingue,
e mille da succhiare le tonsille
da avere in bocca un’anima e due lingue.

Oh sí, accarezza dolcemente, sfiora,
ma minaccia ogni furia e ogni violenza;
lentamente… non dentro, non ancora…
portami a poco a poco all’incoscienza.

“Maledetta, luttuosa fantasia
che esige un cuore mite e anche feroce…”
Fingi di averlo e levamela via:
io voglio che mi avvolga la tua voce.

Come sei bello quando sei eccitato!
Come hai gli occhi più neri… così neri:
due nere notti che stanno in agguato
sopra i miei sensi, sopra i miei pensieri.

e tu mandali a dormire i tuoi pensieri,
devi ascoltare i sensi solamente,
sarà un combattimento di guerrieri:
combatterà il tuo corpo e non la mente.

Ho paura di te: sei così bello!
Non affogarmi in notti tanto nere
se prima non mi apri nel cervello
la porta che resiste del piacere.

“La porta del piacere… eccola, è qui
Quella del tuo, sicuramente, sì.”
“Chi ti apre il cervello? dimmi, chi?”
Chi lo sa aprire… Piano… sì, così…

Ora lo sai: ho bisogno di parole.
Devi imparare a amarmi a modo mio.
E’ la mente malata che lo vuole:
parla, ti prego! parla, Cristoddio!

In questa stanza che non ha più uscita,
come stormisce il sangue, e al suo stormire
è il mio turno di vivere… di vita…
Io so che sai che cosa voglio dire.

So solo quello che mi basta a stento
per non sprecare i battiti del cuore,
perché sapere, sappilo, è un tormento:
è sempre chi più sa che ha più dolore.”

“Che ti pare così, di’ un po’, ti piace?”
Mi pare che mi squarci, dico. “Orpo!
E’ il desiderio che non trova pace
E va peregrinando sul tuo corpo.”

“Vuoi il cazzo? vuoi la lingua? vuoi le dita?
o vuoi un sessantanove laterale?
Sei la mia sola garanzia di vita,
sei la mia malattia quasi mortale.

Terra alla terra, vieni su di me:
voglio il tuo vomere nella mia terra,
fiorire ancora traboccando e
offrire il fiore a te, mio cielo in terra.

“E se ti dessi un po’ da fare, eh?
Ma devo proprio dirti tutto quanto?
L’orgasmo, credi che venga da sé?
Che te lo mandi lo Spirito Santo?”

“Non muoverti. Sta’ ferma. Ho detto; ferma!
Che senta la tua fica fino in fondo
Bocciolo mio, ti innaffierò di sperma
Finché avrà fine il tempo e fine il mondo.”

Da nervi vene valvole ventricoli
da tendini da nervi e cartilagini
papille nervi costole clavicole…
In spasmi da ogni poro mi esce l’anima.

“Allora che l’hai fatta? sei venuta?
e come sei venuta? Dimmi”. Prego?
“Se ti è piaciuto molto sei perduta.”
Non lo posso negare e non lo nego.

Dal mio martirio viene questa pace,
questa pienezza dalla tua rapina…
A tutto ciò che non ha nome e tace
sento l’anima mia farsi vicina.

Non desidero quello che possiedo.
Non fidarti di me! “E chi si fida?”
Senti il mio cuore… Scoppierà? “Non credo.”
Oh, tienimi con te, fammi da guida!

Dove sei stato tutti questi anni?
Non hai sentito che gridavo aiuto?
sotto i miei falsi amori e falsi affanni
donna incompiuta, o… uomo incompiuto?

Perché anche il piacere è come un peso
e la mente che è qui mi va anche via?
Su, spiegamelo tu. “Per chi mi hai preso?
per un docente di filosofia?”

“Mucchi di mondi, grappoli di stelle…
sfoggio di universo mica per noi..
Stiamo vicini… pelle contro pelle…
e poi, mia vita, salvati se puoi!”

Una sera ti dico: Mi hai scocciata!
e mi spoglio… Sta’ lì. Non mi toccare…
Mi siedo; apro le gambe, spudorata…
Voglio riuscire a farti un po’ incazzare.

Il terzo cielo? “E’ il cielo degli amanti.
Vediamo se mi fanno ancora effetto
le piccole pareti palpitanti…
Stringi le cosce, tienimelo stretto.”

“Quanto vale una notte come questa?
E’ già tanto se copro le mie spese.
“Finisce che ti viene il mal di testa
a furia di fantasticare offese…”

Càlati giù, o notte dell’amore,
fammi dimenticare la mia vita,
accoglimi nel seno del tuo cuore,
liberami dal mondo e dalla vita!

Allagata di me, perduta ancora,
disciolta assieme a te in sangue di cuore,
più dentro, più in profondo affondo ancora
e vengo ancora… al rallentatore…

“No, niente amore qui, soltanto sesso:
non svegliamo l’invidia degli dèi”.
Ora che tanto bene mi hai concesso,
dio dell’amore, miserere mei…

Vuoi che tutto finisca e niente duri?
che ognuno vada a fare i fatti suoi?
stacco il telefono, chiudo gli scuri:
e che la notte ricominci!

Vuoi?

Guardalo questo corpo: ti appartiene!!!

Patrizia Valduga da “Cento quartine”

In sottofondo: “Stairway to Heaven” – Led Zeppelin


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