Pubblicato da: max | giugno 3, 2011

Una poesia d’amore

Non so… L’ignoro.
Non ricordo quanto tempo sono vissuto
senza incontrarla di nuovo.
Forse un secolo? Forse.
Forse un po’ meno: novantanove anni.
Oppure un mese? Può darsi. In ogni caso
un tratto di tempo enorme, enorme.

Infine, come una rosa subitanea,
repentina campanula tremante,
ecco la notizia.
Sapere d’improvviso
che stavo per rivederla ancora, che l’avrei avuta
vicina, tangibile, reale, come nei sogni.
Che esplosione contenuta!
Che tuono sordo
mi circola nelle vene,
e scoppia là, in alto,
dentro il mio sangue, in
una notturna tempesta!

E il ritrovarci, poi? E la maniera
di salutarci, una maniera
che nessuno avrebbe mai compreso,
che è proprio la nostra maniera?
Uno sfiorarsi appena, un contatto elettrico,
una stretta di mano cospirativa, uno sguardo, un palpito al cuore
che grida, che urla con silenziosa voce.

E poi
(lo sapete dai quindici anni)
quell’aleggiare delle parole prigioniere,
parole dagli occhi bassi,
parole reclusorie
fra ostili testimoni.
E ancora
un amore fatto di “io l’amo,”
di “lei”, di “vorrei proprio,
ma è impossibile.-..” Di “non possiamo,
no, ci pensi meglio…”

E’ un amore così,
è un amore d’abisso in primavera,
cortese, cordiale, felice, fatale.

Nicolás Cristóbal Guillén Batista

In sottofondo: “We cry” – The Script


Responses

  1. la poesia e’ incompleta mancano gli ultimi versi…

    • io conosco questa versione ….


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