Pubblicato da: max | gennaio 29, 2012

Si può solo dire ciò che non è

Tomas aveva incontrato Teresa per la prima volta circa tre settimane prima in una piccola città della Boemia. Non erano stati assieme nemmeno un’ora. Lei lo aveva accompagnato alla stazione e aveva aspettato con lui fino al momento in cui era salito in treno. Dieci giorni dopo venne a trovarlo a Praga. Fecero l’amore subito, il giorno stesso. Quella notte le venne la febbre e rimase perciò l’intera settimana nel suo appartamento con l’influenza.
Egli provò allora un inspiegabile amore per quella ragazza quasi sconosciuta; gli sembrava che fosse un bambino che qualcuno aveva messo in una cesta spalmata di pece e affidato alla corrente di un fiume perché Tomas lo tirasse sulla riva del suo letto.
Rimase da lui una settimana finché non fu guarita, poi tornò nella sua città, a duecento chilometri da Praga. E qui era giunto l’istante di cui parlavo e che vedo come la chiave della vita di Tomas: egli è alla finestra, gli occhi fissi al di là del cortile sul muro della casa di fronte, e riflette:
Deve chiederle di tornare a Praga per sempre? È una responsabilità che lo spaventa. Se adesso la invitasse a casa sua, lei verrebbe, per offrirgli tutta la sua vita.
Oppure non deve più sentirla? In tal caso, Terza rimarrà una cameriera in un ristorante di provincia e lui non la rivedrà mai più.
Voleva o no che lei lo raggiungesse?
Guardava in cortile, gli occhi fissi sul muro di fronte, e cercava una risposta. Ritornava sempre a vederla distesa sul suo divano; non gli ricordava nessuna persona della sua vita passata. Non era né un’amante né una moglie. Era un bambino che lui aveva tirato fuori da una cesta spalmata di pece e aveva adagiato sulla riva del proprio letto. Si era addormentata. Lui le si inginocchiò accanto. Il respiro febbricitante si fece più rapido, si sentì un debole lamento. Appoggiò il viso a quello di lei e le sussurrò nel sonno parole rassicuranti. Dopo qualche istante gli parve che il respiro si fosse calmato e che il viso di lei si sollevasse meccanicamente verso il suo. Sentiva dalle sue labbra l’odore un po’ acre della febbre e lo aspirò come se avesse voluto impregnarsi dell’intimità del suo corpo. Allora si immaginò che lei fosse lì da lui già da molti anni e che stesse morendo. All’improvviso ebbe la chiara sensazione che non sarebbe sopravvissuto alla sua morte. Le si sarebbe disteso accanto e avrebbe desiderato di morire insieme a lei. Premette il viso sul cuscino accanto alla sua testa e rimase così a lungo.
Adesso stava alla finestra e tornava col pensiero a quell’istante. Che altro poteva essere se non l’amore, che era venuto in quel modo da lui a farsi riconoscere?
Ma era davvero l’amore? Quel voler morire accanto a lei era evidentemente un sentimento eccessivo: era solo la seconda volta in vita sua che la vedeva! Non si trattava piuttosto dell’isteria di un uomo che, scoprendo nel profondo della sua anima la propria incapacità di amare, aveva cominciato a fingere l’amore con se stesso? D’altra parte, il suo subconscio era tanto vigliacco da scegliere per la sua commedia quella povera cameriera di provincia che non aveva praticamente nessuna possibilità di entrare nella sua vita!
Guardava i muri sporchi del cortile e si rendeva conto di non sapere se fosse isteria o amore.
E gli dispiaceva che in una situazione simile, quando un vero uomo avrebbe saputo immediatamente come agire, lui esitava [...].
Se la prese con se stesso, ma alla fine si disse che in realtà era del tutto naturale non sapere quel che voleva.
Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla con altre vite future.
È meglio stare con Tereza o rimanere solo?
Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L’uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia a uno schizzo. Ma nemmeno “schizzo” è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.
“Einmal ist keinmal”. Tomas ripeté tra sé il proverbio tedesco. Quello che avviene soltanto una volta è come se non fosse mai avvenuto. Se l’uomo può vivere soltanto una vita, è come se non vivesse affatto.

Milan Kundera da L’insostenibile leggerezza dell’essere, Adelphi Ed.

In sottofondo: “Easy lover” – Phil Collins-


Risposte

  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.


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