Pubblicato da: max | ottobre 30, 2014

Che cosa è poesia?

checosaepoesia

Una ragazza ti ha chiesto: Che cosa è poesia?
Volevi dirle: Già il fatto che esisti, ah sì, che tu esisti,
e che nel tremore e stupore
che sono testimonianza del miracolo,
soffrendo mi ingelosisco della tua piena bellezza,
e che non posso baciarti e con te non mi posso giacere,
e che non ho nulla, e colui che è sprovvisto di doni
è costretto a cantare…

Ma non glielo hai detto, hai taciuto
e lei non ha udito quel canto…

Vladimir Holan – traduzione di Angelo Maria Ripellino

In sottofondo: “Baby, I Love You” – The Ramones

Pubblicato da: max | ottobre 29, 2014

Più in la

piuinla

Ti tocco.
Ho nelle dita l’orma del tempo.
Riconosco il cammino,
tutti i passi del mondo.

Soffro nuda questo miele che mi lasci sulla pelle.
Sai di salvia, di pioggia e di more.
Entri in me
scuotendomi tutta,
intera
profonda
piú in là della luce,
più in là della terra.

Nel buio
senza saliva o respiro.

Come una colomba
mi acquieto fra le tue braccia.

Daniela Raimondi

In sottofondo: “If You Leave Me Now” – Chicago

Pubblicato da: max | ottobre 28, 2014

La parola amore

laparolaamore

Amore è una parola liquida,
mobile, fluttuante:
vi leggo dentro more,
ancora, ancora, di più,
lo slancio della gioventù.
E ci trovo dentro inscritta,
anche remora; c’è in più
una erre, la sua rotondità;
e remora vuol dire cautela,
strategia, corteggiamento,
il lampo, lo sbandamento
della tua e mia felicità.

Raffaele Crovi

In sottofondo: “Rosanna” – Toto

Pubblicato da: max | ottobre 27, 2014

L’impotenza

impotenza

Io ti sfioro e non so quanto sia emozionante
tu mi guardi e mi chiedi se sono presente
io penso alla nostra impotenza, ad un gesto d’amore.
Sì quel senso vitale che un po’ si conosce
qualche cosa di dentro che affiora, che cresce
la voglia di credere anche ad un gesto d’amore.
No, non dico l’amore che sappiamo un po’ tutti
no, non dico l’amore che ci capita spesso.
Per amare io devo conoscere me stesso.

Camminare in un posto, mangiare qualcosa
sentire che sei in una stanza.
Adoprare le mani, toccare un oggetto
capire la sua consistenza.
Imparare a sentire il presente
in un tempo così provvisorio
esser giusti su un metro di terra
sentire che il corpo è in perfetto equilibrio.

Peccato, io non so mangiare
peccato, io non so dormire
non so camminare in un prato
non so neanche amare
peccato.

Io ti sfioro e non so quanto sia emozionante
tu mi guardi e mi chiedi se sono presente
io penso alla nostra impotenza, ad un gesto d’amore.
Io ti passo la mano sugli occhi un po’ stanchi
poi mi accosto al tuo viso, al tuo seno, ai tuoi fianchi
e cresce la voglia di unirci in un gesto d’amore
no, non dico l’amore che si può anche fare
ma l’amore.

Giorgio Gaber

Pubblicato da: max | ottobre 26, 2014

Anch’io ti voglio

comeunaportaerei

“Non sarai mai padrone di niente Benjamin Malaussène, nemmeno delle tue collere.” … “Anch’io ti voglio. Come porta-aerei, Benjamin. Vuoi essere la mia porta-aerei? Verrò a posarmi di tanto in tanto, per rifare il pieno di sensazioni.” Posati bellezza, e vola via quando vuoi. Io da questo momento navigo nelle tue acque.

Daniel Pennac da “Il paradiso degli occhi” – Feltrinelli ed.

In sottofondo: “Florida Room” – Donald Fagen

Pubblicato da: max | ottobre 25, 2014

Pensa a chi è stato invano

seundisperare

Se un disperare –
tu che hai pur avuto ore grandi
e certezze e il dono di tante
ebbrezze e aurore e svolte
inattese
e di potervi anche indugiare –
se un disperare,
sia pure con estinzioni e annientamenti,
dall’insondabile ti vuole
in suo potere:
pensa a chi è stato invano,
tempie delicate, sguardi introversi,
fedeltà di ricordi
che lasciavano poca speranza
ma anche loro chiedevano fiori,
e con un sorriso poco espressivo
sollevavano il non detto, il taciuto
al loro piccolo cielo
prossimo a spegnersi.

Gottfried Benn

In sottofondo: “Ad un uomo da me” – Michele Zarrillo

Pubblicato da: max | ottobre 24, 2014

O dolce amore, dolce spina

odolceamore

O dolce amore, dolce spina, quando
da te fui punta al cuore, piano, e uccisa,
per giacere nell’erba abbandonata,
povera cosa fradicia di lacrime
e di pioggia nel pianto della sera,
dalle notturne brume al grigio giorno
che disperde le nubi nella luce
fra il canto de gli uccelli al nuovo sole –
se avessi, dolce amore, dolce spina,
pensato allora quale acuta angoscia,
anche se ti compensa il giuramento,
l’ora felice può lasciare in seno,
non sarei corsa così pronta al cenno
di chi in fondo m’amava così poco.

Edna St. Vincent Millay – traduzione Silvio Raffo

In sottofondo: “Ottobre rosso” – Negramaro

Pubblicato da: max | ottobre 23, 2014

La dimenticanza

ladimenticanza

Senza una data da ricordare
né un luogo ben preciso da indicare
ecco che arriva la dimenticanza.

Silenziosa
come un morto che galleggia sul fiume,
lontana, ineluttabile
come può essere solo il destino:

come un’ampia zona buia,
o una scultura perfetta,
come una faccia senza lineamenti,
senza sguardo. E’ così che arriva.

Si crea una sera, all’improvviso,
lasciandoci stupefatti,
senza un’esclamazione, senza un grido.
Ci rendiamo conto semplicemente che è nata.

E ora mi chiedo:
in quale istante, fra i molti istanti,
in quale giorno, fra i molti giorni
tu mi hai dimenticato?

Eduardo Mitre

In sottofondo: “Dream” – John Cage

Pubblicato da: max | ottobre 22, 2014

Scrivere è consegnarsi

scrivereeconsegnarsi

L’unico tipo di scrittore che potrei diventare è quello che espone interamente se stesso… Scrivere è consegnarsi, giocarsi tutto. Solo che fino ad oggi non mi è mai piaciuto il suono del mio proprio nome. Per scrivere devo amare il mio nome. Lo scrittore è innamorato di se stesso… e crea i suoi libri a partire da questo incontro e da questa violenza.

Susan Sontag

In sottofondo: “Why Does My Heart Feel So Bad?” – Moby

Pubblicato da: max | ottobre 21, 2014

Non so più quanti anni ho

nonsopiuquantianniho

A sera, qualche cosa alle mie spalle.
Trasalisco un istante, tremo,
o rimango di sasso e brucio.
Non so più che età ho.

Al mattino è diverso.
Mi sta di fronte un libro aperto,
troppo vicino per leggerlo con agio.
Ditemelo voi quanti anni ho.

Elizabeth Bishop

In sottofondo: “Don’t You Remember” – Adele

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