Pubblicato da: max | luglio 29, 2014

La terza via

laterzavia

C’è un terzo modo di essere:
l’essere senza essere, la pienezza del vuoto,
ora senza ore e altri nomi
ove si espone e si disperde
nelle confluenze del linguaggio
non la presenza ma il suo presentimento.
I nomi che la nominano dicono: nulla,
parola a doppio taglio, parola tra due vuoti.

Octavio Paz

In sottofondo: “6 string poet” – David Benoit

Pubblicato da: max | luglio 28, 2014

Quella lacrima sul viso

quellalacrimasulviso

Quella lacrima sul viso…
lo disturbava,
lo lasciava inerme,
come irrigidito.

Lui aveva paura
di essere sfiorato dalla scossa del sentimento,
si, di essere investito completamente,
di non riuscire a contenere quella tempesta di emozioni,
che preferiva congelare sul fondo dell’anima…
Lei, si prese cura del suo pianto.

Non permise a nessuno di asciugarglielo,
di portarglielo via: era come se dicesse “questo pianto è mio,
queste lacrime sono sempre io, il mio linguaggio.

Non lascerò, che ciò che in qualche modo mi racconta –
mi rivela, si possa perdere, frantumare…”
Così, raccolse il suo pianto e lo conservò…
Piangere gli costava fatica:
“un vero uomo, un uomo d’onore, non piange mai” le disse.

Così era cresciuto,
con questa frase ripetuta all’infinito da suo nonno,
recitata dentro sé come un mantra…
Lui non era libero nel seguire gli impulsi del cuore e le emozioni,
che, si sa, ne sono figlie, travalicano sempre,
hanno un loro percorso che scavalca persino i ragionamenti…
fino anche a fare perdere i confini di se stessi….

Mayra G Louis

In sottofondo: “Una lacrima sul viso” – Bobby Solo

Pubblicato da: max | luglio 27, 2014

La recessione

Fornace Penna a Sampieri

Rivedremo calzoni coi rattoppi
rossi tramonti sui borghi
vuoti di macchine
pieni di povera gente che sarà tornata da Torino o dalla Germania
I vecchi saranno padroni dei loro muretti come poltrone di senatori
e i bambini sapranno che la minestra è poca e che cosa significa un pezzo di pane
E la sera sarà più nera della fine del mondo e di notte sentiremo i grilli o i tuoni
e forse qualche giovane tra quei pochi tornati al nido tirerà fuori un mandolino

L’aria saprà di stracci bagnati
tutto sarà lontano
treni e corriere passeranno ogni tanto come in un sogno
E città grandi come mondi saranno piene di gente che va a piedi
con i vestiti grigi
e dentro gli occhi una domanda che non è di soldi ma è solo d’amore
soltanto d’amore

Le piccole fabbriche sul più bello di un prato verde
nella curva di un fiume
nel cuore di un vecchio bosco di querce
crolleranno un poco per sera
muretto per muretto
lamiera per lamiera

E gli antichi palazzi
saranno come montagne di pietra
soli e chiusi com’erano una volta
E la sera sarà più nera della fine del mondo
e di notte sentiremo i grilli o i tuoni
L’aria saprà di stracci bagnati
tutto sarà lontano
treni e corriere passeranno
ogni tanto come in un sogno

E i banditi avranno il viso di una volta
con i capelli corti sul collo
e gli occhi di loro madre pieni del nero delle notti di luna
e saranno armati solo di un coltello

Lo zoccolo del cavallo toccherà la terra leggero come una farfalla
e ricorderà ciò che è stato il silenzio il mondo
e ciò che sarà.

Pier Paolo Pasolini

In sottofondo: “Things Have Changed” – Bob Dylan

Pubblicato da: max | luglio 26, 2014

Pietro

pietro

Pièro l’é pròpio contento
de far l’operaio; ghe piase
partìr da casa, oni dì, savér
za còss’ che ghe spèta da far
e niènt de diverso: l’à ‘l só

posto, fisso, ferie pagàdhe,
el straordinario; schèi in pì
pa’ zontàr ‘n’antra pièra
tea casa che cresse sora el
lòto de tèra, là, drio ‘a cesa.

E no’ ghe pesa passàr tante
ore serà drento a chii quatro
muri; co’ le ‘é libere ‘e ghe
par cussì vòdhe, ‘e ghe par
parfìn perse. Chi ’o che ghe

dise che no’ l’é a ore, a schèi
o a pière che se ‘o misura,
el mondo; che l’é rotondo,
e ‘l gira ‘torno al sol; chi ’o
che ghe spiega el vaeór vero

del tenpo: che ‘l pòl èsser
straordinario anca se no’
l’é pagà dal parón, chi ’o
che ghe ‘o dise, a Pièro,
el nostro operaio contento?

……………………

Pietro è davvero felice
di essere un operaio; gli piace
partire da casa, ogni mattina, saper
già cosa ha da fare
e nulla di diverso: ha il suo

posto, fisso, le ferie pagate,
lo straordinario; soldi in più
per aggiungere un altro mattone
alla casa che sta costruendo nel
lotto di terra, là, dietro la chiesa.

E non gli pesa passare tante
ore chiuso dentro a quei quattro
muri; quando sono libere
gli sembrano così vuote, gli
sembrano persino perse. Chi glielo

dice che non è a ore, a soldi
o a mattoni che lo si misura,
il mondo; che è rotondo,
e gira intorno al sole; chi
gli spiegherà il valore vero

del tempo: che può essere
straordinario anche quando non
è pagato dal padrone, chi
glielo dice, a Pietro,
il nostro operaio felice?

Fabio Franzin

In sottofondo: “La canzone del padre” – Fabrizio De Andrè

Pubblicato da: max | luglio 25, 2014

Il Poeta raccoglie i dolori e sorrisi

ilpoetaraccoglie

Il Poeta raccoglie i dolori e sorrisi
e mette assieme tutti i suoi giorni
in una mano tesa per donare,
in una mano che assolve
perché vede il cuore di Dio.
Ma la città è triste
perché nessuno pensa
che i fiori del Poeta
sbocciano per vivere molto a lungo
per le vie anguste della grazia.

Alda Merini

In sottofondo: “Morning Song” – Perry Blake

Pubblicato da: @riel | luglio 24, 2014

LORENZO FACCI UN GOAL

Tante piccole gocce formano un mare…aiutiamo Lorenzo a riprendersi la sua vita…

lorenzofacciungoal

Lorenzo
Oggi
Risplende
Entra
Nelle
Zone
Ombrose
Facendo
Aprire
Cuori
Con
Immensa
Umiltà
Noi
Grati
Ora
Aspettiamo
La sua vittoria

@riel

http://www.lorenzofacciungoal.com/

Pubblicato da: max | luglio 24, 2014

Perchè mi parli in quella lingua?

perchemiparliin

Perché mi parli in quella lingua? gli chiesi,
sognando.
In qualsiasi lingua si capisce quella parola.
Senza alcuna lingua.
Il sangue lo sa.
Un’intelligenza dispersa apprende
Questo invito improrogabile.
Buccine siamo, consumando la vita
intera questa musica incessante.
Morte, morte.
Passiamo tutta la vita morendo in sordina.
Nel lavoro, nell’amore, svegli, in sogno.
La vita è vigilanza della morte,
fino a che il suo fuoco veemente ci consuma
senza consumare.

Cecília Meireles

In sottofondo: “M’abituerò” – Ligabue

Pubblicato da: max | luglio 23, 2014

Uomo del mio tempo

Gaza

Sei ancora quello della pietra e della fionda
uomo del mio tempo
Eri nella carlinga,
con le ali maligne,
le meridiane di morte,
T’ho visto dentro il carro di fuoco,
alle forche
alle ruote di tortura.
T’ho visto eri tu,
con la tua scienza esatta
persuasa allo sterminio
senza amore, senza Cristo
Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri,
come uccisero gli animali
che ti videro per la prima volta
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello
“Andiamo ai campi”
E quell’eco fredda, tenace è giunta fino a te,
dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli le nuvole di sangue
salite dalla terra
dimenticate i padri
le loro tombe affondano nella cenere
Gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Salvatore Quasimodo

In sottofondo: “Eve Of Destruction” – Barry McGuire

Pubblicato da: max | luglio 22, 2014

La vita silenziosa

lavitasilenziosa

a M.

I

Sediamo insieme ancora

tra colli, nella domestica selva.

Tenere fronde dalle tempie scostiamo,

soli e cardi e vivaci prati scosto

da te, amica. O erbe che salite

verso il buio duraturo, verso

qui omnia vincit.

E venti estinguono e rinnovano

a ogni volgere d’ore e d’acque

le anime nostre.

Ma noi sediamo intenti

sempre a una muta fedele difesa.

Tenera sarà la mia voce e dimessa

ma non vile,

raggiante nella gola

- che mai l’ombra dovrebbe toccare -

raggiante sarà la tua voce

di sposalizio, di domenica.

Non saremo potenti, non lodati,

accosteremo i capelli e le fronti

a vivere

foglie, nuvole, nevi.

Altri vedrà e conoscerà: la forza

d’altri cieli, di pingui

reintegratrici

atmosfere, d’ebbri paradossi,

altri moverà storia

e sorte. A noi

le madri nella cucina fuochi

poveri vegliano, dolce

legna in cortili cui già cinge il nulla

colgono. Poco latte

ci nutrirà finché

stolti amorosi inutili

la vecchiezza ci toglierà, che nel prossimo

campo le mal fiorite aiole

prepara e del cuore

i battiti incerti, la pena

e l’irreversibile stasi.

II

Ma tu conoscerai del mio sorriso

l’implorazione ferma

nei millenni come una ferita,

io del tuo l’alba a ogni alba.

Germoglio lieve ti conoscerò:

quanto aprirai, quanto ci appagherai

di lievi avvenimenti.

Droghe innocue, bufere di marzo;

orti d’iridi e di cera, sinecure

per menti e mani molli d’allergie;

letture su pulviscoli d’estati,

letture su piogge, tra spine infinite di piogge.

Talvolta Urania il vero

come armato frutto ci spezzerà davanti:

massimi cieli,

voli che la notte

solstiziale riattizza,

gemme di remotissimi

odî e amori, d’idrogeno

sfolgorante fatica:

deposti qui nell’acqua di un pianeta

per profili di colchici e libellule.

Forse alzerò fino a te le mie ciglia

fino a te la mia bocca cui l’attesa

alterò dire, esistere.

E anche nella terra,

domani, l’ultimo mio indizio

inazzurrirà di stellati entusiasmi,

di veloci convulse speranze.

Avremo lontananze capovolte

specchi che resero immagini rubate

fiori usciti da mura ad adorarti.

Saremo un solo affanno un solo oblio.

Andrea Zanzotto da “IX Ecloghe” – Mondadori Ed.

In sottofondo: “Frim fram sauce” – Diana Krall

Pubblicato da: max | luglio 21, 2014

Solitudine

solitudine

(a tutti i solitari, a coloro che non vorrebbero esserlo)

non posso vederla – quando son sola
non posso vederla -
se sono sola
non posso vederla
la vedo solamente
(in negativo – in controluce) se non son sola

se lei c’è
– se c’è la solitudine – non sono sola -
non sono sola con la mia
solitudine
son sola (assai sola a volte)
se lei non c’è

contraddizione è dunque
il nome – per me – di solitudine?
che cos’è
solitudine? una bianca nera
silenziosa silente non – compagnia?
una madre/malìa
che più non c’è?
una rossa corsia
di non – cavalli
una bigia fragorosa
antica malattia dalla quale son guarita
sgusciando mille noci dai malli?

oh- solitudo soletta
amica mia
amica mia remota
mai negletta
mio fedele respiro/ritmo/cuore
quietato affanno ansioso
solitudine/amore:
che – cuore in mente – ora veleggia sola
nella mia provvisoria solitudine
in questa
solitudine che oramai raramente
corteggio – che mi manca eppur
c’è:
c’è sempre un profondo
sentor di solitudine nella mia mente
bianca – nella pupilla
stanca – nella favella che ritento
franca
franca mente vivendo senza più
solitudine eppure (spillando solitudine buona
da una non – solitudine)
eppure solitaria – intima – franta

Mariella Bettarini

In sottofondo: “La solitudine” – Giorgio Gaber

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