Pubblicato da: max | gennaio 30, 2012

Riflessioni

Cos’è l’uomo
si domanda Pascal:
una potenza di esponente zero.
Nulla
paragonato al tutto
Tutto
se si paragona al nulla:
nascita più morte:
rumore mltiplicato per il silenzio:
media aritmetica fra il tutto e il niente.

Nicanor Parra

In sottofondo: “Way to blue” – Nick Drake

Pubblicato da: @riel | gennaio 29, 2012

Scegliete l’estasi

«Perché l’ha fatto? Ci chiediamo del professore conformista che scappa con una delle sue studentesse. E della ragazza adorante che rompe il fidanzamento: Perché? Ce lo domandiamo sempre, quando si tratta delle vite altrui. Davanti a sé avevano fortuna, denaro, felicità, e per qualche ragione hanno preferito il precipizio. Perché? [...] Nessuno lo sa finché non arriva l’intuizione: la vita è breve, le occasioni poche. Se è alla vostra portata, scegliete l’estasi; se appena potete, scegliete l’amore. [...] Forse, nelle nostre vite ordinarie, è l’unico vero gesto di poesia»

Andrew Sean Greer da “La storia di un matrimonio”

In sottofondo: “Tappeto di fragole” – Modà

Pubblicato da: max | gennaio 29, 2012

Si può solo dire ciò che non è

Tomas aveva incontrato Teresa per la prima volta circa tre settimane prima in una piccola città della Boemia. Non erano stati assieme nemmeno un’ora. Lei lo aveva accompagnato alla stazione e aveva aspettato con lui fino al momento in cui era salito in treno. Dieci giorni dopo venne a trovarlo a Praga. Fecero l’amore subito, il giorno stesso. Quella notte le venne la febbre e rimase perciò l’intera settimana nel suo appartamento con l’influenza.
Egli provò allora un inspiegabile amore per quella ragazza quasi sconosciuta; gli sembrava che fosse un bambino che qualcuno aveva messo in una cesta spalmata di pece e affidato alla corrente di un fiume perché Tomas lo tirasse sulla riva del suo letto.
Rimase da lui una settimana finché non fu guarita, poi tornò nella sua città, a duecento chilometri da Praga. E qui era giunto l’istante di cui parlavo e che vedo come la chiave della vita di Tomas: egli è alla finestra, gli occhi fissi al di là del cortile sul muro della casa di fronte, e riflette:
Deve chiederle di tornare a Praga per sempre? È una responsabilità che lo spaventa. Se adesso la invitasse a casa sua, lei verrebbe, per offrirgli tutta la sua vita.
Oppure non deve più sentirla? In tal caso, Terza rimarrà una cameriera in un ristorante di provincia e lui non la rivedrà mai più.
Voleva o no che lei lo raggiungesse?
Guardava in cortile, gli occhi fissi sul muro di fronte, e cercava una risposta. Ritornava sempre a vederla distesa sul suo divano; non gli ricordava nessuna persona della sua vita passata. Non era né un’amante né una moglie. Era un bambino che lui aveva tirato fuori da una cesta spalmata di pece e aveva adagiato sulla riva del proprio letto. Si era addormentata. Lui le si inginocchiò accanto. Il respiro febbricitante si fece più rapido, si sentì un debole lamento. Appoggiò il viso a quello di lei e le sussurrò nel sonno parole rassicuranti. Dopo qualche istante gli parve che il respiro si fosse calmato e che il viso di lei si sollevasse meccanicamente verso il suo. Sentiva dalle sue labbra l’odore un po’ acre della febbre e lo aspirò come se avesse voluto impregnarsi dell’intimità del suo corpo. Allora si immaginò che lei fosse lì da lui già da molti anni e che stesse morendo. All’improvviso ebbe la chiara sensazione che non sarebbe sopravvissuto alla sua morte. Le si sarebbe disteso accanto e avrebbe desiderato di morire insieme a lei. Premette il viso sul cuscino accanto alla sua testa e rimase così a lungo.
Adesso stava alla finestra e tornava col pensiero a quell’istante. Che altro poteva essere se non l’amore, che era venuto in quel modo da lui a farsi riconoscere?
Ma era davvero l’amore? Quel voler morire accanto a lei era evidentemente un sentimento eccessivo: era solo la seconda volta in vita sua che la vedeva! Non si trattava piuttosto dell’isteria di un uomo che, scoprendo nel profondo della sua anima la propria incapacità di amare, aveva cominciato a fingere l’amore con se stesso? D’altra parte, il suo subconscio era tanto vigliacco da scegliere per la sua commedia quella povera cameriera di provincia che non aveva praticamente nessuna possibilità di entrare nella sua vita!
Guardava i muri sporchi del cortile e si rendeva conto di non sapere se fosse isteria o amore.
E gli dispiaceva che in una situazione simile, quando un vero uomo avrebbe saputo immediatamente come agire, lui esitava [...].
Se la prese con se stesso, ma alla fine si disse che in realtà era del tutto naturale non sapere quel che voleva.
Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla con altre vite future.
È meglio stare con Tereza o rimanere solo?
Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L’uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia a uno schizzo. Ma nemmeno “schizzo” è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.
“Einmal ist keinmal”. Tomas ripeté tra sé il proverbio tedesco. Quello che avviene soltanto una volta è come se non fosse mai avvenuto. Se l’uomo può vivere soltanto una vita, è come se non vivesse affatto.

Milan Kundera da L’insostenibile leggerezza dell’essere, Adelphi Ed.

In sottofondo: “Easy lover” – Phil Collins-

Pubblicato da: @riel | gennaio 28, 2012

Senza parole

Senza parole
senza parole in petto,
anima spodestata sono,
nessuna antenna per richiamarti,
solo questo mio silenzio,
groviglio in cui ardo, -
qualche lacrima rada
mi si posa come vento sulle ciglia,
tu non la senti
e l’incendio più avvampa
silenzioso -
anima spodestata sono,
nessuna antenna per richiamarti, nessuna parola…

S. Aleramo

In sottofondo: “For you” – Tracy Chapman

Non ci sono parole da dire
parole che possano trasmetterti
questa sensazione dentro di me
che provo per te

(sei) nel profondo del mio cuore
al sicuro dalle guardie
dell’intelletto e della ragione
mi lasci senza parole per
esprimere le mie emozioni

(sei) nel profondo del mio cuore
mi guardi mentre perdo il controllo
pensavo di avere in mano la situazione
ma con sensazioni così forti
non riesco più ad essere padrona
delle mie emozioni

Pubblicato da: @riel | gennaio 28, 2012

Amore irragionevole

L’ingrato che mi lascia, cerco amante;

l’amante che mi segue, lascio ingrata;

costante adoro chi il mio amor maltratta;

maltratto chi il mio amor cerca costante.

Chi tratto con amor, per me è diamante,

e sono diamante a chi in amor mi tratta;

voglio veder trionfante chi mi ammazza,

e ammazzo chi mi vuol veder trionfante.

Soffre il mio desiderio, se a uno cedo;

se l’altro imploro, il mio puntiglio oltraggio;

in ambi i modi infelice mi vedo.

Ma per mio buon profitto ognor m’ingaggio

a esser, di chi non amo, schivo arredo,

e mai, di chi non mi ama, vile ostaggio.

Juana Inès De La Cruz

In sottofondo: “The reason” – Hoobastank

…e la mia ragione sei tu…

Pubblicato da: max | gennaio 28, 2012

Desiderio e amore

© BillRobinson

Amore nasce e vive solamente di Desiderio.

Nessun Amore obbliga altro Amore

Nulla da fare o dire

Che contrari la forza di Desiderio.

Desidero e quindi esisto. E così emergo.

Ma se l’altro cuore non si lega al mio

La cosa amata diventa nemica.

Amore è sempre frutto di Desiderio.

Pianta carnivora è Amore. Volere

Immobile che confonde il cuore

E disdegna il volere di un altro volere.

Insensato innesco della passione:

lucidità che comanda e il senno si perde

Desiderio è tiranno della ragione.

Ildásio Tavares

In sottofondo: “Dreams” – The Corrs

Pubblicato da: @riel | gennaio 27, 2012

Ciatu mio

Quello che so è che cerchiamo la vita. Il nostro respiro non basta e vogliamo il respiro di un altro. Vogliamo respirare di più, vogliamo tutto il fiato di tutta la vita. Nella mia terra le persone che ami le chiami “ciatu mio”: respiro mio. Si dice che la persona giusta è quella che respira allo stesso ritmo tuo. Così ci si può baciare e fare un respiro più grande.

Alessandro D’Avenia da “Cose che nessuno sa”

In sottofondo: “Cu ti li dissi” – Carmen Consoli

…ciatu di lu me cori l’amuri miu si tu…

Pubblicato da: max | gennaio 27, 2012

Sorriderti forse è morire

Sorriderti forse è morire,
porgere la parola
a quella terra leggera
alla conchiglia in rumore
al cielo della sera,
ad ogni cosa che è sola
e s’ama col proprio cuore.

Alfonso Gatto

In sottofondo: “Baby come back” – Player

Pubblicato da: @riel | gennaio 27, 2012

Auschwitz

Laggiù, ad Auschwitz, lontano dalla Vistola,
amore, lungo la pianura nordica,
in un campo di morte: fredda, funebre,
la pioggia sulla ruggine dei pali
e i grovigli di ferro dei recinti:
e non albero o uccelli nell’aria grigia
o su dal nostro pensiero, ma inerzia
e dolore che la memoria lascia
al suo silenzio senza ironia o ira.
Da quell’inferno aperto da una scritta
bianca: ” Il lavoro vi renderà liberi “
uscì continuo il fumo
di migliaia di donne spinte fuori
all’alba dai canili contro il muro
del tiro a segno o soffocate urlando
misericordia all’acqua con la bocca
di scheletro sotto le doccie a gas.
Le troverai tu, soldato, nella tua
storia in forme di fiumi, d’animali,
o sei tu pure cenere d’Auschwitz,
medaglia di silenzio?
Restano lunghe trecce chiuse in urne
di vetro ancora strette da amuleti
e ombre infinite di piccole scarpe
e di sciarpe d’ebrei: sono reliquie
d’un tempo di saggezza, di sapienza
dell’uomo che si fa misura d’armi,
sono i miti, le nostre metamorfosi.

Sulle distese dove amore e pianto
marcirono e pietà, sotto la pioggia,
laggiù, batteva un no dentro di noi,
un no alla morte, morta ad Auschwitz,
per non ripetere, da quella buca
di cenere, la morte.

Salvatore Quasimodo

In sottofondo: “Auschwitz” – Francesco Guccini

Pubblicato da: max | gennaio 27, 2012

Separazione

Una separazione, è come un racconto crudele.
Comincia da una notte
E non finisce più.
Da una notte di luglio
I cavalli facevano fuoco coi loro ferri
Dei bambini insonni gridavano
Il gallo si sgolava al vedere una tale alba
Negli incendi crepuscolari,
La strada correva dietro alla polvere,
E tu partivi. La separazione,
È come un racconto crudele:
Quando si va al di là del mare
Non finisce più.

La separazione è come il cigolìo notturno
Dei convogli. Spariscono per sempre
Nelle fosse profonde delle prigioni,
Nelle gelide carceri di Buchenwald,
Nell’inferno tifoideo di Ravensbruk.
Ricordo come ti strappavi
A questo dolce mondo,
Ricordo come sorridevi,
Come benedicevi quelli che avevi attorno,
Me, il cielo verdastro,
La città, i passanti…
La separazione, è come il fracasso
Delle ruote – sul cuore.

La separazione, è come un lungo lamento
Che si mormora per qualcuno:
È il compianto dell’assedio di Mosca,
Accerchiata come da un anello
Dal tiro dei cannoni
Sui monumenti, sui palazzi,
Sui cadaveri, sul ghiaccio
Mentre là,
Sulla riva del mare azzurro
Vivevano un vecchio e la sua vecchia…
(Spesso, con i suoi pizzi
Mia madre mi asciugava gli occhi)
La separazione è come un lungo lamento
Quando gli incontri non esistono.

Nina Berberova

In sottofondo: “Beautiful That Way” – Noa

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