Pubblicato da: max | ottobre 25, 2014

Pensa a chi è stato invano

seundisperare

Se un disperare –
tu che hai pur avuto ore grandi
e certezze e il dono di tante
ebbrezze e aurore e svolte
inattese
e di potervi anche indugiare –
se un disperare,
sia pure con estinzioni e annientamenti,
dall’insondabile ti vuole
in suo potere:
pensa a chi è stato invano,
tempie delicate, sguardi introversi,
fedeltà di ricordi
che lasciavano poca speranza
ma anche loro chiedevano fiori,
e con un sorriso poco espressivo
sollevavano il non detto, il taciuto
al loro piccolo cielo
prossimo a spegnersi.

Gottfried Benn

In sottofondo: “Ad un uomo da me” – Michele Zarrillo

Pubblicato da: max | ottobre 24, 2014

O dolce amore, dolce spina

odolceamore

O dolce amore, dolce spina, quando
da te fui punta al cuore, piano, e uccisa,
per giacere nell’erba abbandonata,
povera cosa fradicia di lacrime
e di pioggia nel pianto della sera,
dalle notturne brume al grigio giorno
che disperde le nubi nella luce
fra il canto de gli uccelli al nuovo sole –
se avessi, dolce amore, dolce spina,
pensato allora quale acuta angoscia,
anche se ti compensa il giuramento,
l’ora felice può lasciare in seno,
non sarei corsa così pronta al cenno
di chi in fondo m’amava così poco.

Edna St. Vincent Millay – traduzione Silvio Raffo

In sottofondo: “Ottobre rosso” – Negramaro

Pubblicato da: max | ottobre 23, 2014

La dimenticanza

ladimenticanza

Senza una data da ricordare
né un luogo ben preciso da indicare
ecco che arriva la dimenticanza.

Silenziosa
come un morto che galleggia sul fiume,
lontana, ineluttabile
come può essere solo il destino:

come un’ampia zona buia,
o una scultura perfetta,
come una faccia senza lineamenti,
senza sguardo. E’ così che arriva.

Si crea una sera, all’improvviso,
lasciandoci stupefatti,
senza un’esclamazione, senza un grido.
Ci rendiamo conto semplicemente che è nata.

E ora mi chiedo:
in quale istante, fra i molti istanti,
in quale giorno, fra i molti giorni
tu mi hai dimenticato?

Eduardo Mitre

In sottofondo: “Dream” – John Cage

Pubblicato da: max | ottobre 22, 2014

Scrivere è consegnarsi

scrivereeconsegnarsi

L’unico tipo di scrittore che potrei diventare è quello che espone interamente se stesso… Scrivere è consegnarsi, giocarsi tutto. Solo che fino ad oggi non mi è mai piaciuto il suono del mio proprio nome. Per scrivere devo amare il mio nome. Lo scrittore è innamorato di se stesso… e crea i suoi libri a partire da questo incontro e da questa violenza.

Susan Sontag

In sottofondo: “Why Does My Heart Feel So Bad?” – Moby

Pubblicato da: max | ottobre 21, 2014

Non so più quanti anni ho

nonsopiuquantianniho

A sera, qualche cosa alle mie spalle.
Trasalisco un istante, tremo,
o rimango di sasso e brucio.
Non so più che età ho.

Al mattino è diverso.
Mi sta di fronte un libro aperto,
troppo vicino per leggerlo con agio.
Ditemelo voi quanti anni ho.

Elizabeth Bishop

In sottofondo: “Don’t You Remember” – Adele

Pubblicato da: max | ottobre 20, 2014

L’arte dell’incontro

artedellincontro

La prima cosa è la coscienza dello spazio. Sapere che lontano, da un’altra parte, altrove, sta accadendo qualcosa… anzi, fuori dalle mura di casa TUTTO sta accadendo, in giro per il paese… però occorre sapere DOVE. E la seconda cosa è il TEMPO. In quel posto bisogna arrivare in tempo perché quella cosa accada a noi e non immaginare soltanto che accada. Se lo spazio poi è ampio e distante è necessario differire il tempo dall’azione da quello del desiderio perché partire quando desidereremmo essere già lì è una vana corsa verso una sala vuota. Possedere questa consapevolezza è una grande qualità che può contribuire a rendere la vita Arte dell’Incontro. Le anime si incontrano per caso, per curiosità, per determinazione. In tutti i casi l’incontro ha sempre del miracolo. Nella coincidenza, la componente magica è previdente… ma decidere, partire, muoversi a tempo fino a trovarsi nel luogo dove la cosa sta accadendo è miracoloso come la costruzione di tutte le cose immaginate….”

Vinicio Capossela

In sottofondo: “Parla piano” – Vinicio Capossela

Pubblicato da: max | ottobre 19, 2014

Se tu sei cielo

setuseicielo

Se tu sei cielo
è a te che tornerò
e sul tuo seno
le ali piegherò…
Per il mio sonno sei notte
e sole al mattino
e tiepida pioggia
sulla terra che ho.
Se tu sei vento
vento di mare…
prima tempesta
e poi riparo.
Il tuo passo leggero
mi segue sulla via,
sei tu che cammini
sulla terra che ho.
Se tu sei tempo
con me tu passerai,
bella stagione,
profumo mi darai…
e vendemmia per noi
L’autunno che verrà,
poi le foglie cadranno
sulla terra che ho.
Ma tu sei cielo
e a te io tornerò
e del tuo seno
il nido mi farò…
sei la strada accogliente
che il mio passo sa già
e sei vento, sei tempo,
sei la terra che ho.

Angelo Branduardi

Pubblicato da: max | ottobre 18, 2014

L’odore del dolore

odoredeldolore

Che odore ha il dolore?
Come il freddo, la solitudine, la paura
o la morte,
anche il dolore ha un odore.
Tante volte ho provato a decifrarlo
ma si nasconde, si diluisce,
si camuffa. Offre piste fasulle.
Ha qualcosa di canfora, di chiuso, di rancido,
qualcosa di narcotico,
potrebbe essere alcool, adrenalina o mercurio,
come potrebbe essere ammoniaca,
vertigine o nausea.
Porta stimmate di chiarezza ulcerata,
poggia senza essere visto sulle sedie
e oscilla osceno sulle grucce della tristezza.
Poiché esiste, odora; sì, il dolore odora
nelle occhiaie violacee, nei calici dell’insonnia
e nelle cicatrici paonazze dell’attesa
o dell’angoscia.
Odorano i corpi nel dolore,
odorano la febbre e l’ombra
come odorano la stanchezza, la miseria o la fame.
Odora il dolore e ci opprime
la bocca uno spago,
una spugna nella gola,
quando riconosciamo nitido, pungente,
riconoscibile e insieme indecifrabile,
il suo aroma.

Xulio López Valcárcel

In sottofondo: “Forgiveness” – Perry Blake

Pubblicato da: max | ottobre 17, 2014

Oggi è un brutto giorno

oggieunbruttogiorno

Oggi è un brutto giorno:
dorme il coro delle cavallette
e l’ombra delle cupe rocce
è più tetra di una lapide.
Sibilare di frecce che passano
E grida di corvi profetici…
Vedo, in un brutto sogno,
l’istante inseguire l’istante.
Allontana i limiti dei fenomeni,
distruggi la gabbia terrestre,
leva un inno furioso
il rame dei segreti in rivolta!
O pendolo severo delle anime,
oscilla dritto e sordo
e, con passione, il fato bussa
alla porta proibita, per noi

Osip Emil’evič Mandel’štam

In sottofondo: “Sweet Memory” – Melody Gardot

Pubblicato da: max | ottobre 16, 2014

L’inferno è dappertutto

linfernoedappertutto

L’inferno lo conosciamo, è dappertutto
e cammina su due gambe.
Ma il paradiso?
Può darsi che il paradiso non sia
null’altro
che un sorriso
atteso per lungo tempo,
e labbra
che bisbigliano il nostro nome.
E poi quel breve vertiginoso momento
quando ci è concesso di dimenticare
velocemente
quell’inferno.

Jaroslav Seifert

In sottofondo: “Disco Inferno” – The Trammps

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