Inserito da: max | Dicembre 3, 2009

Tracce di un ricordo

Le tracce di un ricordo sono appese ad un petalo che vola via.

Le tracce di un ricordo sono gocce di rugiada che scivolano dalla tua pelle.

Le tracce di un ricordo sono il sapore delle tue labbra mai saggiate.

Le tracce di un ricordo sono le tue parole come il sole a mezzanotte.

Le tracce di un ricordo sono sogni sfiorati e mai diventati realtà.

Le tracce di un ricordo sono le grida fuori dal tempo senza sapere se sono le mie o le tue. 

Le tracce di un ricordo sei tu che ti cerco, sei tu che ti vivo, sei tu che sei ancora parte di me.

In sottofondo: ” With or without you” – U2

Guarda il granello nei tuoi occhi

Guarda la spina nel tuo fianco

Io ti aspetto

Con o senza te…….

Inserito da: max | Dicembre 1, 2009

Te lo leggo negli occhi


Nei tuoi occhi che piangono mille ricordi non muoiono.

Chissà se riesci a vedere quello che ho dentro.

Abbiamo calpestato una spiaggia dove non ti tenevo per mano.

Forse nascerà un amore vero tra noi te lo leggo negli occhi.

Hai ancora paura e stai soffrendo te lo leggo nel cuore.

Vorrei potessi guardarmi negli occhi e attraversarmi l’anima con uno sguardo.

Se puoi perdonami e se potessi sentirmi ti chiederei di credermi ancora.

In sottofondo: “The one i love” – R.E.M.

Inserito da: max | Dicembre 1, 2009

Un abbraccio

Le ho appoggiato una mano sulla spalla, e lei mi è precipitata contro: ci siamo stretti e stretti con la forza d’uno spasmo totale fatto di bisogno e riconoscenza e sollievo allo stato puro. Era un abbraccio in cui perdere tutti gli ordini e le suddivisioni che avevamo e non ritrovarli più; un’elasticità infinita che partiva dalle nostre parti più interne e ci attraversava strato a strato fino ad affiorare alla superficie dei muscoli e alla pelle e tornare indietro con un brivido che si rompeva a spasmi più brevi come le scosse intermittenti di un pianto molto lontano. Era un abbraccio che non assomigliava a nessun altro abbraccio della mia vita, anche se avessi potuto sforzarmi di ricordare: come uno sbadiglio di tutta l’aria respirabile del mondo, un terremoto maremoto che ci toglieva l’appoggio da sotto e ci sommergeva e ci portava molto in alto e molto in basso e ci lasciava dove eravamo.

Andrea De Carlo – Nel momento

In sottofondo: “In the arms of angel” – Sara McLachlan e Josh Groban

Inserito da: max | Novembre 29, 2009

Ricorderò tutto l’amore che abbiamo condiviso oggi

Un bellissimo mattino accecante
il mondo là fuori comincia a respirare
vedo le nuvole arrivare senza avvertimenti
ho bisogno di te qui per darmi rifugio

e so che solo il tempo ci dirà come
andare avanti senza l’un l’altro

allora tienimi sveglia per ricordarti
dammi più tempo per sentirmi così
non possiamo stare così per sempre
ma posso averti al mio fianco oggi

se potessi rendere questi momenti infiniti
se potessi fermare il cambiar del vento
se solo teniamo i nostri occhi ben aperti
allora tutto resterebbe così

e so che solo il tempo ci dirà come
andare avanti senza l’un l’altro

allora tienimi sveglia per ricordarti
dammi più tempo per stare così
non possiamo stare così per sempre
ma posso averti al mio fianco oggi

lasceremo aspettare il domani
sei qui, proprio ora, con me
tutte le mie paure svaniscono
quando vedo solo te

non possiamo stare così per sempre
ma ti ho qui oggi

e ricorderò
oh, io ricorderò
ricorderò tutto l’amore che abbiamo condiviso oggi

In sottofondo “Awake” – Idina Menzel e Josh Groban

Inserito da: max | Novembre 29, 2009

Prendi il sole sottobraccio

Dicesti : “Ti amo”. Com’è che la cosa meno originale che sappiamo dirci è tuttavia la sola cosa che desideriamo sentire? “Ti amo” è sempre una citazione. Non sei stata tu a dirlo per la prima volta e nemmeno io, eppure quando lo dici tu e quando lo dico io, siamo come due selvaggi che hanno scoperto due parole e le venerano. Io le ho venerate ma adesso mi ritrovo nella solitudine di una roccia scavata dal mio stesso corpo.

LE COSE SONO CAMBIATE, che frase del cazzo, io ho cambiato le cose. Le cose non cambiano, non sono come le stagioni che passano, giorno dopo giorno. La gente cambia le cose. Si è vittime del cambiamento, non vittime delle cose. Perchè mi faccio complice di questo uso scorretto del linguaggio?

Adoro i primi sei mesi. Le telefonate a mezzanotte, le esplosioni di energia, l’amante che diventa una batteria di ricarica per tutte le cellule esaurite.

L’appagamento sarebbe un sentimento? Siete sicuri che non sia l’assenza di sentimento? Lo paragono al tipo di stordimento che si ha dopo una visita dal dentista. Non un dolore né l’assenza di dolore, ma quella leggera sensazione di essere sotto l’effetto di una droga. L’appagamento è la versione in positivo della rassegnazione. Ha le sue attrattive ma non è giusto portare il cappotto, babbucce con il pelo e i guanti quando quello che il corpo vuole davvero è starsene nudo.

Me ne vado da lui perché il mio amore per te fa di ogni altra vita una menzogna.

Chiuse come un ventaglio, nessuno sospetta le ali delle tue scapole. Mentre stavi sdraiata sul ventre, modellavo le dure lamine del tuo volo. Sei un angelo caduto ma pur sempre fatta come gli angeli; il corpo leggero come una libellula, grandi ali dorate stagliate contro il sole. Non temo che tu mi ferisca. Se faccio scivolare la mano con troppa disinvoltura lungo la lama affilata della tua scapola, ritrarrò la palma sanguinante. Conosco bene le stigmate della presunzione. La ferita che non si rimarginerà se ti do per scontata.

Qualche volta mi getto fra le braccia del tramonto, spalancate come quelle di uno spaventapasseri, pensando di poter saltare dal confine del mondo nella fornace ardente e bruciare in te. Vorrei avvolgere il mio corpo nelle lingue fiammeggianti del cielo insanguinato. Tutti gli altri colori vengono assorbiti. Le sfumature opache del giorno non penetrano mai nel mio cranio annerito. Vivo tra quattro mura bianche come un anacoreta. Eri una stanza piena di luce vivida e io ho chiuso la porta. Eri un cappotto variopinto trascinato nella polvere. Mi vedi nel mio mondo intriso di sangue?

La scelta della solitudine era come il piacere di camminare sotto la neve con un cappotto cado. Chi vorrebbe camminare nudo sotto la neve?

La felicità è un specifico. La sofferenza è una generalizzazione. Normalmente le persone sanno con esattezza perchè sono felici. Raramente sanno perchè soffrono. La sofferenza è il vuoto. Uno spazio senza aria, un soffocante luogo di morte, la dimora del sofferente. La sofferenza è un palazzo-alveare, stanze come gabbie dall’allevamento, ci si siede sui propri escrementi, ci si sdraia sulla propria sporcizia. La sofferenza è una strada dove non è possibile invertire il senso di marcia, dove non ci si puè fermare. La si percorre spinti da quelli che stanno dietro, intralciati da quelli che stanno avanti. La si percorre a una velocità folle anche se i giorni sono mummificati, di piombo. Succede tutto così rapidamente, una volta che si è preso il via, non esiste alcuna àncora del mondo reale che ci faccia rallentare, niente a cui aggrapparsi. La sofferenza strappa i freni della vita, d’improvviso si è abbandonati in caduta libera. Quale che sia il nostro inferno personale, ne troveremo altri mille uguali a quello, nella sofferenza. E’ la città dove gli incubi di tutti diventano realtà.

Grandi quantità d’acqua non possono dissetare l’amore, né possono sommergerlo le inondazioni. Allora cos’è che uccide l’amore? Soltanto la disattenzione. Non vederti quando mi stai davanti. Non pensare a te nelle piccole cose. Non spianarti la strada, non prepararti la tavola. Sceglierti per abitudine e non per desiderio, passare davanti al fioraio senza accorgermene. Lasciare i piatti da lavare, il letto da rifare, ignorarti al mattino, usarti la notte. Desiderare un’altra persona mentre ti bacio sulla guancia. Dire il tuo nome senza ascoltarlo, dare per scontato che sia mio diritto pronunciarlo.

Oltre la porta c’è il fiume, ci sono le strade; lì saremo noi, e prenderemo il sole sottobraccio. Ora sbrigati, si sta facendo tardi. Non so se questo è un lieto fine, ma eccoci nella piena libertà dei campi.

tratto da “Scritto sul corpo”
Jeanette Winterson

In sottofondo: “Goodbye my lover”- James Blunt

Inserito da: max | Novembre 28, 2009

Molte vite, un solo amore

A ciascuno di voi è riservata una persona speciale. A volte ve ne vengono riservate due o tre, anche quattro. Possono appartenere a generazioni diverse.

Per ricongiungersi con voi, viaggiano attraverso gli oceani del tempo e gli spazi siderali. Vengono dall’altrove, dal cielo. Possono assumere diverse sembianze, ma il vostro cuore le riconosce. Il vostro cuore le ha già accolte come parte di sè in altri luoghi e tempi, sotto il plenilunio dei deserti d’Egitto o nelle antiche pianure della Mongolia. Avete cavalcato insieme negli esercici di condottieri dimenticati dalla storia, avete vissuto insieme nelle grotte ricoperte di sabbia dei nostri antenati. Tra voi c’è un legame che attraversa i tempi dei tempi: non sarete mai soli.

L’intelletto può intromettersi e dire “Io non so chi tu sia”. Ma il cuore sa.

Lui ti prende la mano per la prima volta e la memoria di questo tocco trascende il tempo, e fa sussultare ogni atomo del tuo essere. Lei ti guarda negli occhi, e tu vedi l’anima gemella che ti ha accompagnato attraverso i secoli. Ti senti rivoltare le viscere. Hai la pelle d’oca. Tutto al di fuori di questo momento perde importanza.

Lui può anche non riconoscerti, anche se finalmente l’hai incontrato di nuovo, anche se in effetti lo conosci. Ma tu puoi sentire il legame che esiste tra voi. Puoi vedere la carica potenziale, il futuro. Lui forse no. Le sue paure, il suo bagaglio intellettuale, i suoi problemi gli creano come un velo sul cuore. Ed egli non lascia che tu l’aiuti a dissipare quel velo. Tu t’affliggi e ti struggi, lui se ne va. Il destino può essere così delicato.

Quando invece due persone si riconoscono reciprocamente, non c’è vulcano che erompa con maggiore passione. L’energia liberata è enorme.

Il riconoscimento dell’anima gemella può essere immediato. Si avverte un’improvvisa sensazione di familiarità, di conoscere già questa persona appena incontrata, ben oltre i limiti cui arriva la mente consapevole. Di conoscerla così profondamente come di solito accade con i più intimi membri della famiglia. O anche di più. E di sapere già cosa dire, e come l’altro reagirà. Nasce quindi un senso di sicurezza, e una fiducia ben più grande di quella che si potrebbe pensare di raggiungere in un solo giorno, in una settimana, in un mese.

Il riconoscimento dell’anima può essere un processo sottile e lento. All’inizio, magari solo un albore di consapevolezza nel momento in cui il velo viene delicatamente sollevato. Non tutti sono pronti ad accogliere subito la rivelazione. C’è una progressione da rispettare, e può darsi che si renda necessaria, da parte di chi lo comprende per primo, una certa pazienza.

A farti capire che ti trovi di fronte ad un tuo compagno d’anima può essere uno sguardo, un sogno, un ricordo, un sentimento. E tale risveglio può avvenire anche attraverso il tocco delle mani di lui, o il bacio delle labbra di lei, e la tua anima balza di nuovo alla vita.

Il tocco che desta può essere quello del tuo bambino, di un tuo genitore, di un fratello, o quello di un amico vero. Oppure può essere quello del tuo diletto, che arriva a te attraverso i secoli, per baciarti ancora una volta, e per ricordarti che siete sempre insieme, fino alla fine dei tempi.

…..Ti è mai successo almeno una volta di provare quella strana sensazione…
e di dire … ”MI SEMBRA DI CONOSCERTI DA SEMPRE?” ….

(Briann Weiss “Molte vite, un solo amore – l’eterno incontro delle anime gemelle”. Il Dr. Weiss è uno psichiatra statunitense, che pratica la terapia della regressione e la psicoterapia spirituale).

In sottofondo: “It’s only love” – Simply Red

Inserito da: max | Novembre 26, 2009

Nessun altra stella

Ieri sera al tramonto il cielo era chiaro, pieno di un tenue colore rosso. Sono rimasto per un pò ad ammirare quel cielo limpido e sereno ed un bagliore attirava la mia attenzione.

Ho pensato che l’uomo ha dentro di sè il silenzio della terra, il fragore del mare, la musica dell’aria.

Seguivo il pensiero che mi stava portando lontano verso lidi sconosciuti, orizzonti sconfinati.

Avvertivo il fruscio lieve delle foglie degli eucalipti e il battito del cuore della città.

Pensavo a te che in quella pace rimanevi l’unica speranza e la sola forza della mia vita.

Eri tu quella luce che brillava nel cielo e non vedevo altre stelle anche se la notte era chiara.

In sottofondo: “Age of aquarius” – dal film Hair

Inserito da: max | Novembre 25, 2009

Sei arrivata dal niente

Sei arrivata dal niente un giorno di febbraio

E i miei occhi si sono riempiti di gioia

Non capivo cosa avessi acceso in me

Mani che si accarezzano

Labbra che si sfiorano

Sguardi che si cercano

Ora il tuo pensiero

Conquista la mia mente

E mi riscalda anche quando non ci sei

Attimi che rimangono a riempire

l’assenza del tuo cuore.

In sottofondo: “This is the life” – Amy Macdonald

Inserito da: max | Novembre 25, 2009

Fermati!

Vi sono dei momenti nei quali, solo per mantenerci in esistenza, dovremmo semplicemente metterci a sedere senza far nulla.
E per chi ha lasciato che la frenesia delle attività lo traesse completamente fuori di sè, nulla è più difficile che starsene seduto zitto e quieto, non facendo nulla.
Proprio l’atto di fermarsi è il più coraggioso che possa compiere.
Prima di poter agire saggiamente o fare una esperienza in tutta la sua realtà umana dobbiamo riprendere il dominio del nostro essere.
Ogni nostro agire è vano fino a quando non ci possediamo.
Il valore di ogni nostra attività dipende quasi esclusivamente dall’umiltà con la quale ci accettiamo così come siamo.

Thomas Merton

In sottofondo: ” Father and friend” – Alain Clark

Inserito da: max | Novembre 25, 2009

C’è ordine ed equilibrio nelle storie

La gente non ha mai avuto problemi a cancellare il passato quando dava troppo fastidio. La carne brucia, le foto bruciano e la memoria, cos’è? Nient’altro che il vaneggiamento imperfetto di stolti che non vogliono convincersi della necessità di dimenticare. Quello poi che non si può distruggere si può alterare. I morti non urlano. C’è una certa attrattiva in ciò che è morto. Preserva infatti tutte le qualità migliori della vita senza nessuna di quelle noiose complicazioni consuete fra gli esseri viventi. Stronzate, lamentele, bisogno d’affetto. Si può vendere all’asta, esporre, collezionare. E’ molto più comodo fare il collezionista di oggetti curiosi perchè se sei curioso, devi avere moltissima pazienza, stare lì ore e ore e vedere cosa succede. Devi aspettare sulla spiaggia finchè non comincia a fare freddo, o sei costretto a investire i tuoi risparmi in una barca col fondo di vetro, che è molto più cara di una canna da pesca, ma ti mette in contatto con gli elementi. Chi è curioso è sempre in pericolo. Se sei curioso rischi di non far più ritorno a casa, come quegli uomini che vivono adesso con le sirene sul fondo del mare. O coloro che scoprirono Atlandide. [....] Perciò, essendo ragionevole, il collezionista si circonderà piuttosto di cose morte e ripenserà a quando il passato viveva, si muoveva ed era popolato. Il collezionista vive in una stazione ferroviaria abbandonata e guarda vecchi filmati di treni in movimento. E’ il morto vivente primordiale. Per questo il passato, proprio perchè è passato, si rivela malleabile solo là dove una volta era flessibile. Una volta poteva cambiare idea, ora può solo subire un cambiamento. Le lenti possono essere tinte, deformate, spaccate. Quello che importa è che l’ordine alla fine prevalga… e se si è un gentiluomo del Settecento, che abbassa le tendine mentre la carrozza sobbalza sui sassi di un valico alpino, bisogna sapere quello che si sta facendo, fingendo un ordine che non esiste solo per darci una sicurezza che può esistere. C’è ordine ed equilibrio nelle storie.

Janette Winterson da “Non ci sono solo le arance”

In sottofondo: “Somebody already broke my heart” – Sade

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