Pubblicato da: max | agosto 28, 2014

Benché il tempo mi cancelli da voi

iltempomicancella

Benché il tempo mi cancelli da voi
la mia gioventù darà la morte al tempo.

E allora, senza parlarmi, senza parlarci,
così chiaramente ci capiremo,
e che bello vivere tra di voi
sognando i vostri sogni.

Passerete davanti all’albero, al fiume
bagnerete il vostro corpo
e vi riempirà un’antica e profonda grazia,
un remoto mistero,
come se l’albero o come se l’acqua
galleggiasse prima nel vostro ricordo,
come se qualcuno avesse vissuto prima
la vita che portate nei vostri corpi.

Così condivideremo i nostri mondi
nel fondo dei vostri pensieri.

José Hierro – traduzione Alessandro Ghignoli

In sottofondo: “I Saved The World Today” – Eurythmics

Pubblicato da: max | agosto 27, 2014

Il bacio

ilbacio1

Tacciono, e il silenzio incide ancora più a fondo il ricordo di questo bacio. Il bacio c’è stato, e potrebbe essere uno di quei baci che nella magia dell’attimo uomini e donne si sono scambiati già miliardi e miliardi di volte: un bacio, perché in fondo alla vita c’è il bacio; un bacio, perché solo così i corpi riescono a esprimere quel che cercano per tutta l’esistenza; un bacio, perché tra uomo e donna qualsiasi parola è superflua. Il bacio c’è stato, perché era giunto il momento, l’improrogabile momento del bacio, nel quale perde ogni senso tutto ciò che è accaduto e può accadere senza il bacio – un gesto indifeso e assetato, l’incontro di due epidermidi riarse, al di sopra delle abitudini, delle inclinazioni e dei riti, un morso ammansito, un comportamento da predatore ormai addomesticato che l’uomo custodisce nei nervi e nelle labbra, come il ricordo di qualcosa che all’inizio dei tempi e della vita umana era spaventoso, cruento e mortale…
Si sono baciati perché non potevano fare altro. E ora tacciono.

Sándor Márai da “Il gabbiano” – Adelphi ed.

In sottofondo: “The Kiss” – Aaron Zigman

Pubblicato da: max | agosto 26, 2014

Anima

anima

Anima
ti sembran tempi per parlar dell’anima?
Non ci sono più diavoli,
che la richiedono
preferiscono i titoli
è fuori moda l’anima.
Anima
se ti duole l’anima
non servono antibiotici
i medici si arrendono
non ci sono meccanici
non si ripara l’anima.
E ci sono paesi
di poche anime
e ci sono città
di milioni di anime
ma non si vedono
si vede solo il traffico
e le file ai semafori
è solitaria l’anima.
Anima
io l’ho vista una volta la mia anima
mi era uscita di bocca
come il fumo di un sigaro
mi ha chiesto se ero
stanco di vivere
ho detto: sì
ma vorrei insistere
e con un gemito
tornò al posto solito
è paziente l’anima.
Anima
ci sono belle anime
in corpi ridicoli
e fotomodelle
con anime orribili
e fanghiglia d’anima
dentro molti politici
è nascosta l’anima.
E ci sono villaggi
di poche anime
e ci sono paesi
di milioni di anime
e quando muoiono
e in cielo salgono
è un grande spettacolo
un ingorgo cosmico
e i giornali commentano
centomila vittime
ma erano anime inutili
di lontani popoli
mesopotamici
e si piange un attimo
poi ci si lava l’anima
e si dimentica.

Stefano Benni

In sottofondo: “The Moon Song” – Charlie Haden & Pat Metheny

Pubblicato da: max | agosto 25, 2014

A vacanza conclusa

avacanzaconclusa

A vacanza conclusa dal treno vedere

chi ancora sulla spiaggia gioca si bagna

la loro vacanza non è ancora finita:

sarà così sarà così lasciare la vita?

PS.: Siamo poeti
vogliateci bene da vivi di più
da morti di meno
che tanto non lo sapremo.

Vivian Lamarque

In sottofondo: “E lucevan le stelle” – Stefano Bollani

Pubblicato da: max | agosto 24, 2014

L’uomo e il Mare

luomoeilmare

Sempre il mare, uomo libero, amerai!
perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
nell’infinito svolgersi dell’onda
l’anima tua, e un abisso è il tuo spirito
non meno amaro. Godi nel tuffarti
in seno alla tua immagine; l’abbracci
con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
si distrae dal tuo suono al suon di questo
selvaggio ed indomabile lamento.
Discreti e tenebrosi ambedue siete:
uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
mare, le tue più intime ricchezze,
tanto gelosi siete d’ogni vostro
segreto. Ma da secoli infiniti
senza rimorso né pietà lottate
fra voi, talmente grande è il vostro amore
per la strage e la morte, o lottatori
eterni, o implacabili fratelli!

Charles Baudelaire

In sottofondo: “Mediterraneo” – I Nomadi

Pubblicato da: max | agosto 23, 2014

S’ode ancora il mare

sodeancorailmare

Già da più notti s’ode ancora il mare,
lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
Eco d’una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d’uccelli delle torri, che l’aprile
sospinge verso la pianura. Già
m’eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora di me un’eco di memoria,
come quel buio murmure di mare.

Salvatore Quasimodo

In sottofondo: “Mediterraneo” – Mango

Pubblicato da: max | agosto 22, 2014

Contemplazione

contemplazione

Il rapimento contemplativo davanti a un paesaggio naturale non si esaurisce in un breve momento, ma ci porta a un angolo della memoria che è insieme nostro e di tutti.

Vernon Lee

In sottofondo: “Someday We’ll Know” – New Radicals

Pubblicato da: max | agosto 21, 2014

Carpe diem

robinwilliams

“Cogli l’attimo, cogli la rosa quand’è il momento”. Perché il poeta usa questi versi? [...] Perché siamo cibo per i vermi, ragazzi. Perché, strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza un giorno smetterà di respirare: diventerà freddo e morirà. Adesso avvicinatevi tutti, e guardate questi visi del passato: li avrete visti mille volte, ma non credo che li abbiate mai guardati. Non sono molto diversi da voi, vero? Stesso taglio di capelli… pieni di ormoni come voi… e invincibili, come vi sentite voi… Il mondo è la loro ostrica, pensano di esser destinati a grandi cose come molti di voi. I loro occhi sono pieni di speranza: proprio come i vostri. Avranno atteso finché non è stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale? Perché vedete, questi ragazzi ora sono concime per i fiori. Ma se ascoltate con attenzione li sentirete bisbigliare il loro monito. Coraggio, accostatevi! Ascoltate! Sentite? “Carpe”, “Carpe diem”, “Cogliete l’attimo, ragazzi”, “Rendete straordinaria la vostra vita”!

Non scriviamo e leggiamo poesie perché è carino.
Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana,
e la razza umana è piena di passione.
Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni,
necessarie al nostro sostentamento.
Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore..
sono queste le cose che ti tengono in vita.
- a te non è bastato. peccato -

dal film “L’attimo fuggente” di Peter Weir

In sottofondo: “Carpe diem” – Maurice Jarre

Pubblicato da: max | agosto 20, 2014

Diario sentimentale

diario_sentimentale

Passarono anni e guerre su noi uomini. A volte ci accorgevamo della nostra età ancora giovane: uno specchio, una data, gli occhi di una donna bruciavano davanti a noi le avventure innumerevoli e caduche su cui s’era arrovellata la nostra adolescenza. (I nostri simili sono, in questo fiorire del cuore ad ogni stagione più forte e più stanco, le piante che tutelano l’arsura che ci opprime). La fanciulla dal cappotto rosso-casentino fu anch’essa un’immagine per la retorica dei giorni qualunque su una sedia di caffè.
E un giorno in una trattoria rionale scopersi una donna che le somigliava. Amica di miei amici entrammo subito in confidenza. Potei dare un nome, Lida, alla fanciulla dal cappotto rosso-casentino. Ma della piccola cantante essa aveva soltanto gli occhi mobilissimi e neri, e quel vago impercisabile dato divino ch’è, diverso e inviolabile, su ogni creatura: fisionomia diciamo. Questa donna era già troppo donna e carnosa per rilevarmi la mia amica perduta. Tutto di lei mi ricordava la piccola amica senza che io riuscissi a precisarla. Facemmo lunghe girate insieme per la nostra città, nottambuli e poveri, parlando di noi e del nostro passato come due complici. Per quanto io le chiedessi della sua adolescenza, essa preferì non parlarne.
“Ne ho come un incubo” diceva, “eppure io la vissi come un gioco, come cantando.”
“Tu cantavi?” le chiesi.
Ella rise, nella notte, si strinse più forte al mio braccio, disse:
“Come si canta tutti da ragazzi.”
Riusciva a distrarre, ogni volta, la mia curiosità. Io non trovai modo di dirle chi essa fosse stata, ancora come un gioco o un pegno d’affetto.

da “Diario sentimentale” – Vasco Pratolini – BUR Rizzoli ed.

In sottofondo: “Strangelove” – Depeche Mode

Pubblicato da: max | agosto 19, 2014

La notte – 4

lanotte_4

Che cos’è la notte? – ci si chiede oggi e sempre.
La notte, una rivelazione non rivelata.
Forse un morto possente e tenace,
forse un corpo perduto nella stessa notte.
In realtà, una profondità, uno spazio inimmaginabile.
Una entità tenebrosa e sottile, forse somigliante
al corpo che ti abita,
e che senza dubbio occulta molte chiavi della notte.

*

Quando penso al mistero della notte, immagino
il mistero del tuo corpo,
che è solo un modo di essere la notte;
io so davvero che il corpo che ti abita non è altro
che l’oscurità del tuo corpo;
e questa oscurità si diffonde sotto il segno della notte.
Nelle infinite concavità del tuo corpo, esistono
infiniti regni d’oscurità;
ed è qualcosa che chiama alla meditazione.
Questo corpo, chiuso, segreto e proibito;
questo corpo straniero e temibile,
e mai presagito né presentito.
Ed è come un bagliore, o come un’ombra:
solo si lascia sentire da lontano, nel recondito,
e con una solitudine eccessiva, che non ti appartiene.
E solo si lascia sentire con un palpito, con una temperatura,
e con un dolore che non ti appartiene.

Se qualcosa mi sorprende, è l’immagine che mi immagina,
nella distanza;
si sente un respiro dentro di me.
Il corpo respira dentro di me.
L’oscurità mi preoccupa – la notte del corpo mi preoccupa.
Il corpo della notte e la morte del corpo,
sono cose che mi preoccupano.

*

E io mi chiedo:
Che cos’è il corpo? Io non so se ti sei chiesto
una volta che cos’è il tuo corpo.
È un frangente grave e difficile.
Io mi sono avvicinato una volta al mio corpo;
e avendo capito che non lo avevo mai visto,
anche se lo portavo addosso,
gli ho chiesto chi era;
e una voce, nel silenzio, mi ha detto:

Io sono il corpo che ti abita, e sono qui, nell’oscurità, e ti
dolgo, e ti vivo, e ti muoio.
Ma non sono il tuo corpo. Io sono la notte.

Jaime Saenz – Traduzione di Giampietro Pizzo

In sottofondo: “Campi di luce” – Roberto Cacciapaglia

Older Posts »

Categorie

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 285 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: