Pubblicato da: max | aprile 23, 2014

La poesia

la_poesia

La poesia attraversa la terra in solitudine,
appoggia la sua voce sul dolore del mondo
e niente chiede
- nemmeno parole.
Arriva da lontano e senza orario, non avverte mai;
ha la chiave della porta.
Entrando si sofferma sempre ad osservarci.
Poi apre la sua mano e ci offre
un fiore o un ciottolo, qualcosa di segreto,
ma tanto intenso che il cuore palpita
troppo veloce. E ci svegliamo.

Eugenio Montejo

In sottofondo: “Freedom At Sunrise” – Chris Geith

Pubblicato da: max | aprile 22, 2014

Non c’è un unico tempo

ununicotempo

Non c’è un unico tempo: ci sono molti nastri
che paralleli slittano
spesso in senso contrario e raramente
s’intersecano. E’ quando si palesa
la sola verità che, disvelata,
viene subito espunta da chi sorveglia
i congegni e gli scambi. E si ripiomba
poi nell’unico tempo. Ma in quell’attimo
solo i pochi viventi si sono riconosciuti
per dirsi addio, non arrivederci.

Eugenio Montale

In sottofondo: “Il tempo” – Giorgia

Pubblicato da: max | aprile 21, 2014

Controfavola

controfavola

Questo mondo è pieno di insetti risparmiatori,
formiche laboriose,
di ragni tessitori,
astuti scarabei che fan tesoro
di sterco e di altre sante immondizie,
e bruchi che mettono da parte anche se stessi.

Così che tu, cicala,
complice dell’estate, cugina del grillo,
non smetter di cantare, spezza il pomeriggio
da’ musica alla siesta.
Ignora la formica,
che scoppi di grano la sua dispensa.

Cicala, amica, canterò con te,
che la vita non è altro che quel che qui cantiamo.

Enrique Gracia Trinidad

In sottofondo: “La favola antica” – Vasco Rossi

Pubblicato da: max | aprile 20, 2014

Maria Maddalena

mariamaddalena

Su di me si dev’essere detto che dopo la morte di Gesù mi sono pentita di quelli che chiamavano i miei infami peccati di prostituta e mi sono convertita in penitente per il resto della mia vita, e questo non è vero. Mi hanno innalzato nuda sugli altari, coperta solo dai capelli che mi scendono fino alle ginocchia, con i seni marci e la bocca sdentata, e se è ovvio che gli anni passati hanno finito per rinsecchire la liscia morbidezza della mia pelle, è successo solo perché a questo mondo nulla può prevalere sul tempo, non perchè io avessi disprezzato e offeso lo stesso corpo che Gesù ha desiderato e posseduto. Chi ha detto quelle falsità contro di me non sa nulla dell’amore. Ho smesso di essere una prostituta il giorno in cui Gesù è entrato in casa mia portando con sé la ferita al piede perché io la curassi, ma di questi prodotti dell’uomo che chiamano peccati di lussuria io non dovrei pentirmi affatto se è stato come prostituta che mi ha conosciuta il mio amore e, avendo provato il mio corpo e saputo quello di cui vivevo, non mi ha voltato le spalle. Quando davanti a tutti i discepoli Gesù mi baciava una e più volte, loro gli chiedevano perché amasse me tanto più che loro, e Gesù rispondeva: “Da cosa dipende che io non vi ami tanto quanto amo lei?” Loro non sapevano cosa dire perché mai sarebbero stati in grado di amare Gesù con lo stesso assoluto amore con cui io lo amavo. Dopo la morte di Lazzaro, la disperazione e la tristezza di Gesù furono tali che, una notte, sotto le lenzuola che copriva le nostre nudità, io gli ho detto: “Non posso raggiungerti dove sei perché ti sei chiuso dietro una porta impossibile da aprire con forze umane”, e lui ha risposto, lamento e gemito animale che si è nascosto per soffrire: “Anche se non puoi entrare, non ti allontanare da me, tieni sempre stesa la tua mano anche quando non potrai vedermi, se non lo farai mi dimenticherò della vita, o lei mi dimenticherà”. E quando alcuni giorni dopo, Gesù si era ricongiunto con i suoi discepoli, io, che camminavo al suo lato, gli ho detto: “Guarderò la tua ombra se non vorrai che guardi te”, e lui ha risposto: “Voglio trovarmi dove si trova la mia ombra se è lì che saranno i tuoi occhi”. Ci amavamo e ci scambiavamo parole come queste, non solo perché belle e vere, se è possibile che una cosa sia l’una e l’altra allo stesso tempo, ma perché avevamo il presentimento che il tempo delle ombre stesse arrivando ed era necessario che cominciassimo ad abituarci, ancora da uniti, all’oscurità dell’assenza definitiva. Ho visto Gesù resuscitato e in un primo momento mi è sembrato che quell’uomo fosse il giardiniere del suo tumulo, ma oggi so che non lo vedrò mai dagli altari su cui mi hanno messa, per quanto possano essere alti, per quanto possano essere vicini al cielo, per quanti fiori e profumi li possano adornare. Non è la morte che ci ha separati, ci ha separati per sempre la stessa eternità. In quel periodo, abbracciati l’uno all’altra, unite le nostre bocche nello spirito e nella carne, né Gesù era allora quello che di lui si diceva, né io ero quello per cui mi schernivano. Gesù, con me, non è stato il Figlio di Dio, e io, con lui, non sono stata la prostituta Maria Maddalena, siamo stati soltanto quell’uomo e questa donna, tutti e due tremanti d’amore e su cui incombeva il mondo come un avvoltoio sbavante sangue. Hanno detto alcuni che Gesù avesse eliminato sette demoni dalle mia interiora, ma anche questo non è vero. Quello che Gesù ha fatto, invece, è stato svegliare i sette angeli che dormivano nella mia anima in attesa che lui arrivasse a chiedermi cure: “Aiutami”. Sono stati gli angeli che gli hanno curato il piede, sono stati loro che hanno guidato le mie mani tremolanti e hanno ripulito dal pus la ferita, sono stati loro che mi hanno messo sulle labbra la domanda senza la quale Gesù non avrebbe potuto aiutare me: “Sai quello che sono, quello che faccio, di cosa vivo”, e lui ha risposto :”Lo so”, “Non hai dovuto guardare e già sapevi tutto”, e lui ha risposto: “Non so niente””, e io ho insistito: “Che sono una prostituta”, “Questo lo so”, “Che vado a letto con uomini per denaro”, “Sì”, “Allora sai tutto di me” e lui, con voce tranquilla, come la superficie liscia di un lago mormorato, ha detto: “So soltanto questo”. Allora io non sapevo che si trattasse del figlio di Dio, né tantomeno immaginavo che Dio potesse volere un figlio, ma, in quell’istante, con la luce illuminante della comprensione dello spirito, ho capito che solamente un vero Figlio dell’Uomo avrebbe potuto pronunciare quelle tre semplici parole: “So soltanto questo”. Siamo rimasti a guardarci, non ci siamo neanche accorti che a quell’ora gli angeli erano già andati via, e da quel momento in poi, nelle parole e nel silenzio, nelle notte e nel giorno, nel sole e nella luna, nella presenza e nell’assenza, ho cominciato a dire a Gesù chi io fossi, e mi mancava ancora molto per arrivare al punto più profondo di me stessa quando l’hanno ammazzato. Sono Maria Maddalena e ho amato. Non c’è altro da aggiungere.

Josè Saramago dal “Vangelo secondo Gesù Cristo” – Feltrinelli ed.

In sottofondo: “Maria Maria” – Carlos Santana

Pubblicato da: max | aprile 19, 2014

Ora che il mio destino si rischiara

oracheilmiodestino

Ora che il mio destino si rischiara
non posso fare a meno di pensare a te
lacrima eterna del mio pianto.

Intenso o soffocato il tuo amore
è l’unico suono dal tempo inviolato
che m’incanta.

L’immagine cara che non tradisce
rimane intatta; sei vicino a me, ti tocco,
ti bacio la bocca, gli occhi allegri o mesti,
tutta tutta la tua svaporata essenza
mi risveglia, accorre verso il punto
che s’estingue nel lagno delle stagioni
che richiamo alla carezza.

Dario Bellezza

In sottofondo: “Smoke Gets In Your Eyes” – The Platters

Pubblicato da: max | aprile 18, 2014

La banalità del male

labanalitadelmale photo Yara Nardi

È anzi mia opinione che il male non possa mai essere radicale, ma solo estremo; e che non possegga né una profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. È una sfida al pensiero, come ho scritto, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale.

Hannah Arendt da “La banalità del male” – Feltrinelli ed.

In sottofondo: “Tutto il bene” – Nesli



Immobile, seduto,
e fuori il mondo in movimento
cambia luce, colore,
ma non cambia quello che sento.
Sono un soldato dell’amore,
per la vita, per le cose buone.
Correre è l’unico modo
per lasciarsi alle spalle il passato
e il peso dei ricordi.
Quindi corro verso il futuro
che voglio, che disegno,
spostando la linea dell’orizzonte.
Tu sei con me, sempre, ovunque.
Questo riflesso è accecante
e non si può vedere il male,
non ha contorni questo spazio.
Solo il meglio per te, per noi.
Che abbiamo visto il vuoto
e lo abbiamo riempito
con i posti migliori,
i tramonti più belli,
le stelle cadenti,
la gloria.
E’ l’aria che respiro,
l’acqua che bevo,
quello che vedo,
è splendido,
il paradiso è qui.

Pubblicato da: @riel | aprile 17, 2014

Mai ti dimenticherò…

. . . . la ragazzina alzò gli occhi per vedere chi stava passando davanti alla finestra, e quello sguardo casuale fu l’origine di un cataclisma d’amore che mezzo secolo dopo non era ancora terminato…

“L’amore ai tempi del colera”, Gabriel García Márquez

ragazzina

Sempre c’è un domani
e la vita ci dà un’altra possibilità per fare le cose bene,
ma se mi sbagliassi
e oggi fosse tutto ciò che ci rimane,
mi piacerebbe dirti quanto ti amo,
che mai ti dimenticherò.

Gabriel García Márquez (Aracataca, 6 marzo 1927 – Città del Messico, 17 aprile 2014)

In sottofondo: “Pienso en ti” – Shakira

Pubblicato da: max | aprile 17, 2014

Compagni di meraviglie

meraviglia

Mangiamo ogni giorno notizie sventurate, condite da meschinità di ogni genere. Siamo infarciti come tacchini indigesti da un ripieno di corruzione. Il dibattito pubblico è squallido, ripetitivo, allarmante, mai positivo, creativo e ribelle. Abbiamo un disperato bisogno di meraviglioso. Un ministero del meraviglioso, maestri di meraviglioso, a scuola fra il latino e la matematica due ore quotidiane di meraviglioso, all’università una facoltà di meraviglioso. Dobbiamo diventare compagni di meraviglie. È il nostro petrolio, l’unica eccellenza, il solo prodotto italiano esportabile in tutto il mondo. La fantasia più pragmatica che esista: la nostra visionarietà. Sapere concretizzare i sogni. Un vento portatore di entusiasmo incantato deve irrompere nelle nostre città sventrate dalle sciocchezze ingorde del denaro, disintossicare l’aria appesantita da una banalità soffocante, liberarci da briganti e oracoli di mezza tacca, trasformare questa peste del nulla con un contagio poetico e illuminato, restituire agli occhi dei nostri bambini lo stupore del futuro che meritano.

Diego Cugia da “Alcatraz” – Mondadori ed.

In sottofondo: “Never Can Say Goodbye” – David Benoit

Pubblicato da: max | aprile 16, 2014

Aprile

aprile

Aprile è il mese più crudele – genera
lillà dal suolo morto, mescola
memoria e desiderio, smuove
pigre radici con piogge primaverili.

Thomas Stearns Eliot

In sottofondo: “April Come She Will” – Simon & Garfunkel

Pubblicato da: max | aprile 16, 2014

Ti sento

tisento

ti sento

ti vedo

ti sfioro con lo sguardo

ti tocco con i miei occhi

mi accorgo

che ti sto respirando

dammi un cenno

che io possa sentire

che esisto anche per te

Terenzio Formenti

In sottofondo: “Feel” – Robbie Williams

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